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Beatificazione di SUOR MARIA LAURA MAINETTI

di padre Francesco Bamonte icms

Suor Maria Laura Mainetti, al secolo Teresina Elsa Mainetti, nacque a Colico (Lecco, Italia) il 20 agosto 1939 decima figlia di Stefano Mainetti e Marcellina Gusmeroli. Rimasta orfana di madre pochi giorni dopo essere nata, inizialmente si prese cura di lei la sorella Romilda, aiutata da altre persone della famiglia di Tartano, e poi la seconda moglie del padre.

Teresina, crescendo, prese gradualmente coscienza che la mamma era morta per dare la vita a lei, sua decima figlia, e questo, forse, la aiutò a maturare una spiccata generosità. Un giorno andando a confessarsi, alla domanda del sacerdote su cosa volesse fare della sua vita, rispose: «Penso di fare della mia vita qualcosa di bello per gli altri». Il confessore le disse: «Allora pensaci bene... In che modo?».

Ben presto scoprì, riflettendo su quella frase, il progetto di Dio su di lei e si sentì chiamata ad una donazione totale a Lui. Nel 1957, a diciott’anni, entrò nel Postulantado della Congregazione delle Figlie della Croce, a Roma, la cui regola di vita è «mettersi alla scuola di Gesù»: sorprendente sarà il modo con cui lei incarnerà ciò fino al dono totale di sé stessa.

Concluse il Noviziato il 15 agosto 1959, emettendo la professione temporanea con i primi voti.

Iniziò, poco dopo, la sua missione di insegnante e, poi, di educatrice tra le giovani del pensionato che le suore gestivano a Chiavenna (Sondrio). Il 25 agosto 1964 emise i voti perpetui a La Puye (diocesi di Poitiers, in Francia) nella Casa Madre della Congregazione.

Dedicò la sua vita alla missione tra i bambini, i giovani e le famiglie, a Vasto (Chieti), Roma, Parma, fino a tornare a Chiavenna (Sondrio) nel 1984: qui, nel 1987, divenne anche superiora della comunità. Fu insegnante, educatrice di molti giovani e punto di riferimento spirituale per tante anime.

Le sue attenzioni furono rivolte in particolare ai giovani; li vedeva così fragili, disorientati, plagiati. Non perse allora occasione per conoscere il loro mondo, il loro linguaggio, la cultura giovanile. Si interessò alle diverse esperienze, non si tirò mai indietro davanti a nessuna proposta in loro favore; partecipò attivamente alle catechesi, all'oratorio, ai campi scuola, alle riunioni di ex alunni, offrendo ascolto e attenzione negli incontri personali.

Nel suo diario, Suor Maria Laura scrisse: «La mia missione: essere segno dell’amore di tenerezza del Padre in comunità, nella scuola, tra le ragazze». Le testimonianze raccolte fino ad ora su di lei sembrano dire che ci sia riuscita, anzi, affermano che: «era persino esagerata nel vedere a ogni costo il lato buono delle personefaceva il bene in silenzio, senza dare importanza, quasi di sfuggita».

A Chiavenna, tre ragazze minorenni da tempo affascinate dal satanismo, progettarono di sacrificare al demonio una persona consacrata. Secondo quanto esse confessarono, la vittima inizialmente designata fu l'allora parroco di San Lorenzo, monsignor Ambrogio Balatti. Poi, però, a causa della sua corporatura robusta, che avrebbe reso difficile l'omicidio, ci ripensarono e scelsero di immolare al demonio suor Maria Laura Mainetti, più facilmente sopraffabile perché di fisico esile.

All’inizio del giugno 2000 Suor Maria Laura fu contattata da una delle tre ragazze: questa finse di essere incinta a causa di una violenza sessuale e costretta dai famigliari ad abortire, certa che la suora, per scongiurare l’aborto, le avrebbe offerto sostegno e perfino ospitalità nella comunità religiosa, almeno fino al termine della gravidanza.

Il 6 giugno la ragazza contattò nuovamente Suor Maria Laura chiedendole un appuntamento. La ragazza la convinse ad accompagnarla a prendere il suo bagaglio rimasto in un luogo isolato del paese, raramente frequentato la sera. La suora uscì dal convento verso le 22.00, da sola, ma le consorelle, al corrente del suo impegno, chiesero al parroco di vigilare sulla zona.

Quando la ragazza si avviò a prendere i suoi effetti personali, entrarono in scena le due complici, che l’assalirono con dei sassi, la trascinarono ferita fino in un punto più isolato, dove ognuna di loro le inflisse sei coltellate.

Per rievocare il numero 666 della bestia satanica del libro dell’Apocalisse, le ragazze avevano stabilito che il rituale di offerta della religiosa, doveva essere caratterizzato dal numero dei fendenti, 6 per ciascuna di loro, in modo da comporre il 666. In tutto dovevano essere quindi 18 coltellate, ma nella foga i colpi furono uno in più. Avevano inoltre scelto proprio quella giornata, il 6 giugno del 2000, perché in quella data del nuovo millennio compariva due volte il numero 6. La suora morì in ginocchio e la ritrovarono il giorno dopo.

In seguito, nel corso degli interrogatori le giovani assassine confessarono che, mentre la colpivano, Suor Maria Laura disse: «Signore, perdonale!». Le ragazze ammisero di essere state impressionate, non tanto dalla vista del sangue e neppure dalla forza bruta che esse stesse non immaginavano di avere, ma piuttosto da quelle parole di perdono che la loro vittima pronunciò in punto di morte, preoccupata unicamente del male che le giovani con quel gesto facevano a sé stesse.

Vennero rinvenuti alcuni quaderni delle ragazze nei quali risultò che, nei mesi precedenti, queste avevano compiuto un giuramento di sangue che le avrebbe legate fra loro indissolubilmente. Le indagini sull'omicidio esclusero la partecipazione diretta o indiretta di una persona adulta, che avrebbe potuto suggestionare le ragazze stessa.

Pochi mesi prima della sua morte suor Maria Laura scrisse: “Dobbiamo essere disponibili a tutto per gli altri, sino a dare la vita come Gesù”. La sua morte violenta fu sulle prime pagine dei giornali italiani per molte settimane. Le tre ragazze furono condannate in via definitiva nel 2003: una, ritenuta la mente del gruppo, a 12 anni e 4 mesi, le due amiche a 8 anni e mezzo. Una volta scontata la pena, le tre ragazze hanno cambiato i loro nomi, si sono trasferite altrove, si sono sposate, hanno avuto figli e lavorano: il perdono della suora morente, che tanto colpì le giovani, fu in seguito anche il punto di ripartenza per la loro vita.

Sul luogo della morte di suor Maria Laura è stata posta una croce in granito che reca la scritta evangelica: “Se il chicco di grano muore, porta molto frutto”. Da subito, tanti si sono recati lì in preghiera e, nel marzo 2019, la salma della suora è stata traslata dal cimitero a una delle cappelle laterali della Collegiata di San Lorenzo. Sul diario, posto sulla balaustra della chiesa, in solo un anno, sono state raccolte 1500 frasi scritte in tutte le lingue del mondo da bambini, anziani, gruppi di ragazzi, genitori, oratori, scuole, cori, comunità.

Il 23 ottobre 2005, l'allora vescovo della diocesi di Como, Alessandro Maggiolini, aprì il Processo Diocesano per la beatificazione di suor Maria Laura, conclusosi il 6 giugno 2006. Successivamente, nel 2008, la Santa Sede ha approvato la richiesta per l'inizio del processo di beatificazione. Nell’estate 2017 è stata consegnata la “Positio super martyrio”. Il 19 giugno 2020, Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi alla promulgazione del Decreto che ne riconosce il martirio, in quanto compiuto "in odium fidei" (in odio alla fede), aprendo così la via alla sua beatificazione.

 

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