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DOMENICA DELLE PALME: PASSIONE DEL SIGNORE - 10 aprile 2022 - ANNO C

La Parola di Dio commentata ogni settimana dai Servi e dalle Serve del Cuore Immacolato di Maria

Vangelo

La passione del Signore.

 

Spunti di riflessione

Siamo ormai giunti all’ultima Domenica che ci separa dalla Pasqua, tradizionalmente conosciuta come “Domenica delle Palme”, perché ricorda l’entrata di Gesù in Gerusalemme. È un ingresso “trionfale”, come si addice a un vero Re di pace: Gesù, infatti, cavalca un asino adornato dei mantelli dei suoi discepoli e viene osannato dalla folla, che lo accoglie coprendo il terreno polveroso con rami di palme, quasi a riparare il cammino di Gesù dalla sporcizia e dalla polvere della strada.

Gesù viene esaltato dalla folla, che lo riconosce come il Messia atteso, accompagnato da tutti i prodigi e i segni che va compiendo tra la sua gente: piccoli e grandi miracoli, che attestano quanto Egli sia vicino alle necessità e alle aspirazioni di tutti. Quei “segni” rimandano a un desiderio ben più profondo e importante, qual è l’anelito del cuore di ogni uomo di incontrare e di conoscere la Verità.

In questa Domenica, durante la Celebrazione eucaristica, oltre al racconto della Passione, ascolteremo anche parte del capitolo 19 del Vangelo di Luca, che introduce la tradizionale benedizione dei ramoscelli di ulivo. Il testo racconta proprio l’entrata trionfante di Gesù a Gerusalemme. L’ultimo paragrafo, però, riporta un dettaglio non secondario. Ad alcuni farisei, che rimangono interdetti dall’eccessivo entusiasmo degli astanti, Gesù risponde: «Vi dico che se questi taceranno, grideranno le pietre!». (Lc 19,40)

Chi può, infatti, non riconoscere la benedizione di Dio, con cui viene accompagnato Gesù fra la sua gente? Ben a ragione la folla lo acclama, esclamando: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli» (Lc 19,38). Nessuno può mettere in dubbio tutti i prodigi che qualche giorno prima aveva compiuto. Possiamo immaginare che, tra quella folla osannante, ci sia almeno qualcuno dei dieci lebbrosi guariti miracolosamente; ci sarà stato anche Zaccheo, guarito dalla “lebbra” che imbruttiva il suo cuore e la sua vita, rendendola disonesta… insomma: ciascuna, delle persone lì presenti, avrebbe potuto raccontare tante grazie, ricevute da Gesù!

Ma noi sappiamo che cosa, in realtà, il Signore dovrà subire. Gli avvenimenti che si susseguono sono a noi ben noti e quasi incomprensibili, ben distanti dal sentimento che albergava nel cuore di quelle persone, in quel momento di festa... Di lì a qualche giorno, Gesù verrà accusato ingiustamente; verrà arrestato e flagellato, per assecondare una folla diventata feroce e spietata. Poi le voci di condanna si inaspriscono, fino a condurre Gesù a morire con una delle morti più infamanti, inchiodato al patibolo della Croce. Nessuno di questi – che ora lo osannano – sarà presente alla Crocifissione, a cercare di difendere Gesù e di consolare sua Madre!

Che cosa è successo, nel cuore di quelle persone? Che cosa ha determinato un cambiamento così repentino e inspiegabile? Addirittura, qualche versetto più avanti, l’evangelista narra che Gesù, contemplando la città di Gerusalemme e sapendo che cosa gli avrebbero riservato i suoi abitanti, la osserva e piange. Piange, perché riconosce che ormai il cuore dell’uomo ha perso la voglia e la capacità di riconoscere la Verità.

Come mai si diventa improvvisamente incapaci di riconoscere il bene?

Il cuore dell’uomo perde questa capacità quando si sottrae alla luce della grazia divina e improvvisamente smarrisce la strada della Verità. Il nostro cuore, infatti, non sa stare vuoto: se non si riempie di bene, necessariamente cerca la soddisfazione in ciò che trova; assume, talvolta, atteggiamenti pieni di indifferenza, se non proprio di cattiveria e di disprezzo, verso di sé, verso il prossimo e, quindi, verso Dio stesso.

Nonostante tutto, Gesù rimane al nostro fianco e ci aspetta. Aspetta che rientriamo in noi stessi, che decidiamo finalmente di convertirci a lui, che apriamo il nostro cuore alla Grazia. Il segreto per asciugare quelle lacrime di Gesù sta proprio nell’atteggiamento fondamentale del nostro cuore, di fronte all’agire della Grazia e della Misericordia: l’accoglienza di Dio e della sua Parola nel quotidiano della nostra vita. A questa prima adesione, però, deve seguire una vera conversione di vita, che ci aiuti ad allineare finalmente il nostro modo di pensare e il nostro modo di agire con la volontà di Dio. Solo lì troviamo il vero bene, la nostra vera gioia.

Chiediamo, pertanto, in questi ultimi giorni che ci separano dalla Pasqua, la grazia di convertire la nostra vita e il nostro cuore.

Riporto, di seguito, una giaculatoria, a noi tanto cara:

«Ho un Dio da amare, ho un Dio da far amare,

e ho da rendermi amabile per far amare questo Dio».

 

 

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