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13 MAGGIO 1917 - 13 MAGGIO 2021

Da Fatima alla fondazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria e l’approvazione degli Statuti della FCIM

 di padre Leonardo Innocente icms

Anche quest’anno ci apprestiamo a celebrare l’anniversario della prima apparizione della Madonna a Fatima. La ricorrenza ci offre l’occasione per riflettere ancora una volta su quanto è avvenuto il 13 maggio 1917. Ripercorriamone insieme i momenti.

L’incontro della Vergine Maria con i pastorelli si apre con quello che potremmo chiamare un “saluto”. La Madonna si presenta semplicemente dicendo di venire dal Cielo e di essere una persona buona: «Non abbiate paura. Non vi faccio del male». E non aggiunge altro sul proprio conto. Questa notizia è sufficiente perché Lucia sia subito portata a pensare al Cielo, al Paradiso in modo così forte da chiedere alla Signora se anche lei e i suoi due cugini andranno in Cielo e se siano lì anche due ragazze, sue conoscenti, morte da poco.

La Madonna, poi, chiede subito ai pastorelli: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che il Signore vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori?» Ci verrebbe da dire: «Come, prego?». Invece, è proprio così: la Vergine Maria non fa giri di parole, non fa lunghi discorsi, non attende un ulteriore tempo di preparazione o un grado più profondo di conoscenza tra Lei e i tre bambini, ma manifesta in modo chiaro e preciso la sua richiesta, manifesta subito il motivo per cui è discesa dal Cielo ed è venuta ad incontrare i pastorelli. Ed anche loro rispondono prontamente, accogliendo la richiesta della Madonna: «Sì, vogliamo».

A questo punto Lei non nasconde gli impegni gravosi di tale scelta appena compiuta: «Dovrete soffrire molto». Sembra che la Madonna non tenga conto della tenera età dei suoi interlocutori: la richiesta che ha fatto è molto impegnativa, in grado di spaventare persone già molto navigate nella fede e nel dono di sé a Dio. La Santissima Vergine aggiunge subito, però, che Dio non verrà mai meno nel suo aiuto: «Ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto». Segue un’esperienza profonda e intima di Dio, presente nella luce che la Madonna comunica ai tre bambini aprendo le sue mani e che entra nei loro cuori. Lucia, già monaca carmelitana e avanti negli anni, ripensando a questo momento, ricorda vivamente: «Questa grazia ci introdusse nell’immenso mare della luce di Dio e lì ci portò ad adorarlo nel mistero della Santissima Trinità e ad amarlo presente nella divina Eucaristia, dicendo interiormente nel silenzio del nostro cuore: Santissima Trinità, io ti adoro. Mio Dio, mio Dio, io ti amo presente nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia». Ed aggiunge: «Questo Messaggio è stato per me la rivelazione del mistero di Dio presente in me, ed io sempre presente in Dio per adorarlo, amarlo e servirlo con fede, speranza e amore» (Sr. Lucia, Il Messaggio di Fatima).

La parte centrale di questa apparizione, ovvero, la richiesta della Madonna, l’accettazione dei pastorelli e la particolare esperienza di Dio, nel modo in cui è avvenuta, ricorda altre comunicazioni celesti, tra cui quella dell’annunciazione: l’arcangelo Gabriele giunge presso la Vergine Immacolata e, dopo il saluto, con semplici parole, le manifesta la volontà divina che la eleggeva madre del Figlio di Dio. La Madonna, saputo che tutto proveniva da Dio e che in modo divino si sarebbe realizzato, dà il proprio totale e libero consenso, che non ha mai più ritirato e che, anzi, ha generosamente rinnovato. Anche a S. Giuseppe appare in sogno l’arcangelo Gabriele, rassicurandolo circa la maternità divina della sua Sposa: anche qui sono utilizzate parole semplici, ma che manifestano il grande progetto di Dio, che chiama S. Giuseppe ad essere il padre putativo di Gesù. Il Vangelo, poi, ci dice come il santo marito della Vergine Maria accettò prontamente la volontà di Dio con fedele consenso.

Nell’apparizione del 13 maggio ritroviamo proprio questo modo di procedere. Anche nella nostra vita succede che avvenga così: arriva un momento in cui Dio manifesta la sua volontà in modo chiaro, semplice, essenziale e attende una nostra risposta, una risposta “tremendamente” libera e responsabile. Cosa sarebbe successo, infatti, se i pastorelli avessero risposto che per loro la richiesta di Dio – il quale conosce ogni cosa, anche l’intimo dei cuori dei pastorelli e sa di cosa una persona è capace con l’aiuto della Sua grazia – era troppo grande e che loro erano solo dei poveri bambini? Cosa succede quando Dio si fa vicino a ciascuno di noi e noi non rispondiamo alle sue richieste? Cosa succede quando non corrispondiamo alla vocazione che Dio ci rivolge? Certo la paura, le incertezze e le prove sono sicuramente grandi, ma Dio è al nostro fianco. E di questo ha voluto rendere certi i pastorelli (semplici bambini) con una particolare esperienza di Lui, presente nell’anima con la sua grazia e nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia. Lo ha detto Lui stesso: «Io sarò con voi fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). L’unica vera paura che dobbiamo avere deve essere per il peccato, che ci separa da Dio e che costituisce il vero male.

I pastorelli hanno offerto il loro sì generosamente: ognuno di loro vi ha tenuto fede in tutto il tempo successivo della propria vita, nonostante le grandi sofferenze e difficoltà, che iniziarono già poco dopo questa apparizione e che loro sopportarono e offrirono secondo le richieste della Madonna. Chi si poteva aspettare ciò da dei bambini? Davvero i progetti di Dio sono più “ambiziosi” dei nostri: Egli compie meraviglie, solo che noi vi corrispondiamo con generosa disponibilità.

A questo punto ci chiediamo: l’avvenimento del 13 maggio 1917 riguarda anche noi della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria? Entra nella nostra vita? Sì, eccome! Infatti, è proprio in questo contesto di chiamata e di generosa risposta, di abbandono fiducioso alla volontà di Dio – così come emerge nella spiritualità del messaggio di Nostra Signora – che si ritrova anche l’esperienza carismatica del nostro Movimento Ecclesiale. E proprio il 13 maggio segna una data particolare, ovvero l’approvazione degli Statuti dell’Associazione nella Diocesi di Roma – e quest’anno è il 16° anniversario –, tappa che ha segnato un’importante svolta nella comprensione del disegno di Dio e, pertanto, anche un’ulteriore e più piena risposta. Ritroviamo qui anche la realtà dei Servi del Cuore Immacolato di Maria che il 13 maggio di quest’anno celebrano il 30° anniversario di fondazione. La spiritualità di Fatima ed il suo cuore, quello della riparazione, animano il carisma di tutta la FCIM e dei Servi del Cuore Immacolato di Maria: entrambe le realtà, nella persona del Fondatore e di quanti con lui hanno accolto questa chiamata, vogliono vivere la richiesta che la Madonna ha rivolto ai tre pastorelli, di offrirsi a Dio per sopportare ogni cosa Egli vorrà permettere, al fine di riparare i peccati e supplicare Dio che conceda ai peccatori la conversione. Così, infatti, si impegnano i Servi del Cuore Immacolato di Maria nella loro professione religiosa e così fanno anche quanti entrano nella “Tenda di Maria” – che è la FCIM – con la consacrazione al Cuore Immacolato.

Un ultimo aspetto: la Madonna non esita di raccomandare ai pastorelli la recita del Rosario, necessario per andare in Cielo (Francesco andrà in Cielo se reciterà molti rosari) e per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra. Evidentemente, per essere come Dio ci vuole, dobbiamo portare spesso lo sguardo della mente a Lui, alla Sua opera, alle Sue parole e ai Suoi insegnamenti, così che a Lui vada anche il nostro cuore e si conformi al Suo. Ed in questo il Rosario è da sempre un efficace strumento.

 

 

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