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L’inganno -o la Grazia- del Tempo

Editoriale del MARIA DI FATIMA - n°1, Gennaio-Febbraio 2020.

MARIA DI FATIMA - n°1, Gennaio-Febbraio 2020

EDITORIALE

di p. Mario Piatti, icms

 

L’inganno -o la Grazia- del Tempo

L’ inizio di un nuovo anno non è solo un appuntamento cronologico, convenzionale: deve generare, piuttosto, un fecondo atteggiamento interiore, che riconsegni al nostro spirito -spesso distratto da mille cose- l’autentico valore del tempo. È una di quelle soste che ci consentono di fare il punto della situazione, di “fare memoria” di quanto abbiamo ricevuto, per ricambiare l’amore che ci viene donato ogni istante e per formulare credibili propositi di bene. Noi cristiani, discepoli del Signore, dobbiamo essere, in questo senso, “l’anima del mondo”, come suggerisce la famosa Lettera a Diogneto, per richiamare l’umanità al vero significato dei giorni e degli anni, che scorrono inesorabili e sembrano sempre fuggire al nostro controllo.

In realtà, il Tempo è il flusso ininterrotto e costante dell’amore di Dio nei nostri confronti: chiede anzitutto di essere accolto, con riconoscente stupore, e di essere restituito, colmo del nostro impegno e della nostra sincera disponibilità al bene. L’avvenimento di Cristo è centrale nella storia dell’uomo: il computo stesso degli anni passa, universalmente, attraverso il mistero della sua nascita, 2000 anni fa. L’Incarnazione del Signore, la sua venuta nel tempo, confermano che i desideri più profondi, che portiamo nel cuore, non sono una pia illusione, destinata a “implodere” su se stessa, lasciandoci ogni volta stanchi e delusi: essi trovano invece, proprio nella vicinanza di Dio, una risposta finalmente adeguata alle nostre attese. È la Grazia, l’amicizia del Signore, il suo amore che colmano ancora l’anima di fiducia, di speranza, di santa letizia.

Il Vangelo ci restituisce la certezza di non essere mai soli: Dio si è fatto vicino alle nostre inquietudini, alle nostre ferite; Dio non ci abbandona, ci cammina accanto, anche se, come a Emmaus, i nostri occhi spesso non riescono a riconoscerlo. Il “Dio degli Eserciti”, il Signore dei Cieli, l’Onnipotente sa farsi “prossimo” a noi, perché vuole essere accolto da tutti, attraverso le vie della nostra quotidianità; vuole rendersi facilmente incontrabile da ciascuno di noi. Per chi vive nell’amicizia del Signore, tutto è Grazia, tutto è dono, tutto è segno della Provvidente mano di Dio.

Leggevo, nella recensione di un libro, che «la sensazione di impotenza, dinanzi ad una storia sempre più rapida e fugace, insieme a una confusa fede nell’aldilà, portano l'uomo ad una vita colma di impegni, ma vuota di senso». La riflessione sul valore e la preziosità del tempo è quanto mai attuale, oggi come in ogni epoca. L’illusione di essere eterni ci accompagna, sostenuta, in Occidente, dal nostro “alto” tenore di vita e dal diffuso benessere, nonostante le tante povertà diffuse, le incognite di fronte al futuro e agli spettri di crisi che incombono costantemente su di noi.
Il tempo non è un diritto: come ogni altra realtà umana è un dono, un dono prezioso, che può rivelarsi fonte di felicità (quando è usato bene) già qui in terra; o può condurci alla insoddisfazione e all’amarezza, quando percepiamo che lo stiamo sciupando, che lo stiamo usando male.

Solo i Santi ci insegnano a usare bene il tempo. La santità è la vera risposta alle domande e ai drammi della vita; in una molteplicità di accenti, di “tinte”, di toni, i Santi hanno corrisposto alla Grazia ricevuta dal Cielo e hanno riempito di amore ogni istante della loro vita. Hanno amato Dio sopra ogni cosa e hanno fatto sempre del bene al loro prossimo. La santità rende nostro merito tutto ciò che, in fondo, è tutta e solo Grazia di Dio, suo dono.

In questo centenario della morte di Giacinta, la più piccola dei fanciulli di Fatima, la sua figura, il suo esempio, la sua totale donazione a Dio sono un esempio e un richiamo per tutti. Il suo cuore dolcissimo e la sua indomita volontà di sacrificarsi per la salvezza del prossimo -per noi- sono un capitale inestimabile, che, ancora una volta, ci viene donato, per aprire il cuore alla luce della Verità. Per iniziare, ogni mattina, un nuovo giorno pensando anzitutto, come la Pastorella di Fatima: che cosa posso fare oggi per te, Signore? Che cosa posso fare di bene per i miei fratelli?


Il tempo, le ore, il lavoro, le pene nascoste nell’anima forse perderebbero il loro affanno: tutto diverrebbe Grazia.

 

 

 

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