Pillole di SpiritualiTà
Nessun dubbio che la volontà di Maria è la stessa volontà di Dio. Consacrandoci a lei, diventiamo nelle sue mani strumenti della divina misericordia, come lei lo è stato nelle mani di Dio. (San Massimiliano Maria Kolbe)
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Testimonianza di un giovane cantante lirico
di Francesco Cuccia
-“Oh!!! Ma ti droghi o cosa?! Cosa hai da essere così allegro sempre?!”
-“Ah si!! La mia droga è Dio!”, è così che risposi sorridendo ad alcuni colleghi del coro, che erano un po’ sorpresi e un po’ infastiditi dal chiasso che ero solito fare sul posto di lavoro. Fu una risposta d’istinto, che veniva dal cuore, senza pensarci troppo.
Era l’agosto del 2019 e la stagione d’opera estiva dell’Arena di Verona volgeva al termine. Io facevo parte del coro. Fu un’esperienza pazzesca, tanto da volerci tornare per cinque estati consecutive, una più emozionante dell’altra!
Il mio nome è Francesco, ho 33 anni, sono un cantante lirico, un tenore, e vivo d’arte da quando sono nato. L’amore per la musica e per l’arte mi è stato trasmesso dalla famiglia, in particolar modo da mio nonno, a cui devo molto.
Nel luglio del 2022 mi ritrovai davanti a dei quesiti molto importanti e dentro di me erano sorte delle domande: qual è il senso della vita? Perché facciamo tutto quello che facciamo? A cosa serve, dove ci porta? Dopo la morte, ci sarà davvero altro…?!
Cresciuto ed educato da mamma e papà con valori cristiani, non potevo fare altro che cercare in e con Dio la risposta a tutti questi dubbi. Grazie a diverse conversazioni con il mio Padre spirituale, preghiere e letture di vari libri, con grande stupore trovai la stessa risposta, che diedi ai colleghi del Coro a Verona, su un libricino donatomi da mia nonna, la quale conosceva il momento di difficoltà spirituale che stavo vivendo. Era uno di quei libricini tascabili, di colore arancione. Conteneva una serie di esortazioni che l’autore rivolgeva ai giovani, invitandoli a drogarsi sì, ma di Dio e di niente altro! Incuriosito, andai a chiedere tutti gli altri libricini dello stesso autore a nonna; lei, con grande gioia, me li prestò immediatamente e li lessi velocemente uno ad uno.
Decisi così di confrontarmi con i miei genitori durante un pranzo a casa e di chiedere se anche loro conoscessero questo meraviglioso sacerdote; non solo lo conoscevano, ma mi raccontarono anche di essere consacrati alla Madonna nella Famiglia del Cuore Immacolato di Maria. Fu una svolta.
Capii che quella gioia che portavo dentro non era inutile, ma qualcosa di prezioso da custodire e che, se il Signore mi aveva fatto dono di una voce per cantare, dovevo sfruttarla al meglio, mettendola al servizio del prossimo e dell’arte.
Ripresi il mio cammino artistico tra un teatro e l’altro, in giro per l’Italia e all’estero. Ritrovai fiducia e speranza, ma il canto e la musica non mi bastavano più. Sentivo dentro di me che dovevo fare qualcosa in più. Questo lavoro, spesso, mi ha portato a vivere momenti di solitudine ed è proprio in questa solitudine che Dio, attraverso la preghiera e l’affidamento, ha risvegliato in me la compassione. Fu così che ho cominciato a sentire il bisogno di aiutare il prossimo, ovunque mi trovassi. Io, che sono stato profondamente amato dalla mia famiglia, ho finalmente capito che questo stesso Amore era il prolungamento dell’Amore di Dio, che passava attraverso di loro, fino ad arrivare a nutrire il mio cuore. Non potevo e non volevo più tenerlo solo per me; volevo urlare al mondo questa scoperta e dare a tutti la bella notizia: magari ci sarebbero stati tantissimi volti felici in più, soprattutto tra i miei coetanei!
Mi resi conto di avere uno sguardo nuovo sulle cose, sul mondo, ma soprattutto verso il prossimo: che non era più uno sconosciuto, ma un fratello in Cristo.
“Felici e santi, non tristi e stanchi!”: questo è uno slogan che ho scritto po’ di tempo fa, riflettendo proprio su quella gioia cristiana contagiosa, che abbiamo il dovere di portare a chiunque nella nostra vita. Diventare strumento nelle Sue mani, portare la Sua luce, il Suo conforto, il Suo silenzio, il Suo ascolto, la Sua mitezza, il Suo sorriso, il Suo Amore. Nulla nasce da noi, ma è la Sua grazia che agisce attraverso la nostra vita.
Noi, che siamo stati consolati per primi da Dio e dal Suo Amore, non possiamo fare altro che portarlo ovunque, perché la sorgente da cui attingiamo il conforto è eterna e inesauribile, per questo non potremo mai stancarci di fare il bene.
Oggi, Giugno 2026, mi ritrovo a cantare nel coro del Teatro San Carlo di Napoli, il più bello al mondo. Sono grato a Dio per questo risultato raggiunto. Tuttavia, ci sono anche dei risvolti negativi in questo mestiere! Vivere una vita di fede in teatro non è affatto semplice: spesso i miei sguardi sono fraintesi e le mie parole derise e umiliate. Le persone mettono a dura prova la mia fede e ancora oggi so di non avere gli strumenti per contrastare le umiliazioni o le derisioni. Forse non li avrò mai, umilmente mi riconosco io come primo peccatore e prego sempre Dio e Maria di ricevere più saggezza e prudenza. “Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”.
Ho imparato, anche, che non sempre vale la pena spendersi, rischiando di peccare di presunzione, ma forse a volte è meglio farsi da parte e addirittura far finta di non sentire certe chiacchiere, che non fanno altro che allontanare la pace nel nostro cuore. Per il resto, vivo ogni giorno nella gratuità, senza mai aspettare nulla in cambio, cercando di seminare pace e accoglienza in tutti coloro che incontro, provando a fare sempre il primo passo, a essere un “ponte” tra le persone e dare il buon esempio. Prego il buon Dio che mi doni sempre l’entusiasmo per servirlo, la gratitudine che mi fa sorridere al cielo, la pace che prova un bambino tra le braccia di sua madre e la speranza di chi sa che cammina nell’Amore e che non sarà mai solo.
Per concludere, sento che la mia missione è un po’ questa: ricordare a tutti che Lui vive in noi e noi in Lui, da Lui veniamo e a Lui ritorneremo. Soltanto così potremo provare a rassomigliarGli un po’, tentando di diventare noi stessi Amore, a Sua immagine e somiglianza.
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