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“IN DIO CONFIDO, NON AVRÒ TIMORE”

Il coraggio e l’audacia di Sr. Lucia di Fatima

di Sr. M. Patrizia Innocente icms

“La mamma non ha mai mostrato paura”: così Sr. Lucia scrive nelle Memorie, ricordando i suoi genitori, esempi luminosi di serenità cristiana anche nei disagi e nei momenti difficili, in cui è necessario resistere con fede e costanza per perseverare nel retto agire, con l’aiuto del Signore. Genitori esigenti, ma allo stesso tempo affettuosi, tanto che la pastorella, che un giorno avrà il coraggio di parlare alla Madonna, è sicura che la mamma e il papà sapranno risolvere ogni guaio, in cui la portano la sua naturale vivacità e intraprendenza.

A questo proposito, fa sorridere un episodio, accaduto quando Lucia era piccola, in cui si può intravedere il suo spiccato senso della giustizia… che la fa cacciare in un sacco di guai!

Ascoltiamo la simpatica avventura: “Un giorno, ho notato che alcune galline, dopo aver mangiato il grano, se ne andavano via. Sono andata a dire alla mamma: - Quelle galline mangiano il grano e poi se ne vanno via e non depongono le uova.

La mamma ha risposto: - Non ti preoccupare delle galline, lasciale andare dove vogliono.

Ma è rimasta la mia curiosità e volevo sapere dove le galline andavano e cosa facevano. Il giorno seguente […] ho visto che si mettevano sotto un cespuglio che vi era presso un muro […], davanti al quale il papà aveva l’alveare delle api. […] Ho preso un bastone e ho incominciato a smuovere il cespuglio, […] ma quello che ho visto sono state le api a ronzare attorno a me, pungendomi da ogni parte. Ho gettato via il bastone e, scuotendole, mi sono messa a fuggire verso casa, chiamando la mamma: - Mamma, soccorrimi che le api mi vogliono mangiare!”.

Inutile dire che la nostra “avventuriera” è stata rimproverata dalla mamma, che poi, ridendo, raccontava le marachelle della figlia, ma questo fatterello ci dice qualcosa della fiducia che la bambina avrà certamente avuto anche nei confronti della sua Mamma del Cielo.

Purtroppo, il clima gioioso del calore della famiglia, già dopo la prima apparizione del 13 maggio 1917, si trasformerà per la piccola di casa in un vero tormento, tanto da non trovare pace tra le mura domestiche. Un’altra fanciulla, al posto suo, forse sarebbe scappata da questa situazione, lei no. Nonostante tutti i travagli interiori, le busse della mamma e i rimproveri delle sorelle, restò fiduciosa tra i suoi, che le avevano trasmesso così bene la pratica di una fede viva, ormai profondamente impressa nella sua anima e che le infondeva un coraggio veramente eroico.

Se proviamo a dare uno sguardo alla lunga esistenza della veggente di Fatima, che ha fatto conoscere al mondo il Messaggio della Santa Vergine, la vediamo costellata di prove.

Ne elencheremo solo qualcuna, tra le tante: la separazione dai suoi amati “Angioletti” (così chiamava Francesco e Giacinta prima di entrare finalmente nell’eternità, da lei tanto desiderata), dal papà, colpito da una malattia fulminante nel 1919, a pochi mesi dalla morte di Francesco.

Non passò molto tempo da questi terribili lutti, che la ragazza, a soli quattordici anni, per ragioni di prudenza, fu mandata a Oporto, a studiare presso le Dorotee, sotto mentite spoglie, con l’obbligo di non parlare a nessuno della sua famiglia né delle apparizioni.

“Ovviamente mi presero per scema”, racconta Sr. Lucia, lasciandoci però anche questa stupenda confessione, che ci fa capire da dove scaturisse la sua forza: “Ho sempre cercato di nascondere il mio dolore, le mie disillusioni e le mie lotte interne, in particolare a mia madre, per non farla soffrire per me e non indurla a venirmi a prendere. Volevo offrire al Signore il mio sacrificio, per quanto possibile, con allegria, e solo in questo stava la felicità alla quale mi riferivo nelle mie lettere: immolarmi per amore, per le anime, in compimento del mio sì”.

Terminati gli studi, entrò tra le Dorotee, pur desiderando di essere Carmelitana, sull’esempio di S. Teresa di Gesù Bambino, di cui era molto devota; trascorse il Noviziato tra dubbi e perplessità, offrendosi però al Signore con entusiasmo e gioia soprannaturale nel giorno della sua Professione.

Davvero le si addicono questi versetti del Salmo 55 (56): “I passi del mio vagare Tu li hai contati, nel Tuo otre raccogli le mie lacrime: non sono forse scritte nel Tuo libro?

Allora si ritireranno i miei nemici, nel giorno in cui Ti avrò invocato. Questo io so: che Dio è per me. In Dio confido, non avrò timore: che cosa potrà farmi un uomo? Manterrò, o Dio, i voti che Ti ho fatto: Ti renderò azioni di grazie”.

Nella sua lunga vita di consacrazione, come Dorotea prima e come Carmelitana poi (in seguito a uno speciale permesso della Santa Sede), sarà sempre un docile strumento nelle mani di Dio, riconoscendo in ogni evento la Sua bontà di Padre Provvidente, che attraverso il sale delle tribolazioni impediva che l’acqua della sua anima marcisse a causa della vanità (cfr. Seconda Memoria, parte terza), con questa profonda consapevolezza: “...Non sono una santa, né una bugiarda, come dicono altri; solo Dio sa cosa sono”. E ancora, verso l’età della vecchiaia, scriveva: “Ebbene sì, ciò che gli uomini rifiutano è ciò che Dio sceglie, perché Sua è la potenza, la sapienza, la grazia e la forza che agisce nelle anime, muovendole e portandole dove Lui vuole”.

Se vogliamo anche noi adempiere la missione che Dio ci ha affidato, sull’esempio di Sr. Lucia, abbracciamo le sofferenze con il suo stesso coraggio, con grande fiducia.

Insomma... lasciamolo fare!

 

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