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HAI RIVELATO I MISTERI DEL REGNO AI PICCOLI

Dalla bocca dei bimbi affermi la tua potenza

di Sr M. Caterina Gatti icms

“Scusami, per caso avete qui un Crocifisso, appeso da qualche parte?”, mi chiede qualche giorno fa una giovane mamma, dentro la chiesa parrocchiale di Roma a noi affidata, con in braccio la sua bimbetta di circa 2 anni.

Rimango un po’ “stranita” per la domanda particolare, non cogliendone il significato. Subito la mamma mi spiega – almeno così capisco, dalle sue parole – che la figlioletta ci vorrebbe appoggiare il suo cerotto. Sorridendo, dentro di me penso che si sarà fatta “la bua” e, giustamente, appoggiare un cerotto sopra un Crocifisso può renderlo magari meno “appiccicoso” sulla ferita, o donargli qualche potere taumaturgico.

Mi viene in mente di mostrare il crocifisso con cui termina la corona del Rosario, appesa alla cintura del mio abito, ma “è troppo piccolo questo!”, dice la mamma. Io rimango un po’ interdetta perché, di fatto, su una croce, alta circa 6 cm, credo che un cerotto lo si possa appoggiare benissimo… Ma voglio soddisfare la richiesta e allora penso che, forse, si tratta di un cerottone bianco con la benda, un pochino più grande, per cui realmente occorre trovare qualcosa di meglio.

“Ecco, quello là!”, esclamo stavolta sicura, indicando la Croce sul presbiterio. “Andiamo là, quel Crocifisso è ‘gigante’, deve andar bene per forza!”. La mamma tentenna, forse un pochino si vergogna di salire là sopra: ma io insisto, e così madre e figlioletta mi seguono all’altare, fin davanti – o meglio ai piedi – di questo bellissimo Crocifisso di legno, a grandezza quasi naturale. “Ecco! Dov’è il cerotto?” chiedo.

Quale sorpresa quando comprendo la reale intenzione della bimba, che non è quella – come io avevo inteso – di appoggiare il cerotto a Gesù, per ottenerne qualche potere miracoloso (il che, a mio dire, già sarebbe stato un bell’atto di fiducia da parte di una bambina così piccola!).

Cristo in croce è sofferente, con i chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, e questa piccola cristiana, rimanendo colpita da tutto questo dolore, vuole mettere il cerotto al Crocifisso, per dargli un po’ di conforto, per fare un atto di pietà. Commossa, sollevo in braccio la piccola e la aiuto ad appiccicarlo proprio su uno dei piedi, all’altezza del chiodo. Colgo di essere immersa in un momento di grazia e mi sento piccola piccola, anzi microscopica, dinanzi alla gigantezza di questa bambina che tengo in braccio. La grande compassione che lei sente per questo pover’Uomo, appeso a una croce, forse io la conosco, concettualmente: ma quante volte non la sperimento a livello sensibile, quante volte non la colgo nel profondo del mio cuore? Eppure, nella mente di questa bimba, se la “bua” di una piccola caduta a terra fa tanto male, quanto farà male a Gesù avere questi chiodi conficcati e queste ferite su tutto il corpo?

“Gesù è tanto, tanto contento di te, e ti sta ringraziando, sta dicendo che sei una brava bambina, tanto buona!”, dico alla piccola. La quale, alla mia richiesta di dare un bacio a Gesù, lo guarda quasi spaventata. Sì, perché quel Crocifisso, così alto rispetto a lei, e così grande, le incute un certo timore, tanto che a stento gli manda solo un bacio. Ma la missione è compiuta: come la Veronica, che ha voluto asciugare il Volto insanguinato di Cristo, anche questa piccola fedele è riuscita nel suo intento di dare un pochino di sollievo al Signore.

Ho subito pensato, appena comprese le reali intenzioni della bimba, al famoso e commovente film Marcellino pane e vino, perché il paragone calza: Marcellino, ai piedi di quel Crocifisso, è dapprima timoroso, tanto da fuggire via di corsa; quando poi ritorna da Lui, si fa coraggio e inizia a parlargli, prendendo sempre più confidenza, giorno dopo giorno, fino a portargli cibo, bevande, e a togliergli finalmente quella brutta corona di spine che lo fa tanto soffrire.

La fede pura dei bambini, l’innocenza dei fanciulli: quanto, a volte, possiamo e dobbiamo imparare da loro! Quando sono così piccoli, la loro anima è innocente, pura, sensibile al soprannaturale; e, se crescono in un ambiente sano, amorevole e con una testimonianza di vita cristiana dinanzi agli occhi – quella dei genitori – possono davvero stupirci, nelle piccole e grandi circostanze della vita quotidiana. Proprio come ha fatto questa piccola, nella nostra parrocchia.

 

Consolare il Cuore di Gesù

Sono passati ormai alcuni giorni, ma quel cerotto – ogni tanto vado a controllare di persona – è ancora lì, appiccicato a quel piede, e io non ho il coraggio di toglierlo. Perché so che Gesù, quello “vero”, in carne e ossa (e non una statua di legno), risorto e presente in mezzo a noi – anche se non lo vediamo “fisicamente” – è consolato per quel piccolo pezzo di plastica e quella garza.

Il Signore, che in ogni Celebrazione Eucaristica nasce, muore e risorge nelle mani del sacerdote, nel momento in cui si riattualizza sull’altare il Suo sacrificio, trova sulla Croce quell’apparentemente insignificante cerotto, che gli asciuga un po’ di quel sangue, che gli esce dal piede destro.

Forse quella bimba, essendo così piccola, crescendo non ricorderà più questo episodio, ma certamente nella mia mente e nel mio cuore esso rimarrà sempre scolpito, come un dono che il Signore mi ha fatto per comprendere meglio le Sue parole: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli”. (Mt 18, 3-4)

 

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