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Connettersi e comunicare in famiglia

Una difficile sfida quotidiana

di Katiuscia Iacchini

 (estratto dal MARIA DI FATIMA - n°8, dicembre 2020)

 Quelle porte delle camerette spesso chiuse e i genitori a chiedersi cosa starà avvenendo di importante in quei rifugi atomici fortificati, in cui polvere e batteri non identificati regnano sovrani…

 

All’interno della famiglia ciascuno di noi scopre la prima vera immagine di sé, attraverso la luce riflessa negli occhi dei genitori. Credo che la luminosità di quel riflesso ci accompagni per tutta la vita e costituisca il termometro con cui, nel corso degli anni seguenti, misureremo le nostre future relazioni e svilupperemo la capacità di donarci autenticamente.

 

LA FAMIGLIA FORMATO STANDARD

Comunicare questa Luce ai figli è oggi più che mai una sfida difficile e dolorosa, che reca con sé profonde gioie, ma anche sentimenti contrastanti di impotenza e di inadeguatezza.

Per un certo periodo, diversi anni fa, si vedeva spesso la pubblicità delle merendine del Mulino Bianco con una bella famiglia, sempre sistemata a puntino, in cui genitori e figli - seduti a tavola - consumavano amabilmente la prima colazione; all’esterno un paesaggio bucolico con colori pastello, luminosi e rasserenanti. Quelle immagini si sono impresse nel cervello di parecchi italiani, che - oltre a gustare le fatidiche merendine con sorpresa collezionabile - vedevano nella famiglia in questione un po’ il prototipo della bella realtà domestica, felice e imperturbabile, con genitori sempre eleganti e sereni, i figli composti, ubbidienti e felici, la casa sempre in ordine, il tutto all’interno di un universo impeccabile e imperturbabile.

Mai siamo stati più lontani, sostanzialmente, dalla verità. Quei genitori sono oggi tendenzialmente esauriti e psicologicamente provati da una società che impone ritmi forsennati, per garantire alla famiglia comodità e beni di consumo spesso di non reale necessità; quei figli, a loro volta, erano in verità più simili ai cartoni animati e nulla hanno a che vedere con la prole esuberante dei nostri giorni, affamata e assetata di tempo vero, quello dell’ascolto, della pazienza, dell’esempio edificante, del rispetto delle naturali inclinazioni di ciascuno di loro.

 

SCONFORTANTI QUADRETTI DI VITA DOMESTICA  

Il punto nevralgico è che, in famiglia, non ci sono ricette o “decaloghi” da seguire: gli equilibri affettivi ed emotivi vanno ricalcolati frequentemente, perché ciascuno si senta accolto e custodito. Noi genitori ci ritroviamo spesso a parlare da soli e a ripetere tre, quattro frasi che si lasciano cadere miseramente nel vuoto, giorno dopo giorno. Quelle porte delle camerette spesso chiuse e i genitori a chiedersi cosa starà avvenendo di importante in quei rifugi atomici fortificati, in cui polvere e batteri non identificati regnano sovrani. Poi la porta si apre e allora noi genitori accorriamo al raduno, pensando sia giunto l’atteso tempo di parlare a tavola, finalmente riuniti almeno dalla comune esigenza fisiologica del nutrirsi.

L’inizio sembra tranquillo, il cibo appare buono e il momento sembra propizio per l’innocua domanda su come vada “in generale”, a scuola e con gli amici. Ma un subdolo nemico è sempre in agguato e si fa strada nella convinzione delle nuove generazioni: quello, cioè, di non poter essere comprese da quei dinosauri dei genitori, che hanno da dispensare consigli e ammonimenti ormai estinti. Si ingaggia uno scontro verbale, partito da una domanda semplicissima e quello che doveva essere un dialogo arricchente e vivificante può finire col trasformarsi in un braccio di ferro, che   termina con una nuova porta che si chiude sul naso dei genitori e l’emblematica espressione….. “Voi non potete capire!”. Un quadro davvero non incoraggiante, che lascia poco spazio al lieto fine. Eppure non tutto è perduto… Basta abbandonarsi ai ricordi del cuore.

 

UNA FIGURA SIGNIFICATIVA PER IL PROPRIO CAMMINO

Ciò che ciascuno di noi diventa, come genitore, affonda le sue radici profonde e autentiche in un vissuto dell’infanzia, in una figura strategica che ha firmato il nostro cammino, in una persona cara, a volte dal lessico familiare semplice, ma costituito da dinamiche di impatto comunicativo profonde, che tuttavia si chiariscono nelle nostre anime solo a posteriori. Nel mio vissuto c’è stata lei: mia nonna. Non sarebbe certamente indicata oggi come modello ideale dagli psicologi o dai tanti esperti della comunicazione affettiva, non rientra nel range della perfetta comunicatrice, tutt’altro.

Unica figlia femmina di sette figli, era diventata una donna volitiva, combattiva, stacanovista, impulsiva, permalosa e profondamente fragile. Se deludevi le sue aspettative si chiudeva in un mutismo selettivo, che aveva una bella portata d’urto destabilizzante sul povero familiare malcapitato, che si beccava tutta la pesantezza dei conseguenti sensi di colpa.

Eppure da lei trasudava uno spirito di donazione gratuito e incondizionato. Non mi parlava di Dio, ma i suoi gesti di accudimento lo disegnavano quotidianamente nel cuore di coloro che amava. Anche con le sue chiusure e non-comunicazioni, parlava il lessico dell’Amore e nel riflesso dei suoi occhi leggevi quanto tu eri importante.

 

OCCHI NUOVI E UN CUORE NUOVO

Ecco, credo sia questo il meraviglioso traguardo cui dovrebbe puntare il nostro vivere in famiglia, il jolly vincente alla base della partita ingaggiata: nonostante le nostre limitazioni come genitori, aldilà dei nostri personali fallimenti, possiamo filtrare tutto attraverso l’accesso venoso dell’amore di donazione, per scardinare la cortina di ferro che a volte si alza tra genitori e figli e che forse non ci sarà neanche dato sapere in che misura sarà abbattuta.

Quando, però, sarà avvenuta la trasfusione vera, quella che porterà genitori e figli ad avere una nuova consapevolezza di un Amore ancora più grande di quello dei genitori e ancor più antico - della certezza, cioè, della presenza di un altro Interlocutore e Mediatore delle nostre vicende familiari - la nostra vita familiare di comunione e comunicazione sarà stata davvero autentica e irripetibile.

Sarà allora che noi genitori abbandoneremo atteggiamenti giudicanti nei confronti dei figli e smetteremo di pensare colpevolmente che tutti i loro fallimenti siano nostri; sarà quello il momento in cui i figli usciranno dalle loro camere e ti guarderanno con occhi diversi, non per chiederti qualcosa, ma per sapere se hai bisogno di qualcosa: sarà allora che scorgerai nei loro occhi un lampo d’amore mal celato, che ti inonda il cuore della consolazione di aver fatto un buon lavoro, nella misura in cui ti sarai abbandonato e affidato a Gesù nelle montagne russe quotidiane.

La vita familiare, per quanto difficile possa sembrare oggi, forse ancor più che nel passato viste le ingerenze esterne fuorvianti e ostacolanti, con l’aiuto di Dio, della preghiera perseverante e fiduciosa che ripone tutto nelle sue mani, può ritrovare nuova linfa vitale, può tornare a ricoprire il ruolo centrale che le spetta nella società, può davvero ripartire per donare al mondo una generazione di amati, che sapranno dare a questi tempi egoisti il dono più grande dell’essere umano agli altri: il dono di se stessi.

 

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