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BEATA GIULIA da Certaldo

Nascosta per 30 anni per manifestare il volto di Dio

di Paola Gargano

Mi presento brevemente: mi chiamo Paola e vivo in Toscana, precisamente a Poggibonsi a pochi chilometri dal paese nativo della beata Giulia, di cui vi racconterò la storia e di cui vi fornirò le principali notizie che hanno caratterizzato la sua breve esistenza.

Nacque in Toscana, presso Certaldo, intorno al 1320, da una famiglia di nobile origine, ma decaduta. Rimasta orfana in giovane età, entrò al servizio dei Tinolfi, nella vicina Firenze, dove, venuta a contatto con gli Agostiniani e con la loro spiritualità, vestì, non ancora ventenne, l’abito delle Agostiniane secolari. Sentendosi portata ad una scelta di vita più radicale ed austera, nel pieno fiore della sua esistenza, decise di abbandonare la città e di rifugiarsi in un luogo solitario. Tornò quindi a Certaldo, prendendo alloggio in una stanzetta presso la chiesa agostiniana dei Ss. Michele e Giacomo. Inizialmente furono aperte due piccole finestre: una corrispondente alla chiesa, per assistere alle sacre funzioni; l’altra verso l'esterno, per ricevere l’alimento che la pietà popolare le avrebbe fatto pervenire. Fece collocare su una parete un crocefisso e poi, con solennità, all'esterno un muratore murò l’ingresso.
Non lascerà più il suo piccolo “romitorio”. Come le recluse, vivrà segregata dal mondo per un periodo di circa trent'anni, percorrendo fino in fondo la lunga via dell'ascesi e della mistica. Penitenza e preghiera saranno le sue occupazioni quotidiane. A tenerla in vita pensavano i contadini di Certaldo e dei dintorni. Racconta la tradizione popolare che anche i fanciulli corressero in suo aiuto numerosi, portandole qualche cosa da mangiare e che Giulia, grata e sorridente, li contraccambiasse con dei fiori freschi, in qualsiasi stagione dell'anno. Nulla di più si sa di lei, se non che era molto venerata dai suoi concittadini, per la vita di pietà vissuta sotto i loro occhi.

La morte sopraggiunse il 9 gennaio 1367: i Certaldesi furono avvisati dal rintocco delle campane, che misteriosamente si misero a suonare da sole. Le esequie furono celebrate con grande concorso di popolo; e, attorno al suo feretro esposto, accaddero numerosi miracoli.

Già nel 1372 le fu eretto un altare nella chiesa dei SS. Jacopo e Filippo, entro il quale custodire le sue spoglie mortali.

Nel corso dei secoli, la sua sepoltura ha visto notevoli trasformazioni. Attualmente i suoi resti si trovano ancora nella chiesa dei Santi Jacopo e Filippo, in una nicchia di recente costruzione (anni sessanta del Novecento), grossomodo nello stesso punto in cui era stato eretto il primo altare del 1372.

Fin dal 1506, il comune certaldese contribuiva per la festa in onore della beata, alla cui protezione fu attribuita più volte la liberazione da contagi e dalla peste.

Ogni anno, la prima domenica di settembre, il paese ne celebra la festa con una processione, che dal borgo medievale si snoda fin nella parte bassa del paese; il mercoledì successivo, di nuovo una processione riaccompagna l'urna con i resti mortali della beata,  percorrendo il tragitto inverso, ovvero dalla parte bassa della cittadina fino alla chiesa dei Santi Jacopo e Filippo, in Certaldo Alto, luogo di venerazione dei resti mortali della beata. Originariamente la festa veniva celebrata il 9 gennaio, giorno della morte - come avviene per tutti i santi – ma, a causa dei rigori dell'inverno, la festa venne spostata alla prima domenica di settembre, per avere un maggior numero di partecipanti e poter più degnamente festeggiare la santa patrona.

Da qualche anno sono sorti i "Cavalieri di Beata Giulia" gruppo che segue le attività parrocchiali e più da vicino il culto della beata patrona di Certaldo.

 

Dal racconto, emergono degli aspetti molto importanti, che mi sembra opportuno sottolineare e che si collegano bene anche al difficile momento che stiamo vivendo. La nostra beata Giulia spontaneamente ha deciso di vivere rinchiusa in una stanza, per offrire al Signore le sue preghiere, le rinunce e le mortificazioni, al fine di poter aiutare le anime bisognose. Anche noi, oggi, ovviamente in maniera molto più blanda, stiamo vivendo un periodo di limitazioni, dettate dalla pandemia e siamo chiamati a fare piccoli sacrifici: non possiamo andare dove vogliamo, siamo costretti a passare molte ore a casa, in alcuni casi lontano da affetti importanti (ad esempio i ragazzi non possono incontrare l’amico o l’amica del cuore, i nipotini vengono tenuti lontani dai loro nonni); non è più possibile dedicarsi a certi tipi di svago, come alcune attività fisiche. Tutto questo desta rabbia e malcontento; ma se, sull’esempio della beata Giulia, offriamo tutto a Dio, il nostro cuore si aprirà e anche le situazioni più difficili e noiose ci sembreranno meno pesanti, soprattutto se pensiamo di poter dare un piccolo contributo al Signore, per avvicinare chi è lontano da Lui ed è ancora in cerca della strada giusta.

La situazione attuale ci lascia, inoltre, un po’più di tempo libero, che potremmo dedicare alla preghiera e - perché no - potremmo rivolgerci proprio alla beata Giulia, ricordandola e chiedendole il suo aiuto per sconfiggere questa malattia, che ha cambiato le nostre vite (come dicevo in precedenza, nel corso della storia gli uomini hanno chiesto più volte la sua protezione, per allontanare la peste e le malattie contagiose).

Vi invito - ovviamente quando sarà possibile - a venire in Toscana per fare visita alla nostra beata, immersi nella bellissima e rigogliosa natura che circonda Certaldo, la sua “patria”.

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