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È il segno che siamo di Gesù

ESTRATTO DAL MARIA DI FATIMA - n°5, LUGLIO/AGOSTO 2020

MARIA DI FATIMA - n°5, LUGLIO/AGOSTO 2020

 

“Riempirsi l’anima di Maria”

È IL SEGNO CHE SIAMO DI GESÙ

di padre Davide Gilioli icms

 

Un’anima mariana ha la certezza di essere un’anima cristocentrica

 

Correva l’anno 1945. Era il 13 aprile.
Un grido fece tremare le timide foglie nascenti dei faggi.
Un grido fece sussultare quel ragazzetto di quattordici anni, inginocchiato fra gli alberi tremanti.
Domani un prete di meno!”, questo diceva quel grido violento; questo era il motivo per cui -pochi giorni prima- un gruppetto di partigiani comunisti sequestrarono un entusiasta e convinto seminarista, rispondente al nome di Rolando Rivi, mentre studiava tranquillo in un boschetto vicino casa. Fu seviziato e -dopo aver visto prendere a calci la propria veste talare- venne ucciso barbaramente.
In odio alla fede”, dichiarò la Corte di Assise di Appello di Firenze riguardo al movente della loro condanna.
Erano giorni grigi e strani quelli, carichi di odio e violenza: nella sola fetta di Appennino che tocca l’Emilia, già diversi preti erano stati maltrattati, non pochi uccisi. In tanti, allora, consigliavano al piccolo ragazzo di togliersi quella sua veste talare; gli stessi genitori, il giorno prima del rapimento -quasi presagissero il suscitare delle ire partigiane- gli avevano spiegato come non fosse prudente portarla: “Toglila, è meglio”.
No -rispondeva a tutti- non posso. Questa talare è il segno che sono di Gesù”.
Quella veste era, sì, un segno, che dichiarava la sua appartenenza al Signore, ma, soprattutto, quella veste era il vero grido che si alzò in quel giorno così cupo (e glorioso). Un grido che non ha ancora smesso di far vibrare l’aria intorno a quel bosco e le corde dell’anima a chi si avvicina ad ascoltare la storia di questo ragazzo; un grido che ancora afferma: io sono di Gesù, io appartengo a Cristo.

 

C’È ANCHE PER NOI?

Nell’agosto della scorsa estate, durante la Vacanza Giovani FCIM, il giorno dopo essere stati in pellegrinaggio proprio nei luoghi che sono stati teatro e altare del martirio di Rolando Rivi, condivisi con i giovani della FCIM una domanda che mi era venuta nel cuore: “Questa veste è il segno che sono di Gesù. Ok. E per noi, per un Padre, una Suora o un figlio della Famiglia del Cuore Immacolato, qual è il segno che siamo del Signore? Cosa non possiamo toglierci per non perdere il legame con Lui, perché non venga meno la testimonianza di una vita che vuole essere di Cristo? Abbiamo, noi della FCIM, un segno a cui non possiamo rinunciare?”

 

OVVIO CHE C’È

E commentavamo insieme queste quattro righe, tratte dalle fonti del nostro Carisma: “Vorrei che il Servo (la Serva, i Figli del Cuore Immacolato) si riempisse l’animo di Maria Santissima, per avere la certezza di possedere Gesù. La Madonna è stella fulgidissima: così deve essere il cuore e l’anima del Servo, perché chiunque l’avvicini possa vedere la luce di questa fulgida stella. Il Servo deve essere un’anima mariana per avere la certezza di essere un’anima cristocentrica” (Profilo dei Servi e Serve del Cuore Immacolato).
Siamo chiamati a far diventare la Vergine Maria una stella fulgidissima, l’astro fisso da porre nel firmamento della nostra vita, luce celestiale che brilla e mai si spegne. Siamo chiamati ad avere un’anima piena di Maria, un’anima che emani i raggi della Sua Presenza e che indichi con essi l’esistenza certa di Cristo in noi, che diventino segno che siamo di Gesù.
Riempirsi l’anima di Maria è una chiara manifestazione di un evidente desiderio paterno, teso a rivelare cosa ci sia stato (e ci sia) nel cuore di chi ha dato inizio allo stupendo cammino del nostro Movimento: il voler accogliere, andando fino in fondo, una delle frasi più belle del Vangelo: «Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre!". E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé» (Gv 19,27).
Questo è ciò che stato pensato e progettato per tutti noi. Così la FCIM è stata sognata. Piena del segno più bello e più evidente della sequela di Cristo: la santa Vergine.
Riempirsi l’anima di Maria, avendo costanza nel farlo, perché di Essa non ce ne è mai abbastanza e perché solo Lei possa dimorare in noi. Se hai una bottiglia di vetro, sporca all’interno con tracce o frammenti di qualche impurità, basta metterla sotto un rubinetto e lasciare che l’acqua scorra. E l’acqua stessa, fluendo dentro, riempendo la bottiglia e defluendo fuori, la pulirà, toglierà da sé tutte il sudiciume che contiene. Riempirsi l’anima di Maria, allo stesso modo, continuando a far sì che la Sua presenza scorra in noi senza interruzioni. Fino al punto che tutte le impurità vengano a galla ed escano fuori. Fino a che possa dimorare solo Lei, la Sua Presenza e Cristo.

 

ECCOME SE C’È

Non credo che il nostro segno sia “solo” questo, però una realtà è evidente: la FCIM è piena zeppa di persone che mostrano questi raggi, che testimoniano una presenza non piccola della nostra Mamma Celeste in loro. E che queste sono le anime più belle della nostra realtà: a partire dal Fondatore, passando per tante famiglie, le nostre Suore, i giovani, i Padri… basta pensarci pochi istanti e ne viene fuori una bella carrellata di “innamorati di Maria”.
Inutile fare finta di niente…bisogna dire le cose come stanno!”, ogni tanto salta fuori questa frase in un critica generale dai toni fortemente negativi: basta nascondersi! Tiriamo fuori il marcio.
Giusto. Ma penso sia buono farlo ogni tanto anche per tutto il bene che c’è: basta nascondersi! Tiriamo fuori il meglio. Tiriamo fuori quella parte delle realtà, la cosiddetta parte buona, abituata a viaggiare nascosta e sottotraccia, sparata fuori al massimo col silenziatore, per non disturbare nessuno.
Raccontiamolo che ci sono anime belle nel Movimento, belle -forse- proprio grazie all’esperienza di fede vissuta nella FCIM. Ok, non ci solo quelle (ah sì?), ma ci sono. Si vedono, è una realtà. Innamorati di Maria, uomini e donne di Cristo, che mostrano nella loro devozione e imitazione della Vergine il loro essere tutti di Gesù.

 

UNA SFIDA

Certo, poi c’è da provare. C’è da scommetterci nella forza della presenza di Maria e da tentare. Una volta, un grande vescovo americano, Fulton J. Sheen, lanciò una sfida alle tante persone accorse ad ascoltarlo predicare su Maria Santissima. 
I presenti chiese coraggiosamente (o “semplicemente”?) questo: “Cominciate a pregare il rosario per trenta giorni. E non rispondetemi: come posso pregare se non credo, se sono in un momento di smarrimento, peccato, buio? Fate come se vi ritrovaste perduti nel bel mezzo di una foresta: anche se disperate che ci sia qualcuno vicino, gridereste ugualmente, e gridereste con tutte le vostre forze. Ebbene, cominciate a pregare, a chiamare Maria, a gridare a Lei. Sarete sorpresi, Ella vi risponderà, ve lo prometto”. Ugualmente, potremmo dire di cominciare a lasciarle spazio, a riempirsi di Lei. E ciò che in noi non ha sapore di Paradiso, poco per volta uscirà dall’anima, e i raggi della Sua luce brilleranno in noi, mostrando a chi apparteniamo, facendo vedere inequivocabilmente di chi siamo, gridandolo al mondo: sono di Gesù, questo ne è il segno.

 

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