Vangelo
“Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo”
+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv3,13-17)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Parola del Signore.
Spunti di riflessione
La Festa liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce vuole indicarci come tutta la vita di Gesù è stata orientata al compimento della volontà del Padre, che arriverà al suo culmine nel Mistero pasquale di Passione, Morte e Risurrezione di Cristo. Per realizzare tutto questo, la via obbligatoria che Gesù stesso ha percorso è stata la Croce: anche noi, suoi discepoli, dobbiamo passare attraverso questa via. Ma la Croce bisogna saperla abbracciare con amore, allora non sei più tu che la porti, ma sarà lei a portare te. La Croce, abbracciata dai Santi e dai Martiri, è stato l’unico cammino che li ha condotti alla gloria del Paradiso.
S.Paolo dirà che la croce deve essere la nostra unica speranza. Gesù parlava della sua Croce in questi termini, come del momento della sua esaltazione: “Io quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. (Gv 12,32). Infatti, la festa annuale del 14 Settembre si chiama Esaltazione della S. Croce, perché vuole farci scoprire, attraverso la liturgia, che la Croce di Gesù va vista non solo nel suo aspetto umiliante di sofferenza e di morte, ma anche nel suo aspetto “esaltante”, secondo le parole di Gesù stesso nel Vangelo: “E come Mosè innalzo il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo”. (Gv 13, 14) La Croce è vittoria sul peccato e sulla morte, perché solo attraverso questa via possiamo giungere alla gloria della Risurrezione.
È stato detto giustamente che “chi cerca Gesù senza la croce, troverà la croce senza Gesù”. C’è la croce perché c’è il crocifisso! Il Libro dell’Imitazione di Cristo ammonisce: “Se porti volentieri la croce, essa porterà te e ti condurrà al desiderato fine. Se getti via una croce, sicuramente ne troverai un’altra, e forse più pesante. Ricordati che tutta la vita di Cristo fu croce e martirio; e tu pretendi per te riposo e gaudio?” Infatti, Cristo non ti salva dalla Croce, ma nella Croce; non ti protegge dal dolore, ma nel dolore, non dalla tempesta, ma dentro la tempesta della vita, perché voler essere discepoli del Cristo significa avere scelto e deciso di seguirlo, e quindi avere Cristo come unico punto di riferimento della e nella nostra vita.
Lo seguiamo perché lo amiamo e perché abbiamo fondato su di Lui, e solo su di Lui, la nostra vita. Vivremo, nonostante tutto, infedeltà ed errori quotidiani, ma non saranno questi a troncare la nostra sequela a Cristo, se sapremo accettarli e viverli come limite e quindi come parte della croce che ogni giorno ci è chiesto di portare. Una croce fatta di grandi e piccole sofferenze e miserie, ma è proprio l’adesione alla “nostra” croce quotidiana, la via per santificarci ed avere il coraggio di affidarsi soltanto a Dio e seguire Gesù con totale abbandono e senza nessun compromesso.
A tal proposito è interessante riportare un episodio altamente significativo. Un giorno di una Settimana Santa di diversi secoli fa, una giovane donna di Foligno, che poi sarà la beata Angela, sentì risuonare nel suo cuore, mentre stava meditando sulla Passione di Gesù, queste parole: “Non ti ho amato per scherzo!”. È proprio vero che l’amore di Gesù Cristo per noi è arrivato fino alla follia della Croce e solo attraverso la Croce ci viene donato e manifestato l’amore di Dio. Infatti “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.