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“L’anima mia magnifica il Signore”

di Sr. Elisabetta Marzotto icms

“L’anima mia magnifica il Signore” (Lc 1,45): è l’esplosione di gioia di Maria Santissima di fronte al saluto di Elisabetta che, “piena di Spirito Santo”, L’ha riconosciuta Madre di Dio. E Maria Santissima Le risponde ringraziando il Suo Dio, perché “ha guardato l’umiltà della sua serva”. Dio L’ha vista piccola creatura, L’ha amata come figlia ed è stato per questo il Suo Salvatore. Le è venuto in aiuto, donandoLe ogni grazia; anzi, di più: donandoLe la Fonte della Grazia, Suo Figlio. E Lei, allora, canta che “grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente”.

Tutta la forza di questa Donna è nella Sua profonda umiltà, l’umiltà di chi sa cogliere la verità di se stesso, del suo essere creatura e non Creatore, e non se ne fa un problema, non si sente da meno.

La Vergine Maria sa di essere figlia di Dio e di ricevere tutto da Lui e ne gioisce sinceramente e profondamente. Chiede con semplicità a Lui, perché Lei è nulla e Lui è Tutto: è Suo Padre, lieto di poterLe donare ciò di cui ha bisogno. Ora Ella porta in grembo il Suo Dio e sa di esserne la Madre, ma non accampa diritti, non avanza pretese a Lui o a chi Le sta accanto, non si aspetta “il posto d’onore”. E non pretende di essere servita: è Lei che “si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta” (Lc 1,39) la cugina Elisabetta, per mettersi al Suo servizio. Ecco le grandi cose di Dio, ecco quello che Lui fa per chi si abbandona nelle Sue mani: Dio cambia non solo la nostra vita, ma ci rende capaci – proprio perché Lui ce ne dà la grazia e la forza – di fare anche noi grandi cose, per gli altri e con gli altri. Certamente grandi non per il mondo, per il quale valgono solo i potenti seduti sui troni, i superbi dispersi nei pensieri del loro cuore, i ricchi di cose materiali.

 Dio stende la Sua misericordia su quelli che Lo temono, su quelli che si fidano di Lui, perché sanno di essere figli e non hanno paura di Lui come di un rivale o di uno che vuole costringerci a fare solo quello che vuole lui e non vuole che ci godiamo la vita; perché sanno che Lui, la vita, ci aiuta davvero a viverla “al massimo” e a essere pienamente felici. Dio spiega la potenza del suo braccio per quelli che sanno di non avere il controllo di tutto, ma non se ne fanno un problema, perché tutto è nelle mani di Dio, Padre infinitamente buono e amoroso. E perché Lui l’ha promesso ai nostri padri – ad Abramo e alla sua discendenza – che avrebbe soccorso il suo servo, non solo ieri o oggi, ma per sempre. E se Dio promette, mantiene, perché “Se moriamo con Lui, con Lui anche vivremo, se perseveriamo, con Lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, Lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, Lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso” (2Tm 2,11-13). Ecco le grandi cose che Dio compie proprio per te e, poi, con te, per gli altri. Sì, perché Dio non ti vuole “un burattino” nelle Sue mani: vuole che usi tutta la tua libertà, che fai domande – ti ricordi il “Com’è possibile? Non conosco uomo!” (Lc 1,34) di Maria Santissima? – per compiere al meglio quello che Lui ti propone; accetta anche che non capisci e che pesti i piedi quando ti spaventi del tuo nulla, di fronte alle proposte da brivido che Lui ti fa. Dio vuole proprio te e non un altro! Perché Dio, se molli le redini della tua vita, guarda con tenerezza anche alla tua umiltà e alla tua povertà di mezzi e di risorse e ricolma anche te dei suoi beni. E, se ci pensi, è quello che ha fatto non solo con Sua Madre, ma anche con tanti Suoi umili servi, inutili e ignoranti agli occhi del mondo, ma ora Santi e Beati nella storia della Chiesa. È la vita della piccola Bernardette di Lourdes, è la storia dei nostri tre piccoli Pastorelli di Fatima: Lucia, Francesco e Giacinta. Il mondo non avrebbe scommesso nulla su di loro, ma Lui, Dio, ha scommesso tutto, perché Lui sapeva che loro non si sarebbero tirati indietro. Non perché sapevano di avere chissà quali grandi doni: no! Come Maria Santissima, erano sicuri che, se Dio chiedeva, avrebbe concesso anche la grazia di compiere la missione che affidava loro. Dio non ci chiama perché siamo capaci, ma ci rende capaci proprio quando ci chiama e quando diciamo il nostro sì! Provare per credere!

 

 

 

 

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