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Essere Gesù in mezzo ai fratelli

Vita sacerdotale: un incontro

“Se comprendessimo bene che cos’è un prete sulla terra, moriremmo: non di spavento, ma di amore”

Oggi viene ricordato dalla Chiesa san Giovanni Maria Vianney, patrono dei sacerdoti, modello di vita sacerdotale; la sua missione di pastore era dedicata alla salvezza delle anime.

Il curato d’Ars era consapevole della grandezza del compito del sacerdozio e pieno di gratitudine per la vocazione che gli era stata assegnata.

Quando parla del sacerdozio, egli dice: «È un Sacramento che sembra non riguardare alcuno tra voi e che riguarda, invece, tutti. Questo Sacramento eleva l’uomo sino a Dio. Che cos’è un prete? Un uomo che tiene il posto di Dio ed è rivestito di tutti i suoi poteri ».

Proponiamo, una significativa testimonianza di P. Mario Piatti, tratta da: 100 storie in bianco e nero. Raccontate a colori da sacerdoti. A cura di Gabriel Gonzáles. Ed. Art, Roma 2011

 

 

ESSERE GESÙ IN MEZZO AI FRATELLI

di padre Mario Piatti icms

Le Missioni Popolari sono sempre una occasione di grazia straordinaria. Richiedono tempo e preparazione, impegnano ed esigono sacrificio – sia da parte di chi le svolge, sia da parte delle Parrocchie che le accolgono – ma i frutti spirituali che ne derivano sono innegabili.

Devo ringraziare il Signore per aver potuto partecipare, con i miei confratelli, a diverse predicazioni del genere, anche nella forma particolare della “Peregrinatio Mariae”. Tanti i ricordi: vengono alla mente il cuore e il volto di moltissime persone. Spesso vi è stato un “seguito” alla Missione stessa, permettendo a noi Padri di ritornare: a incontrare i giovani, o le famiglie, o semplicemente ad animare qualche giornata di spiritualità.

Tra i molti episodi accaduti – alcuni anche simpatici, che costituiscono un carnet di aneddoti, di cui vi parlerò un’altra volta – vorrei rammentarne uno in particolare, che mi è sembrato significativo e che spesso ho citato, in qualche omelia.

Eravamo ritornati in un paese della Sardegna per un “richiamo” alla Missione, svolta, credo, un paio di anni prima o giù di lì. Oltre al centro abitato più importante, vi era una costellazione di frazioni e di caseggiati, sparsi in un vasto territorio. Con il parroco o con qualche laico di buona volontà raggiungemmo pressoché tutti i malati e gli anziani, durante le mattinate, riservando i pomeriggi e le sere agli incontri con i bambini, con i ragazzi, i giovani e con il resto della popolazione. Sempre la gente ci accoglieva con cordialità e sincero affetto. Vi era una religiosità tradizionale e fervida, ancorata alle devozioni e alla pratica sacramentale. 

Entrammo in una casa, un po’ isolata, in cima a un colle, a un paio di Km dalla provinciale, al termine di un tratto di strada sterrata. Sullo sfondo, i brulli contrafforti dei monti segnavano lo scenario, così caratteristico in tanti paesaggi, quasi “lunari, dell’Isola. Una donna, di una cinquantina d’anni, ci venne incontro, ci salutò e parlò brevemente con il mio accompagnatore – che evidentemente conosceva - dei figli già grandi, dello studio, della difficoltà sul lavoro. Pregammo insieme. Benedissi la casa e poi mi fece cenno di seguirla nella camera attigua: “C’è mia madre. Ha quasi novant’anni e non vede e non sente quasi più”. Si avvicinò all’anziana signora, seduta su una sedia di vimini, avvolta in un ampio scialle e con la testa leggermente ripiegata in avanti. Si accostò all’orecchio, dicendole, con un tono un po’ elevato di voce: “Mamma, è venuto il Padre Missionario a trovarti”. Lei si scosse, si voltò verso la figlia, che le ripeté le medesime parole. Allora la vidi ergersi, a fatica, sulla sua persona, e quasi illuminarsi. Si alzò in piedi ed esclamò, due o tre volte: Il Missionario, il Missionario! Allora mi feci avanti, prendendole la mano. Mi parve ancora più luminosa nel volto, scavato dagli anni. Ancora disse: Il Missionario! In quel momento compresi di essere partecipe di un incomprensibile mistero, più grande di me: Gesù era entrato in quella casa, Gesù aveva benedetto quella buona gente, Gesù si era chinato su quella donna anziana. In quella sperduta frazione, era passato proprio Lui, il Signore; e lei aveva colto il mistero di quella visita, attesa da tempo, che aveva riempito il suo cuore di una inesprimibile gioia. Si confessò, ricevette la comunione e poi riprese il suo posto, sulla sua vecchia sedia di vimini, con Dio nel cuore.

Grande grazia – pensavo in auto - la nostra vocazione, che ti fa sentire Gesù per una povera donna anziana. Grande cosa la nostra chiamata: non portiamo il Signore, ma siamo Lui, in mezzo agli uomini. È un miracolo che accade sempre, ogni giorno, celebrando l’Eucaristia, riconciliando i fedeli, annunciando il Regno di Dio, pregando per tutti. È un miracolo quotidiano, posto nelle nostre mani e nella nostra vita. Ma occorre che una povera donna anziana te lo ricordi, te ne faccia sentire tutta la bellezza e la responsabilità. Il Missionario! Ripeteva. Come se fosse Gesù stesso che le parlava, che la confortava dei suoi dolori e della sua solitudine, aprendo il cuore – come soltanto Lui sa fare – alle vie del Cielo.

Quasi fosse Gesù, quel povero Padre Missionario. Un pover’uomo, certo, ma chiamato da Dio a essere Gesù per i suoi fratelli.    

 

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