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Dio ha cambiato la mia vita

Storia di risurrezione

di Paolo Greco

Storie di resurrezioni… uno può pensare a miracoli, a eventi soprannaturali, a storie molto spesso lontane da noi e dalla nostra vita: ma, in realtà, l’artefice della Resurrezione per eccellenza, Colui che ha vinto la morte, Colui che ha rimesso e perdonato tutte le nostre colpe, ovvero Nostro Signore Gesù Cristo, ci chiede e desidera risorgere nel cuore e nella vita di ognuno di noi, nessuno escluso. Ma come?

Parlando della mia storia, posso solamente dire con grande certezza e convinzione che Dio non ha un modo di agire valido per tutti allo stesso modo. È talmente immenso il suo amore per noi, che Lui – che può fare qualsiasi cosa – si adatta al nostro “alfabeto” di vita, si adatta al nostro carattere e alla nostra persona. Nella mia vita Dio ha fatto esattamente questo, si è adattato al mio modo di pensare e di vivere solamente per dirmi che mi ama.

Sono cresciuto in una famiglia inizialmente non praticante; ma, in seguito a una conversione, mi è stato insegnato a vivere bene ciò che la Chiesa e il cattolicesimo ci suggeriscono, arrivando così a ricevere i Sacramenti, come avviene di solito.

All’età di 12 anni sento una forte attrazione verso il Seminario Minore dei Servi del Cuore Immacolato di Maria e, colpito da un forte entusiasmo, decido di entrare e iniziare a vivere quest’esperienza. Rimango in Seminario per ben 6 anni: anni dettati, purtroppo, da un forte formalismo da parte mia verso la preghiera e verso lo stesso Gesù. La mia preghiera era più un dovere che un atto di amore. Questo fa sì che anche le regole iniziano a starmi strette e, nel momento in cui rimango da solo come unico seminarista, non avendo alimentato l’amore per Gesù, mi sento abbandonato e decido di uscire. Così, all’età di 18 anni, ritorno a casa.

Affascinato dalle lusinghe del mondo e segnato da questo formalismo – trascinato per 6 anni – nei confronti delle regole, decido che il mio unico obiettivo sia quello di rimpadronirmi della mia libertà, ovvero fare tutto ciò che volevo e in qualsiasi modo, ma senza sapere che, in realtà, questo concetto, della libertà ha solo la parola, non la sostanza...

Inizio e concludo i miei studi all’Università da “fuori sede”; inizio a lavorare sia nella mia città che fuori casa: tutte scelte dettate da questa voglia di essere io il vero padrone della mia vita, di decidere da solo quello che era buono o meno per me. Dio era diventato solo un lontano spettatore, con le mani legate da me stesso.

Ovviamente, inizia una serie di passi verso il basso e verso il peccato, a livello di esperienze adrenaliniche della gioventù, a livello di impurità con le ragazze, non ponendomi più limiti e calpestando completamente me stesso, vivendo solo cercando di compiacere e accontentare gli altri, ponendoli al di sopra di tutto, facendo ruotare tutta la mia vita e felicità in modo morboso e disordinato intorno ad essi…

Ebbene sì: non sapevo più chi ero, cosa volessi, cosa mi piacesse… eppure avevo un lavoro, avevo un’auto…

Ma Dio, nella sua infinita misericordia, ha aspettato esattamente ciò che alla mia persona servisse – ovvero toccare il fondo – per farsi poi presente alla mia vita.

Nel momento in cui iniziavo a chiedermi cosa servisse per trovare la felicità, Dio mi ha messo sul cammino un Sacerdote che, prendendomi a cuore, senza giudizio, senza voler nulla in cambio, mi ha voluto bene così com’ero e voleva starmi vicino. Ma io, capendo che Dio si stava manifestando attraverso questo Sacerdote, per paura, per ben 6 mesi non volli sapere nulla, nonostante lui, con costanza e senza giudizio, non mi abbandonasse mai.

Anche qui, Dio, per l’infinito amore che ha per ognuno di noi, decise che per una coincidenza del tutto casuale a fine Agosto del 2025 dovessi incontrarmi con questo Sacerdote e da lì la luce di Dio, piano piano e con una delicatezza infinita, iniziò ad entrare nella mia stanza buia.

Una volta intravista quella lucina, la nostra anima inizia a non farne più a meno e iniziò così un vero percorso di conversione, basato prima su una conoscenza di me stesso e poi incentrato su come Dio ci ami “per come siamo fatti”. Abbiamo un Dio che, pur di vederci felici, farebbe follie, tra cui addirittura morire…

Feci una confessione generale, nella quale consegnai a Dio tutto il mio passato; e Lui, come un papà, decise non solo di perdonarmi, ma di abbracciare tutto quel passato lontano da Lui e di amarlo follemente. Così, anche la mia vita spirituale crebbe con la preghiera e con l’accostarmi all’Eucarestia, ovvero ricevendo finalmente quel Gesù, non tanto per parlargli in modo formale, come facevo da piccolino, ma raccontandoGli ciò che mi accadeva nella giornata, nel mio lavoro, nel rapporto con i miei amici, perché neppure immaginiamo quanto Lui sia interessato a noi e a tutto ciò che ci accade e quanto ami tutto di noi.

Questo cambiamento, però, è stato possibile, perché ho toccato con mano chi ha abbracciato e amato tutto di me, senza farmi sentire giudizi, lasciandomi libero di esprimermi: ovvero il Sacerdote di cui parlavo. Quanto è importane avere nella vita persone che ti amino così come sei, senza maschere e senza filtri, perché è proprio grazie a queste che Dio si manifesta e ti fa capire il suo agire.

Accrescendo il mio rapporto con Dio, arrivai al punto che, proprio come quando ti innamori, senti che Dio non può rimanere semplicemente un amico, ma desideri che diventi il tuo tutto. Quel Dio che avevo escluso, quel Dio che mi ha strappato dal peccato, che ha abbracciato tutto di me, quel Dio che mi ha amato nel peccato, era diventato improvvisamente il mio amore, fino a donarGli tutto me stesso, senza attendere, semplicemente fidandomi del Suo immenso amore. E così, a febbraio 2026, decido, dopo 10 anni, di ritornare in Seminario, riconoscente dell’amore misericordioso di Dio.

Nulla di particolare, nulla di così straordinario, nulla di soprannaturale: Dio mi ha permesso di fare il mio percorso, di sbagliare, di rattristarmi: e Lui era lì, come un papà, triste nel vedermi triste, ma consapevole che quella tristezza era il trampolino per tornare a Lui.

Dio guarda così a tutti, con quello sguardo di papà, con quegli occhi teneri: vorrebbe solo abbracciarci talmente forte, da non farci allontanare mai; vorrebbe darci la vera felicità, ovvero farci scoprire la nostra vocazione. Ma ci conosce molto bene, quindi è disposto anche a farsi da parte, ma per poi risorgere con un amore infinito nel nostro cuore.

Chiediamoci: che ruolo Dio ha dentro di noi? La sofferenza, l’ansia, la passione e la morte sono durati solo tre giorni, poi Lui è risorto, proprio come vuole fare con ciascuno di noi! Consapevoli che Dio aspetta ciascuno di noi ed è pronto ad amarci e ad abbracciarci, proprio come quel padre che “Quando era ancora lontano, lo vide, e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” (Lc. 15,11-32).

Che questa sia una Pasqua ricca di fede, per far risorgere davvero, con amore, Gesù nel nostro cuore. Soprattutto che questa non sia una resurrezione formale o di facciata, ma fatta di lacrime e di gioia, per aver riabbracciato Gesù, che tanto vuole il nostro amore e la nostra felicità.

 

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