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GRAZIA E LIBERTÁ

di Sr. Paola Lanzilotti icms

Ogni giorno incontriamo tante persone a cominciare da quelle che vivono con noi, e poi, quando usciamo di casa, ci troviamo inevitabilmente a contatto con gli altri... tanti “altri” differenti.

Pensiamo a tutti quei volti che sono comparsi nella nostra vita, persone che in vari tempi e a vario titolo, sono entrati nella nostra storia, cosí come noi nella loro.

Nella maggior parte dei casi non ci siamo scelti e, passata la ragione che ci ha messo insieme, ognuno ha continuato sulla sua strada.

All’inizio del suo pontificato, papa Benedetto XVI parla di un altro tipo di incontro, quello che ti cambia la vita, che determina una svolta, che lascia il segno (cfr. Deus Caritas Est 1).

Solo alcune persone hanno il “potere” di fare questo.

E sarebbe una bugia dire che averle incontrate o meno é la stessa cosa. Difatti diventa impossibile dimenticarne il nome, il ricordo e l’esperienza condivisa. Chi sono?

Sono coloro ci amano, che improvvisamente con il loro sguardo, con le loro parole, ci hanno reputati degni di attenzione, di stima, di fiducia.

Ci siamo scoperti importanti per qualcuno che non fosse la mamma o il papá. Non importa se si tratti di un coetaneo, di un insegnante...

Non siamo da soli.

E se questo qualcuno che ci guarda con amore fosse Dio stesso? Perché é proprio di Dio fattosi Uomo in Gesú Cristo che parla il Papa.

Il Cantico dei Cantici ci descrive il Signore come un Innamorato.

“Una voce! L’amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline [...]. Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia dalle inferriate” (Ct 2,8).

Lui è costantemente rivolto nella nostra direzione; ci cerca, si avvicina, ci guarda... Sono paragoni molto umani che nella loro semplicitá ci mostrano l’ansia e l’amore di Dio per ogni creatura.

Questo é il lavoro della Grazia.

Eterna sconosciuta eppure sempre presente in ogni attimo delle nostre giornate, in ogni evento, bello e meno bello. Di tutto la Grazia si serve per attirare l’attenzione su di sé, come il ragazzo che cerca di farsi notare dalla ragazza che gli ha rubato il cuore, come il bambino che desidera su di sé lo sguardo dei genitori, come gli amici che amano passare molto tempo a parlare insieme guardandosi negli occhi.

La Grazia fa questo: bussa alla porta dei cuori, senza stancarsi, notte e giorno, in modo gratuito. Questo Amore totalmente puro, bussa solo per dare, libero da ogni desiderio di soddisfazione personale, e comunque desideroso di essere ricambiato. Altrimenti non sarebbe Amore.

L’abbiamo visto, dietro al nostro muro, abbiamo finalmente incrociato i Suoi occhi, e il Suo sguardo non ci lascia indifferenti.  Ci manca ancora un ultimo passo: aprirgli la porta.

Nessuno puó farlo al posto nostro. Grazia e libertá.

“Alzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto!” (Ct 2,10)

Si, perché se non “ti alzi”, cioé se non ti sollevi da ció che é unicamente terreno, se non apri la porta della mente per conoscere Dio e quella del cuore per abbracciarlo, non ci sarà l’incontro, quello che ti avrebbe cambiato la vita.

Muoviamo la nostra volontá ad accogliere il dono.

“Dio, che ti ha creato senza di te, non puó salvarti senza di te” scrive S.Agostino.

Come potrebbe? L’Amore non si impone.

Molti hanno pensato di raggiungerlo con ripetuti atti di volontá mentre l’iniziativa é sempre di Dio e senza la Grazia che ci precede, che ci cerca, a niente servirebbero i nostri sforzi.

Altri, invece, hanno pensato di incontrarlo stando passivamente in attesa, cosí sono rimasti con un bellissimo regalo tra le mani che non hanno mai scartato. Perché scartarlo chiede un lavoro su se stessi, chiede di rischiare, chiede di mettere da parte le nostre sicurezze per aprirci alla novità di una relazione.

La Grazia bussa, e se la volontá liberamente apre, l’Amore regna.

Pertanto: “Non si rifiuti la lotta, se si ama il premio, e l’animo si accenda dal desiderio di operare, se é assicurata la ricompensa. Ció che vogliamo, ció che desideriamo, ció che domandiamo sará per dopo; quello invece che ci viene comandato di fare per avere ció che sará dopo, é per adesso” (dai Discorsi di S.Agostino, vescovo).

“Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20)

 

 

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