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EDUCARE NELLA SCUOLA

Camminare fianco a fianco

di Paola Buson – II parte

Come aveva intuito S. Giovanni De La Salle, anch’io, appena terminata la Scuola magistrale, mi sentivo ed ero impreparata ad affrontare la realtà scolastica, perché non bastano le nozioni acquisite sui banchi di scuola, occorre fare esperienza e ben conoscere finalità e modalità dell’apprendimento, in base all’età dell’alunno. Occorrono davvero tante energie per stare al passo della crescita dei ragazzi e del cambiamento continuo della scuola e della società intera. Per me era molto impegnativo conciliare le esigenze familiari con quelle lavorative, ma la convinzione di dover sempre migliorare i miei interventi, per il bene degli alunni, mi mantenevano attenta alle nuove proposte, sempre disponibile all’aggiornamento, tenendo fissi i valori cristiani in cui credevo. Infatti la realtà scolastica è una comunità dove ognuno deve dare il proprio contributo in base al suo compito, dove tutto è in relazione all’altro e dove ognuno è importante, dove tutti possono dare qualcosa di bello e di buono, e dove, in ultima analisi, siamo tutti figli di Dio. Mentre avverti nella profondità del cuore che questo lavoro non è un lavoro come tanti altri, diventa una missione. Ogni giorno chiedevo il Suo aiuto, fino ad imparare ad offrire tutto, ogni azione, per il bene dei ragazzini che avevo davanti. Li ho sempre ricordati nelle mie preghiere chiedendo al Signore di perdonarmi se non li avessi amati abbastanza. Iniziare a conoscerli in prima elementare, oggi primaria, ed arrivare in quinta, ciclo dopo ciclo, è stato proprio un camminare loro accanto, guidandoli ad acquisire abilità e competenze umane, ma soprattutto a crescere e maturare come persone. La maestra sapeva tutto dei suoi alunni e delle loro famiglie, ci si incontrava anche fuori dalla scuola e si mantenevano relazioni positive per lungo tempo. Le generazioni sono passate e ho avuto anche la grazia di insegnare ai figli di genitori ex alunni! Un grande dono, ma anche una grande responsabilità. Era proprio come fare un tratto di strada insieme, istruendoli sui veri valori della vita, come “Gesù con i due discepoli di Emmaus” … Diverse volte a scuola, quando si poteva, abbiamo commentato questo passo del Vangelo mentre nel cuore affidavo le loro esistenze, la loro libertà alla Divina Provvidenza, perché portasse avanti quell’opera educativa, iniziata e mai conclusa nella vita, di cui avevano bisogno. Mi sentivo letteralmente una matita in mano al Divino Maestro!

E ancora, il fatto di affrontare e sostenere l’esperienza scolastica in gruppo/classe, come pensato da s. Giovanni de La Salle, offre enormi vantaggi: favorisce un apprendimento attivo e profondo, migliora l'inclusione, stimola il pensiero critico e prepara gli studenti alla vita adulta, trasformando le differenze in una risorsa. Il lavoro di gruppo nel processo educativo è fondamentale per sviluppare competenze cognitive, relazionali e sociali. Quando si lavora in gruppo, non solo si apprendono i contenuti, ma anche come interagire e collaborare con gli altri. Tante volte è successo che i ragazzi ricordassero con immenso piacere le attività svolte a “classi aperte”, progetti che coinvolgevano contemporaneamente più classi, oppure lavori a piccoli gruppi, in cui erano scattate dinamiche particolari tra i componenti: legami di amicizia mai esistiti, oppure diventati più stretti, reazioni di sana competizione, scoperte ritenute sensazionali, gesti di particolare gentilezza, scoppi di felicità… E il mio cuore scoppiava di gratitudine verso il Buon Dio che aveva permesso tutto ciò nei loro cuori, mentre io non me ne accorgevo, impegnata com’ero a mantenere un po’ d’ordine in classe e una parvenza di silenzio, per non disturbare…Obiettivo fondamentale per avere l’approvazione necessaria da chi di competenza: NON DISTURBARE! Ma con le parole di Papa Francesco, in occasione del terzo centenario della sua morte, un grazie va a S. Giovanni Battista del la Salle per essere stato “un pioniere nel campo dell’educazione, che ideò nella sua epoca un innovativo sistema educativo. Il suo esempio e la sua testimonianza confermano l’originale attualità del suo messaggio per la comunità cristiana di oggi, illuminando la via da seguire. Egli fu innovatore geniale e creativo nella visione della scuola, nella concezione dell’insegnante e nei metodi di insegnamento.

Era convinto pure lui, infatti, che la scuola fosse una realtà seria, per la quale occorresse gente adeguatamente preparata. Possiamo convenire che anche oggi ci vogliono insegnanti ed educatori con una solida formazione cristiana, capaci di sostenere e mettere al centro la persona affinchè non si faccia sommergere o schiacciare dalle nuove ideologie e diventare succube della tecnologia, che troppo spesso risulta essere contro l’uomo, più che a servizio dello stesso, o a sostenere i più bisognosi e i più poveri. Tutti abbiamo davanti agli occhi le carenze valoriali di una scuola moderna che tende a creare persone sempre più insoddisfatte della vita. S. Giovanni De La Salle intuì che l’insegnamento non può essere quindi solo un mestiere, ma una missione. Ecco perché si circondò di persone adatte alla scuola popolare, ispirate cristianamente con doti attitudinali e naturali per l’educazione. Cosa che oggi non viene tenuta in considerazione: tutti possono accedervi, si imparano fredde regole organizzative e progettuali, si verificano obiettivi prestabiliti, tutto deve essere controllabile, tutto deve essere programmato ed eseguito…bando ai sentimenti e alle sensazioni, alle attitudini e alle potenzialità personali. Il santo, invece, consacrò ogni energia alla formazione degli insegnanti, diventando lui stesso esempio e modello per loro, che dovevano esercitare un servizio al tempo stesso ecclesiale e sociale, e adoperandosi alacremente per promuovere quella che lui definiva la “dignità del maestro”. Quanto si è allontanata da questo principio la società attuale! I nostri nonni ci raccontano che quando, da piccoli, si tornava a casa lamentandosi per qualche rimprovero, i genitori provvedevano verbalmente, e spesso anche in modo più pesante, a rincarare il castigo, dato che l’insegnante “aveva sempre ragione” ed era l’alunno che doveva correggersi. In queste situazioni, pur con tutti i limiti, passava un messaggio educativo sostenuto, in un rapporto di collaborazione tra la scuola e la famiglia. Il rispetto di cui godeva un tempo l’insegnante è oggi da riconquistare con tanta pazienza e impegno. D’altra parte «De La Salle paragona la missione dell’educatore cristiano a quello del sacerdote: entrambi, per vocazione, compiono il rispettivo ministero per la propria santificazione e per quella delle persone affidate alle loro cure pastorali». Da qui l’invito che il santo francese faceva ai suoi docenti a «dedicare la propria vita all’istruzione e alla formazione dei loro alunni, come guide autorevoli che con tenerezza sappiano star loro accanto, proprio come collaboratori di Gesù all’opera della salvezza dell’umanità», ritenendo che «svolgono un autentico apostolato, consumando la vita nell’esercizio del proprio ministero educativo, rispondendo con zelo ardente alla chiamata di Dio per lavorare nella sua vigna alla salvezza delle anime dei ragazzi». Conoscere la figura di questo santo sacerdote/educatore mi ha profondamente colpita, ho condiviso in pieno le sue idee, e senza volerlo, mi sono resa conto di averle seguite quasi di pari passo nella mia lunga carriera, tanto da esserne quasi commossa. Che Maria Santissima, Madre e Maestra di virtù, guidi con materna protezione i passi di ogni educatore che incontra i cuori di tanti ragazzi anche oggi.

 

 

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