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CARLO E PIERGIORGIO

La Santità dal volto giovane!

 

CARLO ACUTIS: “INFLUENCER DI DIO”

di Alberto Pizza

Carlo Acutis fu un giovane pellegrino del nostro tempo, con il cuore rivolto al cielo e i piedi ben piantati nella realtà. Nato nel 1991 a Londra, ma cresciuto a Milano, abbracciò fin da piccolo l’Eucaristia come la “sua autostrada per il Cielo”. Esperto di informatica, usò il web per diffondere la fede, creando una mostra sui miracoli eucaristici. Morì di leucemia a soli 15 anni, offrendo le sue sofferenze per la Chiesa e il Papa. Beatificato nel 2020, sarà canonizzato nel 2025, diventando il primo “influencer di Dio” a salire agli altari.

Oramai arcinoto, il giovane Carlo sta per essere proclamato Santo il 27 aprile di quest’anno (NB: data rimandata, per la morte del Santo Padre), dopo aver dedicato tutta la vita, seppur breve – morì, infatti, ad appena 15 anni – all’Amore per Gesù e per la Sua Passione. Carlo sosteneva, con pura genuinità, come noi “cristiani del 2000” siamo fortunati – a differenza dei nostri predecessori – perché possiamo incontrare Cristo anche sotto casa: in ogni chiesa, con grande umiltà il Signore ci aspetta nel tabernacolo.

Probabilmente, è stata proprio questa la chiave vincente che ha portato Carlo a brillare così luminosamente: l’Amore totale e incondizionato per Dio e per il prossimo. Non dimentichiamo che, essendo nato in una famiglia agiata, Carlo disponeva di ogni possibilità, tuttavia in lui non regnava l’avidità, bensì la generosità: egli, infatti, soleva portare da mangiare ai poveri della città, con tanto di vestiti e scarpe; una volta, ebbe persino l’umiltà di togliersi le scarpe dinanzi a un clochard: nulla di trascendentale, Carlo ha semplicemente replicato ciò che Gesù al suo tempo fece con i dodici, lavando loro i piedi, in segno di Amore e Rispetto.

Dalla storia di questo ragazzo, si evince come la santità sia qualcosa di “straordinariamente ordinario”, Dio non ci chiede chissà quali eroiche imprese, né tantomeno di martirizzarci – o almeno, non a tutti – desidera piuttosto il nostro amore povero, spoglio e imperfetto… come recita una celebre preghiera:

“Amami così come sei.

Non aspettare di essere un santo per abbandonarti all’amore,

altrimenti non mi ameresti mai”.

Carlo, non solo si limitava ad aiutare il prossimo, ma era spinto da un desiderio insopprimibile di annunciare Gesù al mondo, come fecero per primi gli Apostoli. Infatti, è ancora disponibile online la sua mostra in merito ai Miracoli eucaristici, dove Carlo ha raccontato, suddividendoli per Nazioni, i principali avvenimenti miracolosi riguardo all’Eucarestia. Ancora una volta è evidente come il giovane Acutis ha unito Cristo a una sua passione, ovvero la tecnologia. Oggigiorno è facile imbattersi in notizie raggelanti riguardanti Internet e il potenziale (cattivo) di questo mezzo; tuttavia, la semplicità e la “genialità” di Carlo si sono manifestate nello sfruttare il web come una scala per raggiungere Dio. Da semplice ragazzo, appassionato di videogiochi, è riuscito a diventare il primo “influencer della Chiesa”!

Le risorse di questa giovane guida non finiscono qui: infatti, un’altra strada per il Cielo, secondo Carlo, risiedeva nel Santo Rosario. La recita di questa preghiera conduce l’uomo al divino, mediante un tramite, ovvero Maria. La Vergine è Madre di tutti noi. Pertanto, come ogni mamma desidera il bene per i propri figli, così la recita del Rosario non fa altro che alimentare in noi la fiamma di Dio che, altrimenti, potrebbe essere insidiata dai venti cattivi del mondo. Maria, in questo senso, è anche “Rifugio dei peccatori” ed è proprio a Lei che dobbiamo puntare per conoscere la Bontà di Nostro Signore. Carlo è stato molto fortunato, anche perché, nonostante la breve permanenza su questa terra, ha potuto pregare in diversi luoghi mariani, tra Fatima, Lourdes e Guadalupe, sperimentando la vita che avevano fatto i santi Francesco e Giacinta, ma anche santa Bernadette e san Domenico Savio.

Adesso tocca a noi. Davvero vogliamo continuare a rimandare l’incontro con Dio, aspettando di essere “più pronti”, “più puri”, “più degni”? Carlo ci ha mostrato che la santità non è questione di età, né di tempo a disposizione, ma di scelte semplici, fatte con amore radicale. Se un ragazzo di 15 anni, in jeans e felpa, ha saputo trasformare internet in un pulpito, la sofferenza in offerta, la vita quotidiana in una strada verso il Cielo… allora perché noi no? Davvero vogliamo vivere da “fotocopie”, come diceva lui, quando possiamo essere “originali” nel progetto unico che Dio ha pensato per ciascuno di noi?

Forse è tempo di alzare lo sguardo dal nostro piccolo mondo e chiederci: sto percorrendo anch’io la mia “autostrada per il Cielo”?

 

 

 

PIER GIORGIO FRASSATI

di Giada Montalto

Il Buon Dio, nella sua Infinita Misericordia, ha scelto nell’arco della Storia di donare figure capaci di illuminare le anime, che vogliono farsi sante.  In questi tempi, nei quali non è affatto semplice trovare giovani capaci di andare “controcorrente”, rispetto al pensiero e alla moda dominante, il Signore ha dato a noi il giovane Pier Giorgio Frassati (ormai santo!).

Pier Giorgio è una figura che può abbracciare tutti, dai più piccoli ai più grandi. I piccoli e i giovani, affinché possano desiderare di amare Nostro Signore come ha fatto lui; gli adulti e gli anziani affinché, legandosi alla sua figura, possano invocarlo e pregarlo per i loro ragazzi, figli, nipoti e amici, così che possano avere il suo stesso coraggio e la sua stessa “grinta”, per seguire Cristo e testimoniare la grandezza della nostra amata Fede Cattolica.

Pier Giorgio Frassati nacque a Torino il 6 aprile 1901. Figlio di Alfredo, fondatore e direttore del quotidiano «La Stampa», e di Adelaide Ametis, donna dal carattere forte e dal temperamento d’artista. La sorella di Pier Giorgio, Luciana, più giovane di un anno, fu una figura importante nella sua vita, poiché rappresentò un’ottima e inseparabile compagna di giochi e di studi durante la sua infanzia. A Luciana siamo debitori delle più belle testimonianze sul fratello.

Pier Giorgio apparteneva a una famiglia di alta borghesia, di stampo liberale, con il padre agnostico e la madre credente, ma in maniera formale, da cui il giovane ricevette i rudimenti di una fede che piano piano maturò nel suo animo, in maniera del tutto inaspettata, fino a diventare, addirittura, il fulcro della sua vita e della sua intera esistenza. Crescendo in età e in sapienza, tutto nella vita di Pier Giorgio era incentrato su Dio: durante l’adolescenza la Santa Comunione quotidiana, la preghiera intima con Nostro Signore Gesù Cristo e la confessione frequente rappresentavano i cardini della sua fede. Così, innamorato della Parola di Dio, si prodigava a incarnare il messaggio del Vangelo di Cristo, definendosi «povero come tutti i poveri» e aiutava i più emarginati del “Cottolengo”. Negli anni della sua giovinezza non si stancò mai di approfondire e conoscere sempre più la vita dei Santi, tanto da rimanere affascinato dagli scritti di santa Caterina da Siena e dagli accesi discorsi del Savonarola, i quali lo spinsero a entrare, nel 1922, nel Terz’Ordine Domenicano, con il nome di «fra Girolamo».

Si iscrisse a numerose Associazioni ecclesiali, in cui riversò i tanti interessi della sua vita cristiana. Sin da prima della salita di Mussolini al potere, si schierò apertamente contro il Fascismo e mostrò il suo rammarico e la sua profonda delusione per l’ingresso, da parte di alcuni popolari, nel governo fascista, verso il quale ebbe parole durissime. Nonostante questo, non si arrese: appassionato di montagna e di sport, organizzava spesso gite con i suoi amici, tanto da dare vita a una compagnia chiamata dei «Tipi loschi», che diventò subito occasione di apostolato per diffondere il Bene ed il Bello della vita. Capì da subito che tessere relazioni autentiche, basate sulla Fede e sui Valori, era il mezzo mediante il quale poteva farsi santo e trasmettere la bellezza della fede a chi gli stava intorno.  Appassionato di teatro, si recò spesso ad assistere ad alcune rappresentazioni; visitò musei; ebbe vivo interesse per la pittura e la musica e per tutto ciò che di bello lo spingeva ad amare sempre di più il Creatore. Dalle testimonianze, lasciate dagli amici e dai conoscenti di Pier Giorgio, si evince che era una «presenza viva», poiché capace di lasciare un segno mediante semplici gesti d’affetto, parole di incoraggiamento e atti di carità concreta, lasciando, in coloro che incontrava, il desiderio di conoscere meglio Dio.

Nella sua vita non c’erano stonature tra il credere e l’agire, poiché professava tutto ciò in cui credeva con semplicità e schiettezza; non ha mai avuto timore del giudizio umano. Il motto di Pier Giorgio era “vivere, non vivacchiare”, frase nata dall’esperienza quotidiana. Amava ripetere questa frase: “Ogni giorno di più comprendo quale grazia sia l’essere cattolici. Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare”. Ciò per cui soffriva di più era vedere nei suoi coetanei uno spirito di sopravvivenza e non di vitalità, l’incapacità di vivere l’esistenza come dono gratuito di Dio.

Per scoprire la storia e la personalità di Pier Giorgio, la via più semplice è leggere le sue lettere, che scriveva non solo per la famiglia e per gli amici, ma soprattutto per se stesso. Le sue lettere nascevano dal bisogno di puntualizzare i fatti quotidiani della sua esistenza, quasi a farne una “regola di vita”, un programma, un diario delle sue giornate. Una caratteristica simpatica della sua scrittura era che saltava tutte le punteggiature e scriveva con lettera maiuscola le parole per lui più importanti.

Quando si scrive o si parla di Pier Giorgio non si può tralasciare l’importanza che questo giovane dava all’Adorazione notturna e la speciale devozione che nutriva nei confronti della Vergine Maria. Il concetto che le notti portano con sé il maggior numero di peccati portava Pier Giorgio a sottoporsi allo sforzo, non indifferente, di lunghissime ore di preghiera, talvolta intere notti, in coincidenza con i periodi in cui i suoi colleghi universitari usavano le ore notturne per insani divertimenti.

Piergiorgio ebbe per la Madonna una devozione che crebbe con il passare degli anni. Ripeteva sempre con entusiasmo a memoria la preghiera di San Bernardo alla Madre di Dio. Ovunque ci fosse da festeggiare la Vergine, Pier Giorgio si presentava con un mazzo di fiori. Il Santuario al quale era maggiormente legato fu quello della Madonna di Oropa, luogo nel quale riusciva a pregare con un raccoglimento tale, come pochi mai hanno saputo fare. Morì il 4 luglio 1925, a soli 24 anni, stroncato da una fulminante meningite virale, probabilmente contratta facendo visita ai bisognosi dei quartieri poveri della sua città. Alla sua sepoltura si respirava qualcosa di inconsueto, di sacro e di solenne. La folla non manifestò il solito dolore per la morte: molti pregavano, cantavano e si radunavano attorno alla bara, come si sta davanti a colui che nella vita ha saputo testimoniare l’Amore di Gesù Cristo, per la Chiesa e per l’intera umanità.

O Padre Santo, ti rendiamo grazie per il Dono di Pier Giorgio Frassati; donaci di vivere come lui alla Luce del Vangelo.

 

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