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GIOVEDÌ SANTO

di p. Enzo Vitale icms

Ogni sacerdote sa benissimo quanta “fatica” deve fare per vivere la Settimana Santa. Anche coloro che non esercitano un ministero pastorale attivo e, nella Chiesa, hanno compiti che non li impegnano direttamente a contatto con il popolo di Dio, sanno che in queste giornate c’è davvero tanto da correre.

Fino ad un paio di anni fa, anche a me non mancavano queste occasioni… oggi è diverso!

A causa del Covid e conducendo una vita meno “pastorale” e più ritirata, sento la mancanza della liturgia attiva della Settimana Santa.

Credo, comunque, in sincerità, che i parroci, nonostante le paure presenti nel cuore dei fedeli di frequentare luoghi affollati, non abbiano a lamentare “mancanza di lavoro”… ed io, aggiungo, beati loro!

Sicuramente la Settimana Santa, ricca di segni che nascondono e, a tratti, svelano la presenza di Cristo, sono un momento importantissimo nell’anno liturgico.

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 1609, leggiamo: «Il termine “liturgia” significa originalmente “opera pubblica”, “servizio da parte del popolo e in favore del popolo”. Nella tradizione cristiana vuole significare che il popolo di Dio partecipa all’ “opera di Dio”. Attraverso la liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l’opera della nostra redenzione».

E, richiamando alla mente quanto affermato nella Sacrosantum Concilium (testo cardine sulla Liturgia del Concilio Vaticano II) al numero 7 leggiamo: «Giustamente, perciò, la liturgia è ritenuta quell’esercizio dell’ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, mediante il quale con segni sensibili viene significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell’uomo, e viene esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo Sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado».

Queste due semplici definizioni ci aiutano a capire quanto si perda, in termini di fede, con le restrizioni che la stessa liturgia, ha e avrà, in termini di “segni visibili”.

La quasi totalità delle Diocesi ha, di fatto, disposto una riduzione e limitazione di tali segni.

Stando a quanto stabilito dalla Congregazione per il Culto Divino, pertanto, nel caso del Giovedì Santo, è stato stabilito che «… “si ometta” la lavanda dei piedi ... Non verrà effettuata neanche la processione conclusiva e il Santissimo Sacramento verrà custodito nel tabernacolo. Eccezionalmente, viene concessa ai presbiteri la facoltà di celebrare la Messa “senza concorso di popolo, in luogo adatto”».

Pertanto, non avremo modo di assistere alla tradizionale Lavanda dei Piedi che, anche se per noi adulti può suscitare sentimenti di indifferenza perché troppo “abituati” e poco capaci di “meravigliarci”, certamente suscita grande interesse nei più piccoli stupiti nel vedere qualcosa di tanto unico e raro come può essere il veder lavare i piedi a qualcuno in pubblico. Ancora di più se a lavare i piedi è un prete… abituati come sono a vederlo “presiedere”.

Altro importante segno che, purtroppo, non vedremo – e che nella maggioranza dei casi interessa il Giovedì Santo, sebbene in alcune diocesi era anticipato ai giorni precedenti – è la celebrazione della Messa Crismale, momento fondamentale nella vita sacerdotale.

Morale di tutto.

Ci rendiamo conto dell’importanza di qualcosa, quando questo “qualcosa” viene a mancare.

Dobbiamo riscoprire l’importanza dei segni liturgici. E dobbiamo farlo a partire da quanto in essi è nascosto. Il periodo che ci costringe ad una cattività forzata sia vissuto come un’occasione per stare vicini al Signore, “fargli compagnia”, in quell’orto in cui anche i Suoi più stretti amici lo hanno lasciato solo perché addormentati. Facciamogli compagnia nelle nostre case, con piccoli ma significativi momenti di preghiera.

Lui non lesinerà a chi, con cuore sincero, implorerà, ogni Grazia.

E Dio ci aiuti a vivere questi giorni santi con maggiore fervore, con maggiore raccoglimento, nella speranza, fiduciosa, di avere presto possibilità di manifestare e vivere in pienezza la liturgia, servizio da parte del popolo e in favore del popolo.

 

 

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