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BEATA VERGINE MARIA ADDOLORATA

Stabat Mater

di Piera di Girolamo

“Stabat Mater”: il dolore della Vergine Maria si può racchiudere in queste due parole che diventarono preghiera nel XIII secolo grazie al beato Jacopone da Todi e che illustri musicisti come Antonio Vivaldi e Gioachino Rossini trasformarono in musica riuscendo a toccare le corde più profonde dell’animo umano. Maria stava! Sotto la croce dove Suo figlio era inchiodato, Ella stava. Il verbo stare allude a qualcosa di statico appunto. E in realtà probabilmente Maria non si mosse da sotto il patibolo per tutto il tempo in cui il Suo amato Figlio vi restò appeso. Ma ciò che lo stare di Maria vuole significare, va certamente al di là di uno stato del corpo. Maria stava nell’anima. L’unione con Gesù raggiunse in quei momenti il suo apice e il dolore del Suo Cuore si fuse con il dolore del Figlio. Ma come il dolore di Gesù fu preludio della Gloria futura, trasfigurato dall’Amore per donare all’umanità la salvezza, così il dolore di Maria fu reso fecondo dal Suo abbandono alla volontà di Dio.

Comprendeva tutto la Madonna in quei momenti di martirio? No! È vero, Maria era la Madre del Figlio di Dio, ma nello stesso tempo era una semplice mamma che aveva davanti a sé il figlio che dopo aver subito una passione orribile, la più infamante, stava morendo come il peggiore dei malfattori. In Maria c’è tutta la sua umanità che soffre, il Suo Cuore è addolorato, è attraversato da quella spada di cui il vecchio Simeone Le aveva profetizzato quando dopo i 40 giorni stabiliti secondo la legge ebraica, assieme al Suo sposo Giuseppe aveva portato il figlio Gesù al Tempio per presentarLo al Signore (Lc 2 34,35).

Maria stava, senza mai cedere il minimo spazio alla disperazione. Stava nel sì pronunciato il giorno in cui l’Angelo Le aveva annunciato che sarebbe diventata la Madre di Dio: “Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto»” (Lc 1, 38). Stava nella consapevolezza che quel dolore non era vano, che ciò che si stava compiendo sotto i Suoi occhi non avrebbe avuto l’ultima parola.

La sofferenza, ci insegna Maria, cela sempre un significato che va oltre ciò che gli occhi del corpo possono arrivare a vedere. La sofferenza della Madre unita a quella del Figlio ha visto produrre frutti per l’intera umanità. Se siamo figli di Maria, è perché Lei è rimasta fedele al disegno di Dio fino all’ultimo, perché non si è sottratta al martirio del cuore e dell’anima, ma unendo il Suo Cuore addolorato a quello di Gesù, ha reso fecondo il Suo dolore.

Quando la sofferenza bussa alla porta della nostra vita, sarebbe di grande aiuto guardare a Maria sotto la croce, meditare il Suo stare ricolmo di quella Speranza che è infusa in noi per mezzo dello Spirito Santo e che se non viene offuscata, sotterrata dal dolore, è capace di donarci quel sostegno e quell’aiuto necessari per guardare al di là dell’evidenza, riuscendo persino a leggere come grazia una difficoltà, una prova, una malattia. Dio sa trarre il Bene persino dal male e chi ne fa esperienza non può non testimoniarlo perché può essere di aiuto e di incoraggiamento a chi si trova nel buio del dolore. Dio trova a volte strade incomprensibili, talvolta prive di senso da un punto di vista umano, ma Lui che è onnisciente e farebbe di tutto per condurci alla salvezza, si può servire di situazioni a volte impenetrabili, di croci pesanti e trasformarli in vie di resurrezione.

La Passione di Gesù, il dolore di Maria hanno portato infatti vita. In quel “tutto è compiuto” che Gesù esclamò prima di chinare il capo, c’era la consegna della missione che il Padre Gli aveva affidato, ma anche della missione che Maria fino a quell’istante aveva realizzato secondo i piani di Dio. Cosa ha sostenuto Maria lungo tutto il Suo cammino? La fede! Una fede immensa, una fiducia illimitata in quel Dio che l’aveva scelta per essere Madre di Suo Figlio. Stava Maria, fedele al Suo Dio, e tutto ciò che lungo la Sua vita aveva serbato e meditato nel Cuore riaffiorava alla Sua mente donandoLe in quei momenti di indicibile dolore quella pace che solo Dio può donare.

La Memoria della Beata Vergine Addolorata che celebriamo il 15 settembre possa rammentare a ciascuno di noi come bisogna porsi di fronte al dolore e come sia possibile trasformarlo in luogo di santificazione, di redenzione e di salvezza per sé stessi e per coloro per cui lo offriamo.

 

 

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