Pillole di SpiritualiTà
Per divina disposizione è stato permesso che un soldato trafiggesse e aprisse quel sacro costato. Ne uscì sangue ed acqua, prezzo della nostra salvezza. (San Bonaventura)
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Simpatica cronaca di una notte indimenticabile, sui passi di San Filippo Neri
di Massimo Giampaolo
Che dire di questo pellegrinaggio? In poche parole... una carica spirituale, devastante fisicamente!
Ma partiamo dal principio: ne avevo sentito parlare per la prima volta alla Vacanza Giovani della FCIM l’anno scorso, senza però degnarlo di troppi pensieri.
Andando di qualche mese avanti, arriviamo a marzo, in Toscana, al “Ritiro per i giovani”: sento diversa gente, tra cui alcuni Religiosi, parlarne bene e mi viene consigliato di parteciparvi. Sicché decido d’iscrivermi, sia perché interessato, sia perché molti amici vi partecipano.
Mi aspettavo una cosa tranquilla, e quindi ero per nulla preoccupato. Certo, sapevo che si sarebbe camminato abbastanza, ma questo non mi spaventava essendo allenato.
Ad ogni modo eccoci qui, alle 19:00 del 15 maggio alla chiesa di San Salvatore in Lauro, a Roma: il punto di partenza.
Riuniti con gli altri membri della “Famiglia” (tra cui Padri, Religiosi, seminaristi e laici) ci troviamo muniti di radioline e libretti assieme agli altri 2.000 folli che, come noi, attendono l’inizio dell’evento.
Perché dico folli, vi chiederete voi? Dico folli perché, sebbene in quel momento ci fosse il cielo azzurro, fino all’ora prima infuriava un temporale, che sembrava preannunciare che sarebbe tornato, probabilmente perché aveva anche lui qualche grazia da chiedere… e per questo voleva fare un po’ di pellegrinaggio con noi!
Premetto dicendo che per la pioggia avevo scelto scarpe impermeabili (almeno in teoria), rinunciando però al comfort nel lungo periodo. Pessima scelta.
Dopo un po’ di attesa, e dopo aver scoperto un buco di sostanziali dimensioni nel mio calzino destro, Padre Maurizio Botta, dei Padre Oratoriani, inizia a introdurre il pellegrinaggio. Le catechesi avrebbero trattato dei 7 vizi capitali e delle virtù opposte, necessarie per vincerli.
Dopo almeno un’ora in piedi – prima ancora di iniziare a camminare – le gambe già mi dolevano e iniziavano a lamentarsi, con grande sostegno nella protesta da parte del ginocchio sinistro. Dopo la Basilica di San Pietro, mentre ascoltavamo una catechesi seduti su alcuni gradini affacciati sul Tevere, iniziamo – sorpresi, ma non troppo – a guardarci intorno e a protendere le mani, fino a tirare fuori rassegnati gli impermeabili dagli zaini: iniziava a piovere...
Da qui in poi molto è diventato confuso: con giacche e ombrelli (che cercavano a tutti i costi di portarsi a casa qualche occhio altrui, come trofeo) non ci si distingueva più; in alcuni punti le radioline prendevano male (anche prima in realtà), i Rosari di più gruppi diversi si sovrapponevano e si scontravano con ritmi diversi, i pantaloni si bagnavano, e lentamente ma inesorabilmente anche i piedi... Ero, rassegnato ma allo stesso tempo divertito, con quel poco di visuale che il cappuccio mi concedeva, concentrato a non perdere di vista la Suora che mi precedeva (anche lei coperta con l'impermeabile), temendo di smarrire l’ultimo riferimento: almeno l’abito azzurro era facilmente distinguibile dagli innumerevoli pantaloni attorno a noi.
Si è andati avanti sotto l’acqua per un po' di tappe, non concedendoci di sedere a terra per riposare durante le soste. Perfino la cena si è fatta in piedi, stipati sotto un lungo porticato o dentro saloni, dall’aria irrespirabile. Eh, quanti sacrifici sono stati offerti al Cielo quella notte... È stato davvero un pellegrinaggio penitenziale, ma del resto è stato bello anche per questo.
Le catechesi di P. Maurizio, intanto, cercavano di spronare, oltre che ad andare avanti a camminare, a perseguire la via di santità e di conversione che tutti dobbiamo percorrere. A un certo punto ha smesso di piovere e il pavimento ha cominciato ad asciugarsi, permettendoci di sedere a terra durante una catechesi. Certo, lo si poteva fare anche prima, ma non eravamo ancora abbastanza disperati per sederci in mezzo alle pozzanghere. Per la nostra immensa gioia, ha poi ripreso a piovere, ma ormai, almeno, ci eravamo abituati.
Per circa le ultime 2 o 3 tappe (non ricordo bene) siamo tornati all'asciutto, concedendoci nuovamente qualche minuto di sollievo a terra. E così, dopo 4 Rosari e molte altre preghiere, con gambe e piedi che andavano avanti solo per inerzia, trascinandosi doloranti, scarpe ancora bagnate, e tanta voglia di stendersi, siamo finalmente giunti – ancora increduli – alla Basilica di Santa Maria Maggiore!
State tranquilli, ovviamente non ci siamo fatti mancare di cantare, con un coro di 2.000 anime, il Regina Coeli e la Salve Regina per la galleria della stazione di Roma Termini…
Dopo le conclusioni e le foto, siamo tornati in stazione per la colazione. Infine, ci siamo salutati e ognuno è tornato da dove è venuto. Tutto passa, davvero: mentre cammini, desideri che finisca il prima possibile e sembra non finire mai; invece poi finisce che nemmeno te ne accorgi e tutta quella fatica rimane solo un ricordo. A mio parere, è un’esperienza molto forte e valida che consiglio a tutti (per “tutti” intendo tutti i folli, si capisce).
Scherzo, ovviamente…
Il maltempo l’ha resa assai più tosta del normale, ma ne siamo usciti vivi.
Sono state molto belle le catechesi, anche se di alcune qualche pezzo si è perso per via delle radioline che non prendevano; il cantare assieme e lo stare in compagnia, rendendoci conto che, nella fede, non si è da soli come a volte può sembrare.
Secondo me, però, non ero nelle migliori disposizioni: mi sentivo distratto e, anziché cercare silenzio e riflessione, ero più impegnato a cercare i miei compagni di gruppo in mezzo a tutta quella folla.
Spero perciò di avere l'opportunità di partecipare anche il prossimo anno, memore di tutto ciò che ho imparato, mio malgrado, questa volta.
Auguro a tutti dei santi pellegrinaggi asciutti…
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