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Eppure… è venuto tra noi

Editoriale del Maria di Fatima – dicembre 2020

di padre Mario Piatti icms

 MARIA DI FATIMA - n°8, DICEMBRE 2020

EDITORIALE

 

In diversi passi del Vangelo, Gesù - in pochi e concisi termini - ci aiuta a rileggere tutta la nostra vita: in due sole parole rivela la nostra vera “identità”. Siamo servi inutili (Lc 17,10). Certo, è un’espressione che istintivamente ci sorprende e ci urta, perché provoca la nostra sensibilità e suscettibilità. Abbiamo di noi stessi un’ampia e robusta considerazione e il linguaggio del Signore ci appare mortificante, parziale e insufficiente. Eppure è la sacrosanta verità.

Siamo “servi”: in tutto e per tutto dipendiamo da Lui. Tutto ciò che siamo e che pensiamo di possedere è un dono, ha la sua sorgente in Dio. Siamo servi, chiamati a compiere, nel tempo, la sua Volontà. Per vie diverse, sempre nuove, sempre originali e “personali”: ma rimaniamo comunque “servi”, che spesso dimenticano la loro nativa e radicale povertà e che facilmente illudono se stessi, pensando di “farcela da soli”. Che si arrogano il diritto incontestabile di decidere della propria vita, di determinare i confini del Bene e del Male, di programmare il futuro, di muoversi con disinvoltura tra i problemi quotidiani, con la sicurezza di chi è “padrone di sé” e del suo tempo.

Siamo “servi”, che ritengono di poter tranquillamente stravolgere i piani di Dio con i propri progetti, immaginandosi di essere più bravi e più sapienti di Lui. Eppure basta un nulla per ricondurci alla verità: bastano un contrattempo o un leggero malessere per mandarci in crisi, una preoccupazione per angosciarci, un ostacolo imprevisto per fermarci, costringendoci ad ammettere che non siamo noi “i padroni”. Ma che siamo, appunto, al servizio di chi ci ha creati e ci ha resi custodi e amministratori delle sue infinite ricchezze, per il bene nostro e degli altri.

Siamo “servi”, ma addirittura “inutili”: totalmente espropriati dei loro presunti diritti. Quasi a dire che la nostra presenza, l’impegno, la fatica, la creatività, il lavoro, la nostra stessa vita siano degli “optional”, degli accessori: ci sono, ma potrebbero non esserci, al punto che, se non esistessimo, in fondo non cambierebbe nulla sul quadrante del nostro martoriato pianeta e il mondo andrebbe avanti benissimo, anche senza di noi…

Dunque: “servi” e per di più “inutili”: che non possiedono nulla di proprio - se non le proprie miserie - e che dovrebbero coltivare il solo desiderio di assecondare in tutto i voleri del loro padrone, senza neppure pretendere un “grazie” per il lavoro svolto. Scrive San Luigi Grignion di Monfort, nel suo “Trattato della vera devozione a Maria”, che addirittura la Vergine Santa - l’Immacolata, la Madre di Dio - dinanzi all’infinita Maestà dell’Altissimo, come semplice creatura è meno di un atomo: meno di un nulla. Alla scuola dei Santi, apprendiamo ogni volta questa lezione fondamentale. Essi, dopo aver speso una vita intera per amore di Dio e del prossimo, spesso candidamente confessano: un altro avrebbe fatto mille volte meglio di me…

Questa breve considerazione ci costringe a rientrare in noi stessi e ad ammettere con umiltà la nostra vera condizione: siamo un nulla, siamo il nulla. 

Eppure… eppure Dio si è fatto uomo per noi, si è incarnato per noi, ha sofferto e offerto tutto al Padre per noi: per questo “nulla”. Ha scelto liberamente di nascere in una stalla e di morire su una Croce per amore nostro, di questo “nulla” che siamo e che continuiamo a essere; di questo povero agglomerato di fragilità e di contraddizioni, che spesso genera problemi e disagi, a noi stessi e agli altri.

Cristo ci ha amati ed è disceso in terra per incontrare questo “nulla”, per condividere in tutto - tranne che nel peccato - la nostra fatica e il nostro sudore e per restituirci pienamente la nostra dignità perduta. Sì: perché non ci chiama più servi, ma amici, fratelli e figli; che da Lui ereditano la parentela con il Padre celeste e che con Lui hanno in comune il Cuore innocentissimo e immacolato di sua Madre.

 

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