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Hai già perso solo quando non combatti

Di fronte alla tentazione

di padre Davide Gilioli icms 

 (estratto dal MARIA DI FATIMA - n°8, dicembre 2020)

 

Come ogni cammino verso il Cielo, anche quello nella FCIM spesso parte spedito, poi, però, capita che inizi a rallentare o subisca pesanti battute d’arresto.
Tre citazioni d’autore per evitare di fermarsi nella vita spirituale.

 

Ci si avvicina ad un Movimento perché se ne resta affascinati.

In piccola o grande misura, ti colpisce quel particolare Carisma, perché senti che - finalmente! - la strada della santità sembra spianata, è lì a portata di mano, resa possibile da questa presenza forte di Dio che arriva a te attraverso il Suo riverbero in volti, incontri, persone, stili e modi di vita nuovi. Di questo, ciascuno di noi può darne conferma, lo sentiamo: la FCIM è la via tracciata da Dio per me.

Solo che, su questa strada che sembra spianata, ovviamente, si presenta un avversario, si mette in mezzo al cammino un nemico (il nemico) pronto a bloccare il nostro percorso. E lo fa - potremmo dire - ingaggiando battaglia, iniziando da quel primo affondo chiamato tentazione. Si tratta di uno scontro, vero e proprio, dove perdi tutte quelle volte che non lo riconosci tale e, per questo, non combatti.

           

PRIMA CITAZIONE

“La nostra battaglia non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Ef. 6, 12). Ecco perché a volte sembra così difficile: Principati, Potenze, dominatori di tenebre, spiriti del male. Mi pareva che non fossero robetta gli attacchi che arrivavano, mi sembravano fin troppo ben organizzati e terribilmente precisi gli affondi di un nemico evidentemente astuto, caparbio. Ciò che prova a farmi arrestare, ciò che mi si para innanzi nel mio cammino destinazione santità, non è un imprevisto qualsiasi. Non va preso sottogamba, anche se così verrebbe da fare per la sua quotidiana ordinarietà, ma va considerato per ciò che è: un abile attacco, a cui bisogna rispondere. Altrimenti quello affonda il colpo e fa male, ti piega in due e ti lascia a terra. All’attacco ci si oppone subito, senza lasciare spazio e tempo per nuovi affondi, nel modo più classico e diretto possibile: rifiutandolo.

 

Ho scelto Dio, voglio vivere di Lui e operare con Lui

 

SECONDA CITAZIONE

Non si esce dal male se non lo si ha in antipatia. Il peccato non muore mai di morte naturale, sempre e solo di morte violenta. Non si esce mai da un male senza dirgli di no. Forse una bestia feroce può scegliere di andare da un’altra parte e di allontanarsi da te, ma la tentazione non si dimentica di te e non si allontana mai (Don Fabio Rosini, L’Arte di Guarire).

Prima cosa da fare: dire di no. Non c’è atteggiamento più urgente da assumere: rifiutare. No. Solo due lettere, certo, ma che fatica… però è così, innanzitutto va parato il colpo. Pararlo, chiarendo che: “io sono di Cristo”. Punto. Dirlo a se stessi, affermarlo ancora una volta, sceglierlo ancora una volta. Se, in alcune occasioni, può essere difficile testimoniare Dio di fronte alle persone in cui ci imbattiamo quotidianamente, quasi sempre è ancora più impegnativo farlo di fronte a me stesso, farlo di fronte alla tentazione. Ma è ancora più necessario; arriva e io mi schiero: prendo posto dalla parte della verità, della carità, della mitezza, della purezza, della misericordia, della giustizia… dalla parte di Dio, insomma.

Il nostro fondatore insegnava che davanti ad una situazione pericolosa, bisogna subito tirare fuori il mitra e sparare immediatamente: ho scelto Dio, voglio vivere di Lui e operare con Lui. Ta-ta-ta-ta. Una raffica di colpi, senza pensarci due volte. Colpire subito (morte violenta), istantaneamente, senza stare lì a cincischiare, a perdere tempo, con quell’immediatezza e istintività propria - a volte - di quelle scelte fatte col cuore.

 

TERZA CITAZIONE

La guerra è indispensabile per difendere la nostra vita da un distruttore che divorerebbe ogni cosa; ma io non amo la lucente spada per la sua lama tagliente, né la freccia per la sua rapidità, né il guerriero per la gloria acquisita. Amo solo ciò che difendo: la città degli uomini di Nùmenor(Faramir a Frodo, J. R. R. Tolkien, il Signore degli Anelli-Le due torri).

Ciò che difendi, lo ami. Non è facile combattere e -spesso- non è neanche bello, perché bello si mostra quell’inganno apparente e falso che ti fa vacillare. Bello pare essere ciò che ti sta attaccando. Bello sembra ciò contro cui ti dovresti schierare.         
Ma ciò che amo vale di più, ciò che ho scelto vale di più. Posso dire di no solo per un amore più grande. Dico di no, e posso farlo subito, perché l’attacco – arrestando il mio cammino – mira a ferire ciò che mi sta a cuore. Allora reagisco, paro il colpo, perché quel no è -in realtà- un d’amore. Amo solo ciò che sono disposto a difendere; l’ardore del combattimento alla lunga si può spegnere, l’entusiasmo di lottare può venire meno, ma l’amore no, quello sa essere costante, non cede, non passa, resta, è il più potente baluardo di difesa.

Di fronte a ogni battaglia persa, pensando alle sconfitte subite, riflettendo su tutte quelle volte dove ho permesso che il mio cammino si bloccasse, forse posso arrivare a riconoscerlo: non ho detto di no perché ho amato poco, non ho detto di no perché non ho amato davvero. Si perde, anzi, si parte sconfitti in partenza, non quando il nemico abilmente si presenta come forte e invincibile, ma quando non si combatte neanche. Solo in quel caso ha vittoria facile, quando resto impassibile e immobile, quando mi lascio colpire. Ho già perso solo quando non combatto.

È il parare il colpo che manifesta ciò che ha scelto il mio cuore, è la costanza nella lotta che lo custodisce. Amo ciò che difendo.

 

PERÒ

Certo, lo sappiamo anche per esperienza: lottare non basta. E non è solo questione di buona volontà, d’accordo. Un no deciso è un primo passo, è ciò che mi è richiesto, ma non è sufficiente. Ovvio. Anche perché i Principati e le Potenze di cui sopra sanno il fatto loro e, probabilmente, sono un attimino più scaltri di me. Però fa solo che bene ricordare come io abbia la mia parte da svolgere, poi Colui che ha già vinto farà sicuramente la sua, e a Lui allora devo sapermi rivolgere; perché, alla fine, farsi aiutare della Potenza di Dio credo possa anche essere una idea anche interessante.

Una Potenza e una Forza (e una Grazia) da attingere a piene mani in quelle fonti inesauribili che sono i sacramenti e che ritroviamo anche, in abbondante misura, proprio in ciò che ha smosso il mio cammino: nella bellezza di quel Carisma cha ha dato nuovo slancio alla mia vocazione. Nella certezza che, se lascio spazio a Colui che ha iniziato in me la sua opera, la porterà a compimento.

Io paro il colpo, Dio porterà vittoria.

 

 

***

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