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CARO DIARIO....

Vita e pensieri della Beata Sandra Sabattini

di Sr.M.Paola Lanzilotti icms

Ogni ragazza certamente conosce l’esigenza del proprio cuore di esternare “il vulcano” di pensieri, emozioni, sogni, sfoghi, amori... affidando tutto alle pagine di un diario. E poi l’attenzione nel nasconderlo (soprattutto dalla curiosità dei fratelli maggiori), rivelandone il contenuto solo a chi reputato davvero degno di fiducia e amicizia.

Il 24 Ottobre 2021 la Chiesa ha proclamato Beata Sandra Sabattini, una giovane ventiduenne riminese che non amava per niente parlare di sé, ma amava scrivere comunicando la sua interiorità. Il diario di Sandra è rimasto segreto fino alla sua morte avvenuta precocemente a causa di un incidente stradale.

É don Oreste Benzi, Fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, a cui la giovane apparteneva, che per primo s’imbatte negli scritti della ragazza: agende, foglietti, pezzi di carta.

In queste righe Sandra si racconta, ma soprattutto parla di un incontro profondo con Dio.

Sandra nasce il 19 Agosto 1961 a Riccione in una famiglia che vive la propria fede cattolica.

Quando ha 4 anni la famiglia si trasferisce a Rimini e va ad abitare nella canonica della parrocchia di San Girolamo dove è parroco lo zio di Sandra, fratello della mamma. Questo le permette fin da piccola di familiarizzare con il Signore e con la preghiera. La si incontra con una bambola in una mano e la decina del rosario nell’altra.

La fede crescerà con lei diventando ben presto una relazione adulta personale con Gesù.

Frequenta la quinta elementare quando comincia a scrivere su un foglio protocollo piegato in quattro, ma sono pensieri di bambina.

Quando poi, a 14 anni, affiorano in lei le prime domande di senso sulla vita, su se stessa, hanno inizio delle riflessioni profonde e intime.

Le domande e la precisione delle annotazioni ci svelano l’indole razionale di Sandra. Forse oggi, una parte della società le avrebbe detto di smetterla con i molti “perché”. Ma lei avverte un grandissimo bisogno d’Infinito e non può abortire il vivissimo desiderio di conoscere Dio e di essere come Lui vuole. Il suo atteggiamento davanti al SS.mo Sacramento non era passivo, né si comportava come se tutto dipendesse da lei. Era un rapporto a due. E alla luce del Signore trovò il coraggio più grande: quello di guardarsi con verità.

“Accettarti certo io vorrei, prima però devo sconfiggere me stessa, il mio orgoglio, le mie falsità. Non ho umiltà e non voglio riconoscerlo, mi lascio condizionare terribilmente dagli altri, ho paura di ciò che possono pensare di me. Sono incoerente...”.

A 12 anni entra a far parte della Comunità di don Benzi abbracciandone l’ideale di servizio degli ultimi (poveri, disabili, tossicodipendenti) con generosità e realismo.

“La scelta di Cristo povero che ora mi entusiasma non è che agli inizi, ed è ancora facile... ma quando sarà piena rimanere fedeli alla scelta sarà dura”.

Due anni dopo si trova con la comunità ad accompagnare un gruppo di disabili sulle Dolomiti in una vacanza-condivisione. Accudire i disabili in mezzo alla natura è massacrante. Tornando a casa dirà: “Mamma, ci siamo spezzati le ossa ma quella è gente che non abbandonerò più.

Dal diario ci accorgiamo della pedagogia di Dio che la conduce gradualmente nelle varie tappe della vita spirituale, verso la perfezione cristiana.

Nel Febbraio 1978 scrive: “Dire: si, Signore, scelgo i più poveri, ora è troppo facile, se poi tutto resta come prima. No, ora dico: scelgo Te e basta. [...] Ora è giunto il momento di accettare tutto Cristo e cambiarmi radicalmente”.

Dopo la maturità scientifica è combattuta tra due scelte: partire per l’Africa come volontaria o iscriversi alla facoltà di Medicina. Il confronto con il direttore spirituale, e la conferma ulteriore di don Benzi, la convincono a restare. Nel 1980 si iscrive all’università a Bologna.

E in questo periodo l’amore volerà alto chiedendole tutto fino a consumarla. Si, perché in questi anni in Italia emerge il dramma della tossicodipendenza. Inizia a dividersi tra il volontariato, lo studio, la famiglia, i poveri, e Guido, il ragazzo con cui si era fidanzata qualche anno prima e con il quale avrebbe sicuramente voluto formare una santa famiglia.

Sandra scrisse l’ultima pagina del suo diario il giorno prima di essere travolta da un’automobile, morirà qualche giorno dopo in ospedale.

Restano il suo esempio, il suo amore e, come lei stessa scriveva:

“Non posso obbligare gli altri a pensarla come me, anche se credo che sia giusto. Posso solo far conoscere loro la mia gioia”.

 

 

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