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FATIMA, Luz e Paz

La Cova da Iria, la "Valle della Pace"

di P. Cesare Cuomo icms

Il messaggio di Fatima è profondamente legato al tema della pace.

Nell’apparizione di luglio, la Vergine puntualizzò: “Voglio che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni in onore della Madonna del Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto Lei vi potrà aiutare”.

Sembra ingenuo pensare che i molti conflitti tra i popoli, ora come allora, si possano risolvere così semplicemente; va quindi recuperata la consapevolezza della potenza di questa preghiera.

La pace è un dono che solo Dio può dare, per cui è a Lui che la dobbiamo continuamente supplicare. Essa, però, non è qualcosa di estrinseco a Dio, ma coincide con Lui stesso: “Egli è la nostra pace”, (Ef 2,14). Quando Dio si rende presente nel cuore dell’uomo lo acquieta, purificandolo e liberandolo da tutte quelle forme di rabbia, ribellione e inquietudine prodotte dall’eccessivo amor proprio, che generano e alimentano conflitti interiori e esteriori con se stessi e con gli altri.

Alla scuola di Maria, ripercorrendo con Lei le principali tappe della vita terrena del Suo Divino Figlio, si realizzerà in noi una vera trasformazione interiore, passando dalla freddezza di cuore all’affetto filiale nei confronti del Padre celeste, dall’indifferenza verso le necessità materiali e spirituali del nostro prossimo alla sensibilità di una carità capace di compatire e sovvenire a tutte le loro miserie, dall’odio e la violenza per chi ci avesse fatto del male al perdono e all’offerta delle sofferenze che ci ha inflitto.

La vita dei tre piccoli pastorelli costituisce l’esempio più significativo di come la Madre di Dio plasmi in questo modo il cuore di chi si lascia guidare da Lei.

La loro vita ricca di fede, speranza e carità era accompagnata inoltre da una viva consapevolezza delle conseguenze materiali e spirituali del peccato: “Giacinta s’impressionava molto con certe cose rivelate nel segreto. Tali erano la visione dell’inferno, la disgrazia di tante anime che vi cadono dentro, la futura guerra, i cui orrori pareva che lei avesse presenti e che la facevano tremare di terrore. Quando la vedevo molto pensierosa, le domandavo: – Giacinta, a che pensi? E non poche volte rispondeva: – Alla guerra che verrà; a tanta gente che dovrà morire e andare all’inferno! Che tristezza! Se smettessero di offendere Dio, non verrebbe la guerra né andrebbero all’inferno”.

Le guerre e le altre calamità naturali sono conseguenze del peccato e, con i loro orrori, prefigurano anche quel male assoluto e definitivo che è l’inferno, per cui sono anche un richiamo a cambiare, a rinunciare al peccato che, se non combattuto, può portare alla rovina e desolazione assoluta e definitiva.

C’è una visione di Suor Lucia, avvenuta nel 1944, che mette direttamente in relazione il peccato del mondo con certe tragedie che sembrano ripetersi sempre più frequentemente ai nostri giorni: “Sentii lo spirito inondato da un mistero di luce che è Dio e in Lui vidi e udii la punta della lancia come una fiamma che si allunga fino a toccare l’asse terrestre e questa sussulta. Montagne, città, paesi e villaggi con i loro abitanti vengono sepolti. Il mare, i fiumi e le nubi escono dagli argini, debordano, inondano e trascinano con sé in un vortice un numero incalcolabile di case e persone. È la purificazione del mondo dal peccato in cui si è immerso. L’odio e l’ambizione provocano la guerra distruttrice!”.  

Per ottenere la pace bisogna fare la guerra; non certo quella con i carri armati e le bombe, ma quella con le armi dello spirito, perché spirituali sono i nostri nemici. Infatti, se è vero che la guerra è causata dai peccati degli uomini, è lo spirito del male che a ciò li induce.

E’ dunque al demonio che, in ultima analisi, dobbiamo muovere guerra, e il messaggio di Fatima, secondo quanto scritto da Suor Lucia, ci suggerisce l’arma infallibilmente vincente di questo confronto: “La preghiera e la penitenza pubblica e collettiva, insieme all’astensione dai peccati, perché è quella che più ravviva la fede negli spiriti, la fiducia nelle anime e accende la fiamma della carità nei cuori. Muove gli indifferenti, ridà la vista ai ciechi e attrae gli increduli. E’ attraverso questa che il Signore invierà il suo angelo con la spada di fuoco e disperderà gli eserciti di demoni che invadono il mondo, accecano gli uomini e distruggono la pace. La pace della Chiesa, la pace delle nazioni, la pace delle famiglie nelle case, la pace delle coscienze nelle anime. Manca la pace perché manca la fede, manca la penitenza, manca la preghiera pubblica, collettiva”.

E’ auspicabile, quindi, che iniziative di devozione popolare come queste che certamente non piacciono al “maligno”, vengano ripetute spesso e un po’ dovunque, perché sicuramente contribuiranno ad affrettare quel trionfo del Cuore Immacolato di Maria che, secondo le parole della Madonna stessa, segnerà l’inizia di un’epoca di vera pace per il mondo.

 

 

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