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Abracadabra

Un viaggio nella FCIM

di p. Davide Gilioli

(estratto dal MARIA DI FATIMA - n°1, Gennaio / Febbraio 2022)

 

Alla luce di Fatima e della presenza di Cristo nella nostra vita, tutto si trasforma, acquistando nuovo valore e significato. Questione di alchimie celesti, diciamo…

 

L’anno scorso ho avuto l’opportunità di fare una piccola intervista a tre ragazze (Chiara, Camilla e Eva) che avevano da poco intrapreso il cammino di formazione e discernimento nell’Istituto delle nostre Suore. Il meglio di quella intervista-tripla è finito sul Maria di Fatima di maggio; numero andato a ruba tra l’altro (nel senso proprio del termine: qualcuno ha “scippato” le ultime riviste di quel mese dall’archivio segreto del MdF. Prima o poi ti troveremo, ladro seriale di riviste cattoliche, pentiti!), ma meno male che sull’aggiornato e ricco sito FCIM.IT si possa ancora leggere!

Comunque, in una fra le domande rimaste inedite di quell’intervista, chiedevo quale fosse il momento della Santa Messa prediletto. Domanda scontata, dai! Se non hai voglia di fare l’intervista falla fare a qualcun altro, potreste obiettarmi. Lo ammetto, domanda banale. Ma le risposte non lo furono. Per niente.

Una, in particolare, mi colpì: Direi… l’offertorio!”. Cosa? “Sì, il momento in cui il sacerdote presenta pane e vino sull’altare offrendo a Dio Padre il frutto della terra e del lavoro dell’uomo, perché lo Spirito Santo possa trasformarlo nel Corpo e Sangue di Cristo”. Grazie…lo so cosa sia l’offertorio, ma perché proprio quello è il tuo momento preferito? “Perché quello è il nostro momento, è lì che abbiamo l’occasione di prendere la nostra vita e metterla sull’altare, presentarla a Dio Padre lasciando che lo Spirito Santo la unisca all’offerta di Cristo. È il nostro momento, dove tutto si trasforma e può portare frutto”.

Apperò. ‘Anvedi le sorelle…

 

DAL CUORE DELLA LITURGIA AL MIO CUORE

Unita a quella di Cristo, la mia offerta non è mai poca roba. E se è vero che sull’altare del Santo Sacrificio si realizza un’unione mirabile e unica (per cui è stupendo poter, almeno la domenica, dare significato pieno a quanto passa dal cuore e dalla vita, presentandolo a Dio), è anche vero che il messaggio di Fatima scava in profondità a questa verità, ricordandoci come ci sia un altare ancora più prossimo e vicino a noi, in cui poter iniziare a realizzare questa unione: l’altare del nostro cuore.

Avete presente quando l’Angelo insegna ai Pastorelli: “Di tutto quello che potete offrite un sacrificio in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori”? Ecco, poi la Madonna spiega loro come fare: “… dite molte volte, specialmente ogni volta che fate qualche sacrificio: O Gesù è per amor vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria”. Insegnava loro, cioè, a legare le azioni a una intenzione più grande, trasformando così i piccoli sacrifici in esplosioni di Grazia. Li invitava a mirare più in alto che potessero con le loro intenzioni, prendendo tutto quel bene possibile che ci sia in gioco in ogni giornata, senza che nessuna azione vada perduta. Perché tutto, anche ciò che vi è di più piccolo, acquista un valore nuovo se “indirizzato” da una intenzione. Si impreziosisce, venendone trasformato. Abracadabra, appunto.

 

SIM-SALA-BIM

Ci insegnava, infatti, il nostro Fondatore che bisogna imparare a trasformare le nostre azioni: “esse vanno santificate dall’intenzione, per la quale avviene una certa trasformazione: come un oggetto di creta che diventa oro”. Usava proprio questo esempio: da povera creta al più nobile fra i metalli, il prezioso oro. Non è certo magia, ma frutto di un desiderio profondo: voler passare da un “banale” gesto quotidiano, a un’opera di intercessione e di misericordia. Si tratta di iniziare a far sì che nella nostra giornata, anche la più comune acqua della quotidianità, presentata e offerta al Signore, possa diventare gustosissimo vino (presente Cana?) capace di dare gloria a Dio ed essere gioia per tutti coloro che ne possano gustare: per i quali è, cioè, rivolta l’offerta.

Di tutto quello che potete”: tutto vuol dire proprio… tutto! Niente scappa dalla possibilità di essere trasformato e impreziosito da Cristo, tramite l’offerta con cui innalzo quella mia azione, avvalorandola con una intenzione capace di ampliarne i confini all’ennesima potenza.

Non sempre è dato di sapere il perché degli episodi subìti, delle gocce di sudore versate inutilmente, di tutti quei sacrifici calpestati o finiti nel vuoto. Ma c’è data la possibilità di non fermarci mai al “è tutto qui?”. No, fai diventare oro quella creta così fragile, valorizzando e arricchendo in maniera unica il tuo quotidiano.

 

LUCE

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9). Non esiste luce che sia pari a quella portata da Cristo, luce capace di rischiarare ogni persona, ogni situazione. Una luce talmente forte in grado di illuminare persino il peggio che staziona nel cuore: l’odio ricevuto, il male commesso, l’ingratitudine… una luce capace di splendere anche sui momenti più bui della giornata: sulle incomprensioni, i fallimenti, le delusioni. Una luce profonda, che sa circondare anche quanto di piccolo porta con sé il giorno odierno. La luce della nostra fede non ha pari: niente sarà avvolto dall’oscurità; quella luce – se glielo permetti – si poggia su tutto ciò che vivi, donandogli un significato e un valore nuovo.

L’insegnamento di Fatima si poggia qui. La Vergine Maria e l’Angelo ci guidano a far sì che tutto possa risplendere nella nostra vita: prendi ciò che sei, ciò che vivi e ciò che hai – persino ciò che subisci – e portalo a Cristo, perché niente sia sterile. Perché Lui possa fargli portare frutto, trasformandolo. Abracadabra.

 

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