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La devozione riparatrice dei "CINQUE PRIMI SABATI DEL MESE"

Meditando i misteri dolorosi, consoliamo il Cuore Immacolato di Maria

Da una lettera di Suor Lucia del 29 maggio 1930

“Mi sembra che il nostro buon Dio insista con me perché io chieda al Santo Padre l’approvazione della devozione riparatrice che Dio stesso e la Santa Vergine si degnarono di chiedere nel 1925 per dare la grazia del perdono, in vista di questa piccola devozione, alle anime che ebbero la disgrazia di offendere il Cuore Immacolato di Maria, promettendo la Santissima Vergine di assistere nell’ora della morte, con tutte le grazie necessarie per salvarsi, quelle anime che in tal modo cercheranno di fare riparazione.

La devozione consiste nel ricevere per 5 mesi successivi, nel primo sabato, la Santa Comunione, dire una Corona e fare 15 minuti di compagnia alla Madonna, meditando sui misteri del Rosario, e fare una Confessione con lo stesso fine.”

 

 

MISTERI DOLOROSI

 

I MISTERO: Gesù prega e suda sangue nell’orto degli Ulivi

"Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà". Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra (Lc 22,42-43). Gesù soffre fino a sudare dal Suo volto gocce di sangue: quanto grande è il Suo dolore, ma è un dolore che prima ancora che fisico, è spirituale, un dolore che Gli deriva dal constatare che la Sua Passione e la Sua morte, affrontati per Amore degli uomini, saranno vani per tanti di loro, perché tante anime non si lasceranno salvare da questo Amore. E quanto di più, oggi, Egli non soffrirà nel vedere ancora di più reso inutile il Suo sacrificio? Ecco con quali parole Egli stesso chiede compassione a S. Margherita Maria Alacoque: “scoprendo il suo divin Cuore mi disse: «Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e che nulla ha risparmiato fino ad esaurirsi e a consumarsi per testimoniare loro il suo Amore. In segno di riconoscenza, però, non ricevo dalla maggior parte di essi che ingratitudini per le loro tante irriverenze, i loro sacrilegi e per le freddezze e i disprezzi che essi mi usano in questo Sacramento d’amore. Ma ciò che più mi amareggia è che ci siano anche dei cuori a me consacrati che mi trattano così»". Offriamo questo mistero per riparare a questo dolore e a questo Sangue di Gesù e impegniamoci a offrire tutto nella nostra giornata per consolare questo Cuore.

 

II MISTERO: Gesù è flagellato alla colonna

“Allora Pilato prese Gesù e lo fece flagellare. Poi i soldati… lo prendevano a schiaffi. Pilato uscì di nuovo dal pretorio e disse loro: ora ve lo conduco fuori perché sappiate che non trovo in lui alcun motivo di condanna. Gesù uscì con in capo la corona di spine e rivestito del manto di porpora. E Pilato disse: «Ecco l’uomo»” (Gv 19,1-3). Pilato ne è consapevole e ha ragione a dirlo! Qui l’Uomo-Gesù è ridotto al livello zero dell’umano: non conta più niente per nessuno perché, messo a nudo, sta per morire della più aberrante delle morti, per niente, se non perché gli uomini vivano dell’essenziale, vale a dire di un Amore che va fino in fondo, che è disposto, per Amore, a dare la vita. Ecco perché Gesù è l’ “Uomo”! I Sommi Sacerdoti, Pilato, i soldati e la folla sono tutti schiavi della loro stoltezza, superbia, concupiscenza, sete di gloria umana, odio, rancore, arroganza e malvagità. Gesù è l’uomo libero, capace di amare nel dono totale di sé. Gesù è il vero vincitore perché la tentazione e il peccato non hanno nessun potere su di lui. Gesù muore per gli altri, per l’altro, per noi, per me. La debolezza che qui viene espressa svela la forza inaudita di un Amore che ci supera, perché ognuno di noi possa capire che tutto ciò che ha a che fare con l’apparire, il potere, la ricchezza, l’orgoglio, la violenza etc. non fa l’essere umano. Gesù nella sua passione ci dice con esattezza cosa è l’uomo, in tutta la sua grandezza e la forza della sua parola. E se è Pilato ad aprire la discussione: “Ecco l’uomo!”, è Gesù a chiuderlo: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Luca 23, 34). È nell’Amore totale di Gesù che si esprime in pienezza l’essere umano, un essere umano che porta in sé l’Amore di Dio. Nella nostra finitudine risuona la frase di Pilato e Gesù si unisce a noi negli estremi della vita perché possiamo vivere una vita di eternità essendo gli uni per gli altri segno dell’Amore di Dio per ciascuno di noi.

 

III MISTERO: Gesù è coronato di pungentissime spine

“I soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi” (Gv 19,2-3). Quella corona di spine ancora oggi è sul capo di Gesù. C’è tutto un mondo di male che preme su quella corona per sconfiggere il Signore. Ancora oggi, leggi di morte e leggi contro l’uomo, che il mondo rivendica per leggi di civiltà e di progresso, fanno versare Sangue di Amore e di dolore a Gesù. Abbiamo pianto e chiesto “pietà” per le sofferenze, il dolore e le morti provocati dall’epidemia di coronavirus. Ma quante più morti, quanta più sofferenza, quanto più dolore sono stati perpetrati e ancora si procurano, anche e ancora di più in questi mesi, con l’aborto, l’eutanasia, la pedo - pornografia, gli attacchi contro la famiglia, le leggi contro la verità della sessualità umana, l’innocenza perduta di tanti bambini? Abbiamo avuto l’umiltà di chiedere a Dio perdono e misericordia per tutti questi mali, davvero più gravi e pericolosi del coronavirus, perché non portano solo alla morte fisica, ma ancora di più alla “morte eterna”? Questa “corona di spine” oggi fa tanto male a Gesù perché l’uomo ha dimenticato la Sua passione. Anzi, no, l’uomo l’ha resa vana perché si crede dio e si mette al posto di Dio. Impegniamoci, allora, a riparare e consolare il Cuore di Gesù e il Cuore di Maria SS. per tante spine che ancora oggi fanno versare Loro lacrime di Sangue.

 

IV MISTERO: Gesù porta la pesante croce al Calvario

“Dopo averlo insultato, i soldati presero Gesù, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prendere su la croce di Gesù” (Mt 27,31-32). Gesù, è profondamente provato dalla terribile flagellazione, ma soprattutto dal tradimento e dai “Crocefiggilo!” che la Sua gente Gli ha urlato addosso. Egli sta camminando solo, barcollante, sotto il peso della croce, sulla via del Calvario e continua a versare il Suo Sangue per noi. Pur circondato da tanta gente, Gli è vicino solo sua Madre, Maria SS., che con Lui soffre e offre. Ecco perché ogni dolore, anche il più segreto, il più nascosto, il più insignificante ai nostri occhi, viene accolto dalle braccia di Gesù "spalancate" per amore: Egli lo fa suo perché prima di noi, Lui lo ha portato sulle Sue spalle e nel Suo Cuore. Ed è anche il Cireneo che, prima contro voglia e, poi, per amore, Gli sta accanto. Anche noi dovremmo imparare a stare accanto a chi soffre, per un tumore, per una malattia invalidante, per chi sente inutile la sua vita per tanti motivi. Oggi si inneggia all’eutanasia come “liberazione dalla sofferenza ‘inutile’ e dalla ‘vita inutile’”. Quale menzogna più grande? Nessuna sofferenza è inutile; nessuna vita è priva di senso; in nessun dolore siamo soli. In ogni sofferenza c'è Gesù che soffre con noi, o meglio, porta la nostra croce con noi. Non c'è solitudine, non c'è emarginazione che non sia guardata con intensissimo amore e tenerezza da Dio, che non venga da Dio fatta Sua, che non sia poi trasformata in un incontro con Lui stesso. Egli non ci toglie il dolore, la fatica a volte anche di capire il “perché”, la morte. Ma, se ci crediamo e aiutiamo chi soffre a crederlo, trasforma la Croce del dolore stesso nell'albero fiorito e rigoglioso della Risurrezione a propria salvezza e per quella di tante anime, soprattutto quando lo uniamo al Suo Sangue e al Suo sacrificio.

 

V MISTERO: Gesù è crocefisso e muore in Croce

Presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleopa, e Maria Maddalena.” (Gv 19, 25). Maria, sotto la Croce, “sta”, cioè è capace di accettare che dentro la fede ci sia qualcosa di misterioso, di enigmatico, che non ci siano evidenze. Maria, sotto la croce,  ascolta un  grido: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. È il perché di Gesù, lo stesso Gesù che, quando “tutto è compiuto”, morendo, prega: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”. Forse anche questo consegnarsi al Padre proviene da un perché che grida dentro di lui. Anche al cuore della nostra fede c'è una croce che può diventare “scandalo“ per noi e per chi ci sta accanto: allora, essere  credenti significa saper patire questo scandalo. Lo scandalo di quello che sembra sia un tacere, un  rendersi  assente,  un  eclissarsi  di  Dio e che ci porta a non trovare ragioni di ciò che accade. C’è una dimensione della fede che comporta un camminare nell'oscurità guidati dalla luce del Signore che non è sempre una luce abbagliante, ma umile, discreta, che penetra ma non abbaglia, che si rende invisibile, ininfluente in  presenza di certe luci accese dagli uomini, magari  dai maghi della  comunicazione. Una luce che non si impone, che non ci fa deporre totalmente le  nostre maschere, non  purifica tutti i nostri desideri, non raddrizza le nostre e le altrui storture, perché è adesione libera e amorosa al Mistero di Dio. Anche  Maria, nel dolore, non  privo di perché,  sotto la Croce, ha continuato  ad  avere fede, ad essere nell'attesa e a  nutrire speranza. ChiediamoLe il dono di questa fede forte.

 

 

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