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Dal pentagramma all’altare…

di Angelo Maldarizzi e Beatrice Plini

La nostra storia è iniziata molto prima di quel 4 ottobre 2019, il giorno in cui, sotto la benedizione di San Francesco, abbiamo deciso di incominciare il nostro cammino insieme.

Possiamo forse dire che tutto è cominciato quasi due anni prima, quando ci siamo presentati per la prima volta? … Forse, appunto! Tuttavia, certamente, se guardiamo indietro a tutto ciò che ci ha portati a quell’incontro, nulla fa pensare al “caso”.

Sono Angelo. Dopo circa 1 anno e mezzo dall’ultima volta che avevo messo piede in una Chiesa (se non per le “Feste comandate”) e dopo altrettanto tempo di lontananza dal Sacramento della Riconciliazione, la mia passione per l’arte e per la storia di Roma mi ha portato, in quel febbraio 2016, a recarmi presso la Basilica di San Paolo Fuori le mura per una Messa. La mia voleva essere più una visita alla Basilica che una partecipazione alla liturgia; tuttavia, è da lì che arriva la “chiamata”. Il direttore del coro necessitava di voci maschili ed io, come se fossi stato spinto da “un qualcosa”, dal di dentro, seppure con forte imbarazzo mi sono proposto. Ecco, forse è nato davvero da lì tutto ciò che ha portato, proprio a San Paolo e grazie al coro, al nostro incontro.

Sono Beatrice. Pur avendo la Basilica Papale di San Paolo Fuori le Mura vicino casa, non la frequentavo spesso; mia madre cantava nel coro della Basilica e una domenica mi propose di andare a Messa lì. All’inizio le dissi che non mi andava e che preferivo andare al Santuario della Regina degli Apostoli, più vicino a casa; ma all’ultimo, appena fui uscita di casa, cambiai idea. Quel cambio di idea “fu galeotto”, perché proprio quella domenica conobbi Angelo. Da quella domenica, e per tutto l’anno successivo, Angelo ed io iniziammo ad incontrarci casualmente in giro, ai concerti del coro e agli eventi che si tenevano in Basilica, fino a diventare amici. Dopo un anno che ci conoscevamo, gli proposi di iniziare a frequentare gli incontri del “gruppo giovani” di Villa Troili e, sempre in quell’ anno, il maestro del coro mi propose di far parte del coro della Basilica, nel quale appunto cantava Angelo. Iniziarono così ad esserci molti momenti di condivisione, dal canto agli incontri di formazione, dove la nostra amicizia si consolidava e la preghiera ci univa.

Prima da amici e poi – solo dopo un lungo periodo, necessario per scoprire i propri sentimenti – da fidanzati, abbiamo frequentato il gruppo giovani della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, sempre con grande passione, scoprendo passo dopo passo l’importanza ed il sostegno che la fede dona in questo cammino condiviso.

La fede è stata la nostra arma principale, soprattutto durante il periodo più acuto della pandemia, in cui non siamo riusciti a vederci. Il momento del Rosario giornaliero ha rappresentato uno dei nostri appuntamenti quotidiani, che ha dato a entrambi la forza e la pazienza per rendere “fruttuosi” quei mesi di isolamento totale.

Alla fine, non è accaduto quello che è purtroppo successo a moltissime altre coppie, che hanno scoperto (forse perché costrette, da quel forzato isolamento, a riflettere sulle loro scelte) che, in realtà, non stavano bene insieme. Se non ci fosse stata la costrizione di rimanere a lungo in casa, probabilmente molti non si sarebbero mai accorti del disagio che vivevano, rischiando di andare comunque avanti, senza affrontare i veri problemi della loro relazione e compromettendo le loro scelte sulla base di false motivazioni. Noi, invece, abbiamo potuto riflettere e meditare su noi stessi, con costanza, grazie alla preghiera, che lascia fuori il caos, le distrazioni del mondo che a volte riempiono gli spazi lasciati vuoti in una coppia e li appagano momentaneamente, facendo andare avanti solo “per inerzia”. Quando il caos finisce, questi spazi vuoti tornano vuoti quasi immediatamente, e lì la casa crolla. La preghiera, invece, non riempie gli spazi vuoti, ma rinforza le fondamenta, fa toccare tra loro e consolida tutti gli ambiti della nostra vita.

Pertanto, in quei silenzi ed in quell’isolamento, il rapporto si è consolidato e non sgretolato.

Purtroppo, i momenti della pandemia sono stati lunghi, “recidivanti”, e sicuramente hanno impattato sulle nostre vite: per un attimo anche delle divergenze di pensiero, affilate e appuntite da dubbi e paure, hanno iniziato a colpirci, e lì abbiamo temuto il peggio: che il dono della Grazia datoci potesse andar perduto, sprecato, e che il rapporto potesse finire.

Tuttavia, proprio in questo periodo, abbiamo deciso di frequentare il corso prematrimoniale presso la nostra parrocchia, perché era quello il momento giusto per capire dove volevamo andare.

Quando la casa è costruita sulla roccia, nessun vento, o terremoto, o alluvione (o pandemia!) può nulla.

Affidandoci a Maria e sostenuti dalla Provvidenza, anche questo ostacolo è stato superato, e ci verrebbe da dire: “Alla grande!!!”.

Pochissimi mesi dopo abbiamo deciso – ad Amalfi, durante un weekend con i Servi e le Serve del Cuore Immacolato di Maria – di sposarci (su proposta impacciatissima di Angelo e altrettanto impacciatissimo consenso di Beatrice). Lo abbiamo deciso proprio sotto il Duomo di Sant’Andrea, proprio per non farci mancare niente!

Abbiamo vissuto con arditezza e con costanza i principi del fidanzamento cristiano, non senza difficoltà, non senza dubbi e paure. La preghiera, il canto, la gioia sono stati più forti di ogni altra difficoltà o tentazione.

E, sempre per non farci mancare nulla, proprio laddove tutto è cominciato in quel febbraio 2016, abbiamo deciso di ricominciare. Ci siamo sposati a San Paolo Fuori le Mura, dove insieme alle nostre famiglie, al coro della Basilica (nostra seconda casa), al “gruppo giovani” della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria (nostra seconda famiglia), e a tutti i nostri amici, è stata consacrata la nostra unione in Gesù Cristo.

 

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