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Educare il cuore al dono di sé

Editoriale - Rivista Maria di Fatima - luglio/agosto 2026

di padre Mario Piatti icms

Forse, se guardassimo alla vita con gli occhi della retta ragione e della fede e cessassimo, almeno per un momento, di lamentarci di tutto e di tutti (come purtroppo facilmente accade…), scopriremmo tanti veri tesori di luce e di grazia che corredano la nostra esistenza. Ci accorgeremmo che tutto ciò che siamo e che possediamo ci è stato dato per un fine di bene, che tutto Dio ha disposto per la nostra santificazione e per la edificazione del nostro prossimo. Siamo creati per aiutarci, per sostenerci a vicenda, con il buon esempio e con le opere di carità.

Spesso, invece, siamo purtroppo motivo reciproco di male, di scandalo; ostacoliamo il cammino nostro e dei nostri fratelli e sorelle verso la pienezza della verità e dell’amore.

I beni materiali, necessari strumenti di sostentamento e canali di comunicazione e di relazione con il prossimo, ci rendono sovente schiavi, asservendoci al fascino della ricchezza e del “potere”, compromettendo addirittura i più teneri legami famigliari, per la cupidigia del possesso e il miraggio di allettanti guadagni, come nel caso di una comune eredità contesa.

L’affettività – qualità straordinaria dell’anima, che ci apre agli altri e che riempie di fragranza e di “fascino” la quotidianità – va costantemente educata e purificata, perché rischia spesso di ridursi a concupiscenza, di banalizzare e di alterare i rapporti personali, di pregiudicare il nostro delicato equilibrio interiore, sfociando addirittura nelle diffuse aberrazioni della nostra epoca.

Il cuore umano, “fatto per amare”, diventa così uno strumento malato, infetto, capace di produrre danni incalcolabili, in tutte le direzioni…

Ciò che ostinatamente tratteniamo per noi stessi e non doniamo al Signore e non investiamo per gli altri, genera, prima o poi, solo tormento e disagio. Si rivolta contro di noi proprio ciò che più gelosamente avevamo custodito e “chiuso in un cassetto”, nella illusione di difendere i nostri “tesori”, che richiedono sempre, al contrario, di essere messi in gioco e fatti fruttare.

La parabola dei talenti (Mt 25,14-30) è di perenne attualità: la paura paralizza uno dei servi, inducendolo a seppellire la somma ricevuta dal padrone, invece di farne maturare gli interessi, come hanno fatto i suoi due compagni. La vita dei Santi, in una varietà infinita di sfumature e di circostanze, attesta l’urgenza, iscritta nel cuore stesso dell’uomo – cioè di ciascuno di noi – di non perdere tempo, di valorizzare tutte le circostanze quotidiane per “fare del bene”, per operare sempre secondo la volontà di Dio, moltiplicando e rendendo fecondi gli infiniti germi di bene ricevuti dalle mani stesse del Padre.

La vicenda di Fatima conferma la bontà della “strategia” di coloro che intendono impiegare bene, con il massimo profitto, il tempo e le energie ricevute, vivendo costantemente concentrati sull’ideale, su Cristo stesso. Nostra Signora, come una buona e santa Madre ed educatrice, indica ai Pastorelli la via del sacrificio, dell’offerta generosa di sé, per crescere nell’amore e per contribuire efficacemente alla salvezza eterna di ogni uomo.  

Non vi sono state più distrazioni, ritardi o “depistaggi”, nel cuore di quei tre fanciulli, ma solo il santo e fermo proposito di dar senso e valore a ogni azione, anche la più piccola e apparentemente insignificante, ma sempre tanto preziosa agli occhi di Dio.  

Con la loro “disarmata e disarmante” semplicità, Lucia, Francesco e Giacinta sono un provvidenziale richiamo per il nostro egoismo, la nostra indifferenza, i nostri criteri “mondani”, che ci fanno perdere innumerevoli occasioni e opportunità di bene. Essi non hanno coltivato che un solo desiderio: consolare il Cuore di Dio, amare il Signore prima e sopra ogni altra cosa, lasciarsi guidare dalla mano materna della Vergine, per essere veri e validi collaboratori nell’universale opera della Salvezza.

La loro fede – radicale e incrollabile – ci insegna, oggi più che mai, a valutare gli eventi secondo la logica del Vangelo, ad assecondare in noi gli incessanti appelli dello Spirito e a non seguire le vie del mondo, che, dietro seducenti proposte, nascondono l’insidia dell’Antico Serpente e hanno come esito, fatalmente, la morte.

 

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