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GRAZIE GESÙ!

La bellezza di rendere grazie

di Sr. M. Paola Farace icms

Perché ringraziare? E ringraziarti di cosa, Signore?

Così è scritto in uno dei prefazi utilizzati nella celebrazione della S. Messa: “Tu non hai bisogno della nostra lode, ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie; i nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva”. Dio è Dio e la preghiera non può accrescere ciò che Lui già è, perché Egli è Colui che è; ma il rendergli continuamente grazie, con la mente, con il cuore, con la voce, eleva l’anima che, in Dio, ha il potere di trascinare dietro di sé ogni cosa che ci appartiene. E questo salva. Permette di guarire, di gioire, di esultare.

Scrive S. Paolo apostolo ai Tessalonicesi: ‘pregate incessantemente’; ma come è possibile farlo? S. Agostino risponde: ‘Il tuo desiderio è la tua preghiera’. Desiderare è già pregare. Se continuo è il tuo desiderio, continua è anche la tua preghiera. Se non vuoi interrompere di pregare, non cessare di desiderare.

 

“Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole…”

Tutto è semplice quando la vita scorre serena; ma nessuna vita è esente dalla croce, piccola o grande che sia, e allora lì sembra quasi che, apparentemente, tutto si complichi. Invece è proprio lì che si comincia a ‘fare sul serio’, che si gioca la partita…per vincerla.

Perché ringraziare…di cosa ringraziare se le sofferenze si moltiplicano? Se ciò che accade ci debilita di continuo? Eventi della vita che ci travolgono, cose che non vorremmo mai, che non ci aspetteremmo mai, che ci tolgono le forze e ci lasciano impotenti. Siamo trascinati a forza al limite di noi stessi. Ma è proprio al limite che avviene la scelta. L’uomo ha la possibilità, sempre, di scegliere. In quel punto lo sguardo si fa più autentico. È il momento della verità, la verità su noi stessi, su ciò che abbiamo dentro, la verità delle cose in cui crediamo, quelle che realmente amiamo. Sperimentiamo il fallimento di ogni sforzo umano.

‘Qualcuno’ permette che crollino certezze e ci mette da parte per ricordarci che è Lui il vero Autore della storia.

D’improvviso, infatti, fragilità, debolezza, diventano il luogo benedetto da Dio. Sì, perché è proprio lì che la Grazia di Gesù può sorprendere e invadere la vita. Sperimentare la debolezza è una via maestra per arrendersi alla Grazia. È sulla fragilità che Lei si innesta.

Il discepolo ‘lascia le reti’ e permette a Gesù di fare, rimane fermo in quella Volontà che sta permettendo. Una Volontà spesso non comprensibile (ma quale croce lo è?), fatta solo per essere abbracciata. Come dice Dio per bocca del profeta Isaia: “Ti consegnerò tesori nascosti” e, come ogni vero tesoro che per raggiungerlo devi faticare e sporcarti le mani, il nostro è nascosto proprio lì, fra quelle sue piaghe.

Nella sofferenza, ringraziare salva. È stando sulla croce che il dolore spinge a fissare lo sguardo in Gesù. Non avere soluzione per nulla, sapendo che l’unica vera soluzione è solo Lui. Sapere di non potere nulla, ma nella consapevolezza che Lui può tutto. E questo è riconoscere la sua Maestà.

È riconoscenza. È rendimento di grazie. È la confessione nel cuore del buon ladrone: ‘Tu sei veramente il Figlio di Dio’. È l’invocazione dell’anima fragile, piccola, che cerca tutto dal suo Signore. Il Signore che non delude mai, perché ha stretto con ognuno un’Alleanza eterna…sulla croce. Un’alleanza che si rinnova continuamente, in modo incruento, sull’altare, nell’Eucaristia.

 

“…in ogni cosa rendete grazie.”

Ogni cosa è pregna della benevolenza di Dio. Si tratta di essere svegli e cogliere al volo l’occasione, il bene possibile che c’è dietro. Riconoscere la gratuità di Dio in tutto. Attraverso strade che non aspettiamo, che non conosciamo, che ci sorprendono e spiazzano, Lui è lì con noi. Che bello ringraziare ancor prima di ogni evento. Dire al Signore che riconosciamo la sua azione ancor prima che si realizzi. È la preghiera del cuore che si abbandona. Una preghiera non passiva, ma attiva, perché dirige la volontà nella sua scia di grazia. E un cuore che sempre ringrazia non può che dimorare nella vera letizia e divenire potentemente contagioso, più di qualunque altro virus che possa mai esplodere in questo mondo.

Ci accompagni sempre questa Parola: “…cercate sempre il bene. State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. (…) Colui che vi chiama è fedele e farà tutto questo.” 1Ts5,16

 

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