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Giuseppe Moscati: l’Amore che guarisce!

di Maria Giordano

Giuseppe Moscati nacque a Benevento il 25 Luglio 1880, settimo di nove figli; suo padre, Francesco, si era trasferito a Benevento con la famiglia in seguito alla sua elezione come presidente del tribunale beneventano e sognava per Giuseppe una brillante carriera come avvocato. Nel 1884, la famiglia Moscati si trasferì a Napoli e qui “Peppino” -  come veniva abitualmente chiamato da tutti -  ricevette la Prima Comunione presso la Chiesa delle Ancelle del Sacro Cuore, frequentata da Santa Caterina Volpicelli e dal beato Bartolo Longo, con i quali la famiglia Moscati intratteneva solidi rapporti di affetto e di amicizia.

Nel 1897, Giuseppe si iscrisse alla Facoltà di Medicina e nel 1903 si laureò a pieni voti e con diritto di stampa.  Iniziò subito a lavorare come medico presso l’ospedale degli Incurabili e, in seguito alla partecipazione ad alcuni concorsi, divenne prima assistente e poi docente universitario. La sua vita, in questi anni, è segnata da gravi lutti familiari: alla mancanza del padre, venne ad aggiungersi la perdita del carissimo fratello Alberto dopo dieci lunghi anni di sofferenze sostenute grazie alle amorevoli cure di Giuseppe che, probabilmente, maturò la propria “vocazione” attraverso questa esperienza. In questo contesto, il giovane Moscati sperimentò i limiti della scienza medica e, al contrario, l’ infallibilità e il conforto della fede in Dio attraverso l’esercizio della carità, che sarà l’elemento costante di tutta la sua esistenza.

Per lui, infatti, scienza e fede non erano assolutamente in contrasto ma, piuttosto, è quest’ ultima ad illuminare ogni aspetto dell’ esistenza umana e,  con questa certezza,  decise di dedicare tutto il suo tempo alla cura degli ammalati, soprattutto quelli più poveri e abbandonati che spesso erano anche lontani  dalla pratica dei sacramenti della vita cristiana. Per questo motivo, il dottor Moscati, ai suoi pazienti, consigliava sempre di dedicare del tempo alla preghiera e di fare una buona confessione. Numerosi avvenimenti della sua vita parlano della grande carità e amore per il prossimo: in ogni ammalato era presente “Cristo sofferente”!

Fondamentali furono i suoi interventi durante un’eruzione del Vesuvio nell’Aprile del 1906, quando riuscì a salvare alcuni ammalati ricoverati in un piccolo ospedale pochi momenti prima del crollo e, ancora di più, tre anni dopo, quando un’ epidemia di colera colpì Napoli e Moscati fu chiamato a occuparsi delle opere necessarie per il  risanamento della città.

Giuseppe Moscati, per potersi dedicare completamente alla cura del prossimo, rinunciò volontariamente alla carriera universitaria e ai posti d’ onore che meritava e visse sempre con grande spirito di abnegazione e di sacrificio. Unica compagna di vita e nell’ apostolato fu sua sorella Nina, alla quale Giuseppe consegnava tutto il suo stipendio e che poi veniva utilizzato per comprare le medicine o il cibo a chi non poteva farlo. Quella di Giuseppe Moscati era un’attività febbrile, senza sosta: alle lunghe ore trascorse in ospedale presso il capezzale degli ammalati, ne seguivano  altre a casa, dove lo attendeva sempre una lunga fila di persone bisognose di ogni sorta di cure… il medico “ santo”(questo appellativo lo ricevette quando era ancora vivo) infatti, sapeva curare i mali del corpo e anche quelli dello spirito, con le sue parole  sempre piene di  conforto e di carità fraterna! La morte lo colse improvvisamente il 12 Aprile del 1927, mentre si accingeva ad iniziare le visite dei malati che si recavano a casa sua. Un grido di dolore e di sgomento attraversò tutta la città partenopea: “È morto il medico santo!

Dal 1930, le sue spoglie mortali riposano presso la Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli, dove è possibile ammirare anche numerosi oggetti di arredamento, libri e strumenti di lavoro appartenuti al grande medico. S. Giuseppe Moscati è stato dichiarato beato dal papa Paolo VI il 16 Novembre 1975 e canonizzato da S. Giovanni Paolo II il 25 Ottobre 1987.

 

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