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CHE FORZA QUESTI RAGAZZI!

Estratto del MARIA DI FATIMA - n°3, Aprile-Maggio 2020.

Estratto del MARIA DI FATIMA - n°3, Aprile-Maggio 2020.

Riportiamo le testimonianze integrali di alcuni dei nostri giovani dell'Opera di Birgi
che ci fanno conoscere qualche attività svolta in questi mesi.... Continuate così, ragazzi!!

 

 

1) RACHELE, AURORA E NOEMI CI PARLANO DEL PELLEGRINAGGIO FATTO A ROMA (26-29 DICEMBRE 2019) 

La Mamma accompagna, accoglie e consola a Roma

La Donna con il proprio Bimbo in braccio sta sull'uscio della porta di casa sua, con il tenero sguardo posato su due strane figure: sono dei pellegrini.
Questi ultimi si inginocchiano ai Suoi piedi e con le mani giunte pregano la Madre di Dio. Stanno lì, immobili, fissi, saldi, commossi, toccati nell'intimo, rapiti da tanta bellezza, contemplano e chiedono, meravigliati e stupiti, stanchi e rincuorati. Stanno faccia a faccia con Maria, senza alcun timore e senza alcuna preoccupazione. Alla presenza della Mamma con i loro piedi sporchi, con il bastone ancora fra le mani, perché un lungo e faticoso cammino ha preceduto il confortante incontro.

Così è stato anche per me. Anch'io, come i due pellegrini raffigurati nel dipinto mozzafiato di Caravaggio in basilica di Sant'Agostino a Roma, mi sono sentita accolta con gioia, attesa come ospite importante dalla Vergine Maria e mai abbandonata; Lei è rimasta lì, sull'uscio della sua casa a vegliare su di me e ad offrirmi ristoro tutte le volte che ne avevo bisogno.

La Madre Celeste è stata mia compagna di viaggio per le fantastiche strade romane, alla scoperta di preziose Chiese e Basiliche, ripercorrendo gli stessi passi dei coraggiosi martiri, dei santi e dei cristiani che dall'intero globo e che da più di duemila anni si recano alla sede di Pietro, in pellegrinaggio. È iniziato così il mio cammino verso Casa, insieme ad amici. Siamo stati seguiti, accompagnati e voluti bene. Chi ha organizzato non ha tralasciato nulla, ha curato tutto nei minimi dettagli per darci l'opportunità di entrare sempre di più nel cuore di ciò che ci aspettava. La generosità, la delicatezza, l'attenzione di chi, pur non conoscendoci, ha messo a disposizione quanto aveva, mi ha riempito di gratitudine.

Quello a Roma, non è stato un semplice viaggio, è stato un cammino interiore percorrendo le tappe più spettacolari della cristianità, scavando fin giù nella terra alla scoperta delle radici. Le Catacombe di Priscilla (prima tappa del pellegrinaggio) mi hanno lasciato a bocca aperta. Il terreno che calpestavo, i mattoni che toccavo con mano, i segni che sui muri antichi erano ancora ben visibili mi riportavano agli inizi, alla tenacia di uomini che hanno amato così tanto Dio da offrire la vita pur di non rinnegare la loro fede.
"In hoc signo vinces" è la promessa di Dio, la vittoria in battaglia, il trono di Cristo e il mezzo con il quale mi ha redento. Mi sono ritrovata per davvero ai piedi della Croce e grande è stata la grazia ricevuta alla Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, dove inginocchiata dinnanzi al pezzo di legno che ha tenuto inchiodato il mio Dio e con gli occhi fissi sulle reliquie dei chiodi, delle spine, del dito di san Tommaso che ha toccato il costato e del Titulus, mi sono sentita catapultata a duemila anni fa sul monte Calvario.

Mi sembrava di vederlo, Gesù, innalzato e sanguinante, macellato e sofferente. Mi sembrava di sentire gli schiamazzi dei soldati e di vedere le percosse che violentemente subiva, la Madre ferma e col cuore trafitto, san Giovanni, la Maddalena, il popolo urlante, le donne piangenti, il ladrone a destra e quello a sinistra. Tutto mi era vicino e così concreto, reale e carico di verità. L'ultimo giorno siamo stati alla Scala Santa, altra tappa molto significativa per me. Unanimi pregavamo e avanzavamo lungo la santa scala che aveva raccolto il sangue innocente di Cristo e sulla quale Egli era caduto sotto i colpi, senza più forza nel proprio corpo.

Impresso in me è lo sguardo impensabile di San Pietro nel momento in cui viene crocifisso, raffigurato in un dipinto all'interno della Cappella Paolina che abbiamo avuto il privilegio di visitare, dopo aver celebrato Messa e aver recitato la professione di fede sulla tomba di San Pietro, fondamento dell'intera e grandiosa Basilica. Lo sguardo di Pietro mi ha incuriosito tanto perché potrebbe essere frainteso con quello di una persona arrabbiata; in realtà esso, penetrandoti dentro, vuole smussare qualcosa che blocca, vuole buttare giù la fortezza, vuole radere al suolo schemi egoistici prefissati e vuole liberare dalla comoda prigione. È come se San Pietro, l'uomo non coraggioso che si lascia crocifiggere, mi dicesse: "Muoviti, datti da fare! Non avere paura, fidati di Colui che da sempre ti chiama a Sé. Non temere di fare la Sua volontà".

Il cammino mi ha interrogata, mi ha “schiaffeggiato” di meraviglia. Mi sono sentita minuscola e mai sola: sono parte di una Chiesa imperfetta ma voluta da Dio, tenuta salda da piccole anime che giorno dopo giorno si battono coraggiosamente, dando vita e cuore, talenti e sangue, fatica e perseveranza. Grazie a Dio, grazie ai miei educatori e grazie alla fantastica compagnia di amici, pellegrini come me a Roma!

(Rachele P., 18 anni)

 

 

Non ero mai stata a Roma, ma avevo la curiosità di andarci perché tutti mi dicevano che era splendida. Dopo qualche settimana è arrivata l'occasione e l'ho presa al volo. Ero entusiasta di questa partenza e non vedevo l'ora, mi sembrava quasi un sogno. Sapevo che mi sarei tanto divertita e che avrei visto posti meravigliosi. Infatti è stato così.

Una delle cose che mi è rimasta più impressa è la Pietà di Michelangelo situata nella Basilica di San Pietro. È una scultura dov'è raffigurata la Madonna che tiene in braccio il corpo senza vita di suo figlio Gesù. Questa statua mi ha trasmesso un senso di protezione, di affetto, ma anche di tristezza.
Mi è molto piaciuta anche la Scala Santa, una scala la quale si doveva percorrere in ginocchio. Mentre la stavo percorrendo e pregavo, provavo come un brivido, perché sapevo che lì, proprio dove stavo io, secoli fa, ci era passato Gesù.

Questo viaggio a Roma mi ha fatto entrare di più nella spiritualità cristiana. Ma soprattutto mi sono sentita come se fossi a casa. Da Roma mi porto l'affetto ricevuto dalle persone che mi vogliono bene e i bellissimi ricordi

(Aurora Z., 15 anni)

 

 

Sicuramente l'esperienza vissuta a Roma resterà per sempre impressa nel mio cuore. Non so dire cosa mi sia piaciuto di più tra tutte le cose viste, ma sicuramente ogni cosa visitata mi ha insegnato qualcosa in più riguardo la mia fede e quello che i cristiani hanno vissuto e, nonostante ciò, non si sono mai tirati indietro nell'affermare che Gesù è presente; la loro fede, dunque, li ha resi forti.

Oltre ad essere un viaggio, l'esperienza vissuta a Roma mi ha permesso di capire più a fondo l'amore che Gesù ha provato per ciascuno di noi, sacrificandosi per liberarci dal peccato. Il posto che maggiormente mi ha colpito e soprattutto mi ha fatto riflettere è stata la Scala Santa. Proprio su quelle scale, mentre le percorrevo stando in ginocchio, sentivo la presenza di Gesù, poiché anche lui aveva attraversato le stesse scale sulle quali io stavo mettendo le mie ginocchia. È stata un'emozione che rivivrei ancora molte volte.
Sono stati giorni intensi che porterò sempre dentro di me.
Grazie a chi ha permesso tutto questo!

(Noemi Z., 18 anni)

 

 


2) RITIRI MEDIE, ADOLESCENTI E GIOVANI: FEBBRAIO 2020

A febbraio abbiamo fatto tre giornate di ritiro, una domenica per ogni fascia di età: medie, adolescenti, giovani. Lo schema era simile: meditazione, deserto (mezz’ora per le medie, un’ora per i più grandi), pranzo, caccia al tesoro/giochi/passeggiata (e chi più ne ha, più ne metta), rosario e Messa.

Sono sempre giornate che lasciano una grande ricchezza per chi vi si accosta e bisogna dire che i ragazzi non vedono l’ora di farle, tanto che tre all’anno (settembre, novembre, febbraio) sembrano sempre poche. Di seguito la riflessione di un ragazzo delle medie:

La cosa che mi ha colpito e mi è piaciuta di più al ritiro (oltre alla caccia al tesoro) è stata la storia di San Tarcisio, una storia che lascia sì un po’ tristi [San Tarcisio è un ragazzo morto martire per difendere l’Eucaristia che portava con sé, n.d.r], ma ti fa capire che alcune persone sono davvero cristiane e che tu, in confronto a loro, possiamo dire che non ci credi. Poi è stata bellissima la mezz’ora di deserto, perché io ho riflettuto tanto dopo aver sentito quella storia, come anche vedendo la bellezza del paesaggio che mi stava di fronte e pensando che Dio, nel momento in cui creava il mondo, pensava a me.

(Lorenzo P., 13 anni)

 

 

3) FESTA DEI PASTORELLI: 20 FEBBRAIO 2020

Più di 300 bambini, accompagnati da mamme e maestre, erano al Santuario per festeggiare due piccoli, grandi uomini che hanno seguito il disegno di Dio anche venendo presi per pazzi.

Era la festa dei Pastorelli, una giornata bellissima non solo per i più piccoli, ma anche per me e per una quindicina di ragazzi che si sono alzati alle 6.00 per farli divertire e per far volare l'immagine che immortalava i santi bimbetti che hanno raggiunto nostra Madre in Paradiso.

Per me loro sono dei grandi esempi, anche se è difficile pensare che due fratelli hanno accettato di morire a quell'età per incontrare e rimanere in eterno con Lui. Piccoli uomini che ai tempi d'oggi sarebbero più maturi di ogni altro semplice uomo che ha già vissuto la maggior parte degli anni. In quella giornata noi ci siamo affidati a loro cantando, ballando, pregando e bevendo una meravigliosa cioccolata calda che ha addolcito i nostri cuori che, in quel momento, erano simili ai loro.

(Francesco C., 13 anni)

 


4) FESTA DI CARNEVALE ALL'ORATORIO E ALLA CASA DI RIPOSO (22 E 25 FEBBRAIO 2020)

Non riesco a spiegare la sensazione che si prova a stare con i bambini e a divertirsi con loro. Quest’anno noi animatori abbiamo festeggiato il Carnevale in due modi: con i bambini in oratorio e facendo visita ad alcuni anziani in una casa di riposo.

Il pomeriggio passato con i bambini – che erano circa 80 – è stato bellissimo: abbiamo organizzato una caccia al tesoro per loro in cui in ogni postazione c’era uno di noi animatori, che doveva far loro superare una prova per avere l’indizio seguente, e i bambini erano visibilmente divertiti.

L’altro momento invece, nella casa di riposo, è stato diverso e nuovo rispetto a quello con i bambini: abbiamo intonato canzoni “di una volta” facendogliele cantare per far riaffiorare, magari, vecchi ricordi; abbiamo parlato con loro cercando di conoscerli e il loro sguardo, mentre facevo delle domande su chi fossero o sulla loro vita, si riempiva improvvisamente di gioia nei miei confronti e questo mi riempiva il cuore, perché avevo dato gioia e attenzioni ad una persona che, forse, non era tanto abituata ad averne. Infine, per concludere il bel pomeriggio passato insieme, abbiamo recitato tutti il Santo Rosario.

Sono state due bellissime esperienze che porterò sempre con me

(Maria Grazia E., 15 anni)

 

 

 

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