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BEATI I PURI DI CUORE

Verranno mode che offenderanno molto il Signore

di padre Cesare Cuomo icms

Dopo le apparizioni della Madonna, i Pastorelli cambiarono il loro modo di occupare il tempo libero. Dagli innocenti giochi infantili dei sassolini e bottoni, passarono alla pratica del sacrificio e della penitenza più austera, per esaudire la richiesta di riparazione della Madre di Dio.

 

Il sacrificio eroico dei Pastorelli

La serietà e generosità della loro risposta si può verificare dalle penitenze da loro scelte. Un esempio su tutti, assai significativo: “La giornata era bella, ma il sole era ardente; e, in quella «sassaia» arida e secca, sembrava che volesse bruciar tutto. La sete si faceva sentire e non c’era una goccia d’acqua da bere… me ne andai perciò a battere alla porta d’una vecchietta, che, nel porgermi la brocca dell’acqua, mi diede anche un tozzo di pane, che accettai con riconoscenza e corsi a dividerlo con i miei compagni. Poi, diedi la brocca a Francesco, e gli dissi che bevesse: – Non voglio bere – rispose. – Perché? – Voglio soffrire per la conversione dei peccatori. – Bevi tu, Giacinta. – Anch’io voglio offrire un sacrificio per i peccatori. Versai, allora, l’acqua nella fossetta di una roccia, per farla bere alle pecore, e andai a restituire la brocca alla padrona”.

In questo ed altri sacrifici furono davvero eroici. Ad uno sguardo superficiale potrebbero apparire esagerati, ma non lo sono, se teniamo conto che, avendo avuto la visione dell’inferno, conoscevano le pene terribili ed eterne che rischiano i peccatori che non si convertono.

 

Le conseguenze dell’impurità

A Giacinta, inoltre, mentre si trovava a Lisbona, poco tempo prima di morire, fu rivelato dalla Madonna che: “I peccati che portano più anime all’inferno sono i peccati della carne” (cfr. De Marchi, Era una Signora più splendente del sole, p. 275). Ci si potrebbe chiedere: ma i peccati contro la purezza sono davvero così gravi da provocare la perdizione eterna, se non ci si converte?

Sì, perché i mali provocati dall’impurità “avvelenano” il cuore delle persone, le conducono su una china pericolosa di egoismo, insensibilità, invidie, gelosie, violenze: a volte addirittura all’omicidio, e non solo nei confronti della vita che deve ancora nascere, come nel caso dell’aborto. Tutti questi malesseri - provocati dall’impudicizia - rendono un poco l’idea di quella che sarà la confusione, l’amarezza e la disperazione eterna dell’inferno, per chi non si converte da queste cose.

Il disordine nella vita affettiva, però, parte spesso dalla mancanza di pudore negli atteggiamenti e nel modo di vestire, e l’estate, con la complicità ma anche con la scusa del caldo, perché non è qualche centimetro di stoffa in meno che lo rende più sopportabile, può offrire il pretesto per cedere all’immodestia, alimentando desideri disonesti e pericolosi che possono sfociare in azioni ingiuste, qualora se ne presenti l’occasione; e l’estate e le vacanze ne possono offrire svariate.

 

Se sapessero cos’è l’eternità

La piccola Giacinta era ben consapevole della gravità della mancanza di pudore che aveva notato anche nell’ospedale dove fu ricoverata, pochi giorni prima di morire: “Ciò che la faceva soffrire, però, era il vedere alcune infermiere ed altre persone che venivano a visitare gli ammalati, attraversare la corsia in un abbigliamento poco modesto. – A che serve tutto quello? – diceva, riferendosi a determinati abbigliamenti ed acconciature. – Se sapessero cos’è l’eternità!”. (cfr. Era una Signora più splendente del sole, p. 282).

Pensiamo a come poteva essere l’abbigliamento di un’infermiera nel 1920, a confronto con le mode indecenti dei nostri giorni! Eppure, Giacinta che, le cose di Dio le conosceva per esperienza, rimase molto impressionata pensando alle conseguenze eterne di quegli abbigliamenti, perché Dio è sempre uguale; e, anche se la mentalità e sensibilità mondana possono cambiare, quelle di Dio non cambierà mai, e Giacinta, ben consapevole di questo, intuendo il degrado morale verso cui sarebbe scivolato il mondo, affermò: “Verranno mode che offenderanno molto Gesù”.

Anche Lucia scriverà: “Tutti abbiamo il dovere di vestirci con decenza, modestia e dignità. Le persone che si presentano vestite in modo indecente diventano un incentivo al peccato, e sono responsabili non solo dei propri peccati, ma anche dei peccati commessi da altri per causa loro. Pensate che la moda, se indecente, è uno stratagemma diabolico, una astuta rete, con la quale il demonio cattura le anime, come i cacciatori prendono la cacciagione nei boschi e nei campi. L'abito non ci è stato dato da Dio come ornamento per servire la vanità e la leggerezza umana, ma come difesa contro il peccato… " (cfr. Gli appelli del messaggio di Fatima, p.27).

 

Movida &“sensazioni forti”

Il periodo estivo porta, quasi ogni anno, delle novità sul piano delle mode trasgressive, stimolando il desiderio di piaceri disonesti per l’illusione, molto diffusa ai nostri giorni, che piacere e trasgressione siano sinonimi di felicità. È questa una vera illusione satanica di cui, a pagarne le spese, sono oggi soprattutto i giovani.

Una delle mode di questi ultimi anni, che li vede protagonisti, è il fenomeno della “movida”. I giovani, per riempire il loro senso di vuoto e solitudine, si radunano in grandi assembramenti alla ricerca di “sensazioni forti”, che possano venire dalla musica, dal sesso, dalla droga o dall’alcool ma, a volte, anche da atti di violenza e teppismo. In una di queste occasioni, un ragazzo ha scritto sui social questa frase, tratta da una canzone di moda tra i giovani: “Bevo, bevo, bevo mi ubriaco, son felice anche se poi vomito”. In effetti questa frase è emblematica per farci capire quanto oggi i giovani siano strumentalizzati; si fa loro intendere che possono essere felici solo ubriacandosi, stando male e danneggiando la loro salute fisica e mentale. Ciò significa condannarli, che ne siano consapevoli o no, alla disperazione, perché è quando si è disperati che si beve fino a star male; e se qualcuno, in quella condizione, affermasse di essere felice, non potrebbe che mentire, agli altri o a se stesso.

Anche situazioni come queste ci aiutano a capire la ragione per cui i Pastorelli abbiano praticato grandi penitenze. Partendo, forse, da qualche cattiva inclinazione non mortificata - e approfittando del tempo libero o di vacanza per dargli libero sfogo - molti entrano in un baratro da cui solo chi, spinto da carità, è disposto ad offrire preghiere e sofferenze per la loro conversione li può aiutare ad uscirne.

 

(estratto Maria di Fatima n. 6, luglio-agosto 2021)

 

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