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EPIFANIA del Signore

"Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo"

di padre Riccardo Rossi icms

 

Nella Seconda Lettura, tratta dalla Lettera agli Efesini di San Paolo, leggiamo: “Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo”. L’Epifania che celebriamo quest’oggi è propriamente questo: la chiamata di tutte le genti a formare in Cristo un solo corpo, una sola Chiesa. È il Padre che chiama tutti a “formare lo stesso corpo”.

Ciascuno di noi è nel novero delle “genti” di cui parla San Paolo. E il Vangelo, nella sua narrazione, fa capire quel è il cammino che noi, così come ogni altra persona umana, compiamo per incontrare la salvezza, ossia Gesù, il Verbo Incarnato.

“Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. L’inizio della fede consiste normalmente nel bisogno che l’uomo sente di verità, di luce, di risposte vere alle grandi domande della vita. I Magi, che erano scienziati e astronomi, vedendo un fenomeno celeste straordinario, non mettono a tacere la loro ragione; non censurano le loro domande. È così che quella stella, da mero fatto celeste, osservabile da tutti, diventa per i Magi un “segno”: qualcosa che rimanda ad un significato ulteriore, più grande. Per incontrare Gesù, è necessario non spegnere la nostra ragione, “sbilanciata” a comprendere ciò che accade dentro e fuori di noi.

Ma qual è la “stella” di cui si serve il Padre per chiamare ciascuno di noi a mettersi in movimento, nel proprio cammino di fede? Dio ci chiama, nascosto, sotto il nostro desiderio di beatitudine, di felicità vera e piena. Dio è presente in modo indiretto, nascosto sotto il nostro desiderio di beatitudine. Quando, infatti, desideriamo essere felici, di una felicità piena e duratura; quando ci rendiamo conto che ogni bene creato è incapace di rispondere a questa esigenza, in realtà, stiamo cercando l’incontro con Gesù.

“I vostri ardenti desideri ci sembrano delle mani invisibili, con le quali bussate ad una porta invisibile, perché invisibilmente vi si apra e invisibilmente possiate entrare” [Sant’Agostino d’Ippona, “Esposizione sul Salmo 103”, 1].

Alla luce dell’esperienza dei Magi, possiamo allora renderci conto di quale sia l’insidia più subdola alla fede: ciò che rende impossibile perfino iniziare il cammino verso l’incontro con Gesù. È la mutilazione della nostra umanità, la quale può avvenire in due modi: il primo, restringendo l’uso della nostra ragione a ciò che è constatabile, misurabile, e verificabile. I Magi non si accontentarono di studiare un fenomeno celeste; la loro ragione penetrò più a fondo, e nel fenomeno videro un “segno”. Il naturale desiderio di vedere Dio è capace di comprendere la verità profonda della realtà, che sta oltre ciò che appare. Anche se ciò che appare è ostile, problematico, doloroso.

Il secondo, “accorciando” la misura del nostro desiderio, continuando a cercare ostinatamente la nostra beatitudine esclusivamente nei beni creati. Il cuore, così, disimparerebbe a pulsare per qualcosa che vada al di là del semplice “umano”.

Sant’Agostino, a tal proposito, invita così l’uomo: “Si convertano, dunque, e ti cerchino, poiché tu non hai abbandonato la tua creatura … si convertano, ed ecco, sei lì, nel loro cuore: nel cuore di coloro che ti riconoscono e si gettano in te” [Confessioni V, 2. 2].

I Magi riconoscono ed adorano; hanno trovato la risposta al loro desiderio. In Gesù riconosciamo e adoriamo il Figlio di Dio fatto uomo: e questo è tutto.

 

 

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