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ORATORIO, CHE PASSIONE! /3

(Riportiamo la testimonianza integrale di Francesca Pia, Davide, Michael e Aliai,
il cui estratto è apparso sul Maria di Fatima di Settembre/Ottobre 2019)

"State buoni se potete"

Sono Francesca Pia Mazzotta, vivo a Carmiano (LE) e ho 18 anni.Frequento l’oratorio estivo da quando avevo 6 anni, e sono animatrice da 4. A Li Sala l’oratorio del 2019 ha raccontato la storia di San Filippo Neri, che i bambini e le bambine hanno ascoltato e apprezzato durante i momenti di preghiera. La vita di questo santo non ha solo incantano i bambini, ma anche noi animatori, insegnandoci moltissime virtù che gli educatori devono apprendere. 

Gli insegnamenti non giungono solamente dai momenti di preghiera e di raccoglimento, ma anche dai giochi: i bambini infatti sono i maestri di vita, forse inconsapevolmente, più puri: insegnano l’amore incondizionato, il sapersi divertire con poco e l’insaziabilità di affetto. Ogni anno le bambine con cui passo lunghe mattinate mi donano l’opportunità di imparare tanto, ma non solo loro: gli animatori e le animatrici fanno altrettanto grazie al lavoro di squadra, a volte alla fatica e soprattutto alla complicità di un gruppo, sotto la guida delle suore e dei padri, che coordinano ogni movimento dall’alto. Purtroppo questo è stato il mio ultimo anno da animatrice, ma farò per sempre tesoro della mia esperienza, che mi sarà utile per tutta la vita.

 

Che Oratorio a "Li Sala"!

Quest’anno noi, Davide e Michael, abbiamo fatto parte del progetto animazione tenutosi a all’oratorio “Li sala”; siamo adolescenti e veniamo da Carmiano.
L’ animatore per noi è stato il lavoro più bello e divertente che abbiamo mai fatto. Sicuramente molto impegnativo: la mattina ci dovevamo alzare presto e tutto il giorno una corsa continua, dalla preparazione dei giochi alle prove per la recita finale. Bisognava armarsi di pazienza, la spontaneità per noi animatori era molto importante e questo i ragazzi lo capivano, infatti noi eravamo i primi a divertirci facendo ogni cosa con gioia.
In quella settimana si smuovono tanti sentimenti, si intravedevano nei volti dei ragazzi: gioia, spensieratezza, competizione, creatività, amicizia.


Fare l’animatore per noi è stata un’esperienza faticosa, ma ci ha dato molte soddisfazioni, vedere i ragazzi divertirsi ci faceva sentire apprezzati e ci riempiva il cuore di gioia. Fare l’animatore è anche lasciare la solita vita, la solita routine e buttarsi in un’esperienza unica.
L’animatore è un insieme di sensazioni, di emozioni, di ricordi che fanno di questa un’esperienza faticosa, ma allo stesso tempo emozionante ed appagante.
Un ringraziamento ai padri per averci concesso l’opportunità di adempiere a questo compito e ai bambini che hanno reso possibile quest’esperienza.

 

Un invasione di bambini all'Opera di Carmiano

State buoni se potete” è la frase che San Filippo Neri amava ripetere ai bambini del suo oratorio, ma è anche il motto che riecheggiava in oratorio a li sala nell’estate appena trascorsa. Nemmeno il tempo di finire la scuola che una marea di bambini urlanti si sono riversati tra i campetti e in ogni angolo del nostro oratorio, capeggiati da un branco di animatori pronti a tutto, ragazzi e ragazze delle scuole superiori che non si sono scoraggiati di fronte alla sfida e che nell’arco delle tre settimane passavano con leggiadria da capitani a camerieri, da direttori d’orchestra riciclata ad arbitri, da motivatori a infermieri di pronto soccorso, da addormentati sulle panchine a ballerini.

Insieme ai nostri padri e alle nostre suore il tutto condito dall’arrivo di fratel Gianni hanno animato e amato questi bambini nelle loro difficoltà, nei loro piccoli e grandi problemi. Per molti bambini questo motto significava solo “stare fermi e zitti”, secondo le raccomandazioni ricevute, invece ridere, giocare, correre, saltare, cantare, suonare, ballare, creare, aiutarsi, stare insieme, voler bene al proprio compagno di squadra e all’avversario è il buono che Dio vuole da noi, non ci vuole musoni, fermi e zitti, ma allegri, pieni d’entusiasmo e urlanti di gioia e alla fine di quest’avventura durante i saluti i loro lacrimoni ci hanno confermato che avevano cambiato opinione.


Sono Aliai, da molti anni l’oratorio estivo è un momento in cui fermo tutto per dedicarmici completamente. Sono passati tanti anni dal mio primo oratorio, e ogni anno è in grado di regalarmi qualcosa di diverso, dalla mia vocazione e quanto ami essere un’educatrice e un giorno una santa maestra, alle amicizie, perse e spesso trovate, alle tante risate e i tanti pianti ed errori fatti, sono tante le persone con cui ho avuto la gioia e la grazia di collaborare da padri a fratelli a suore, signore, ragazzi e ragazze e a tutti loro devo tanto, tantissimo.

Quest’anno non so perché, forse erano disperati, i padri mi hanno affidato l’organizzazione dell’oratorio dei bambini piccoli insieme ad altre ragazze delle scuole superiori che hanno frequentato gli incontri durante l’anno e new entry. All’inizio ero molto preoccupata, tra l’altro i primi due giorni sono mancata perché avevo esami all’università, ma una volta arrivata ho trovato una serie di regali, un’amica che anche se aveva gli esami ha guidato il gruppo sin dall’inizio, i bambini ma soprattutto le ragazze affidatemi.

Sono loro che hanno dato tanto a me quest’anno, si consigliavo cosa fare, ho cercato di guidarle, ma la cosa più bella era guardarle mentre si divertivano con i bambini, mentre curavano una ferita, mentre cercavano di spiegare ad un bambino lo sbaglio commesso, mentre incoraggiavano la loro squadra nonostante i bambini fossero poco reattivi, mentre tiravano fuori il loro meglio per amore di quelle piccole pesti, e così ancora una volta l’oratorio, o meglio Dio mi ha sorpreso, mi ha mostrato la bellezza dei loro cuori, non nascondo che la fatica si è fatta sentire, i richiami non sono mancati, servono per crescere, ma ciò che è rimasto è il dono l’una dell’altra, l’aiutarsi vicendevole, la bellezza dei loro cuori e tutte le enormi risate fatte insieme. E se ripenso a loro e a quante volte sento dire che i ragazzi di oggi non vogliono fare nulla, sono sfiduciati, sono scansafatiche rispondo che quest’esperienza ha mostrato il contrario, i ragazzi è vero spesso sono portati ad esser cosi, ma bisogna far un passo in più, noi dobbiamo rimboccarci le maniche per primi, bisogna aver fiducia in loro, voler loro bene e dar loro la possibilità di far qualcosa di bello e di santo, perché comprendano che sono una missione per la vita degli altri.

Don Bosco diceva che in ogni giovane c’è un punto accessibile al bene, è proprio vero, basta desiderare trovarlo e Dio ti darà occhi per saperlo vedere e raggiungere, sono grata per averlo visto.

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