Pillole di SpiritualiTà
L'amore di Dio è il primo come comandamento, ma l'amore del prossimo è primo come attuazione pratica. (Sant'Agostino)
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"Troverete un bambino che giace in una mangiatoia"
“Transeamus usque Betlehem et videamus hoc verbum quod Dominus ostendit nobis!”
“Andiamo fino a Betlemme e vediamo cosa è questo annuncio che il Signore ci mette davanti agli occhi, senza veli!” (Liturgia della Notte).
di padre Teobaldo de Filippo ofmcap
Ogni anno, a Natale, è rivolto anche a noi questo invito dei pastori di Betlemme! È un invito solenne, accorato e semplice che – a dire il vero – è rivolto consapevolmente a tutti gli uomini della terra, a quelli che vogliono capire meglio da dove viene, come pensa e come è fatto Dio! A Natale inizia la spiegazione di cosa è il cristianesimo e quale è l’ultimo senso dell’esistenza di tutto.
La solennità del Natale ci viene incontro e ci avvolge con la semplicità e il realismo dei pastori che stanno vegliando. La gioia di sempre ci incoraggia a credere nella luce che illumina, anche se è mezzanotte, e a metterci in cammino! “Andiamo anche noi a Betlemme” per vedere, per capire quale era il motivo di così traboccante gioia.
CUORE UMILE E DOCILE
Ma stai attento, fratello, sorella mia! Non ti accostare al mistero del Natale se non hai il cuore semplice e pronto ad accogliere le “sorprese” di Dio. A Natale serve un cuore umile e docile alla fede, alla grazia che si rivela. Un cuore come era il cuore dei pastori del Vangelo, che da Dio sono stati scelti come immagine e richiamo toccante per quanti, disorientati come noi, sono in attesa di qualcuno che venga incontro portando luce nelle “notti” della vita. Non indugiare. Vai con loro senza pregiudizi, vai verso Betlemme ogni anno, perché là tu puoi toccare, con gli occhi e più con il cuore, l’immensa “realtà” delle sorprese che Dio ha preparato per l’umanità. Venite, “transeamus!”
L’INIZIO DI UNA “NUOVA CREAZIONE”
“Dum medium silentium tenerent omnia…”: tutte le cose trattenevano il respiro – perché era troppo bello sentire da lontano le melodie angeliche che già scendevano dal cielo! Schiere di spiriti luminosi, “una moltitudine dell’esercito celeste” – dice stupito l’evangelista (Lc 2,13) – avevano cominciato ad animare e ad accendere stelle in tutto il firmamento. Cantavano al Creatore “Gloria, adorazione, obbedienza a Te nel più alto dei cieli” e proclamavano agli uomini che quella notte era l’inizio della “nuova creazione”, nella divina presenza della pace, il massimo dono per l’umanità. Una pace che dura in eterno, la pace che è la vita di Dio!
È NATO IL SALVATORE
I pastori, con le loro greggi, erano vicini a Betlemme quando “la potenza dell’amore del Signore li avvolse con quella luce abbagliante” (Lc 2,9): le tenebre si erano dissolte, Dio Luce rivelava con chiarezza la sua totale, avvolgente presenza! Carichi di stupore e di meraviglia, i pastori si destarono intimoriti, certi di essere davanti alla presenza dell’Altissimo.
L’Angelo li vedeva molto impauriti, li rassicurò con delicata attenzione: “Non temete, vi annuncio una grande gioia che sarà la gioia di tutta la terra! Oggi nella città di Davide è nato per voi il Salvatore Cristo Signore. Questa è la prova inconfondibile di quanto vi sto dicendo: ecco, troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia” (Lc 2, 10-12).
Fu veramente una gioia immensa quella sorpresa di Dio. Per tutto il creato si diffuse “la notizia” di quel bambino appena nato, avvolto in fasce! Era “la prova” della tenerezza infinita di Dio fattosi uomo, per stare con tutti gli uomini di tutti i tempi.
I VAGITI DEL DIO BAMBINO
“Vagit infans inter arcta conditus praesepia” esclama sbigottito, come se fosse presente, uno dei primi poeti cristiani (Venanzio Fortunato) dinanzi al presepe: “Vagisce un bambino appena nato adagiato nella mangiatoia troppo stretta e fredda”. Vagisce un bimbo appena nato: come si può non prestare attenzione?
Quel vagito, che risvegliò l’attenzione adorante degli angeli, fu per la Madre non soltanto il primissimo segnale della reale “incarnazione” nel tempo, ma fu l’inizio di un dialogo diretto, fatto di chiamata e di risposta nel silenzio delle notti, che sarebbe durato per sempre tra i loro Cuori. Maria trasalì di gioia quando lo udì vagire. I vagiti del Figlio incisero in Lei la conferma della propria identità e missione esclusiva: Madre del Figlio di Dio nato uomo da Lei! Nonostante i suoi quattordici anni o poco più, Lei – per i vagiti di suo Figlio – veniva invitata tenerissimamente a “viversi” appieno nella verità indiscutibile di Madre, scelta dentro la grande famiglia dell’umanità e chiamata a servire “dentro al mistero” della divina Trinità.
Con una semplicità che sembra appresa da Dio, Maria prosegue ad esprimergli tutto l’amore che Lui invoca piangendo! “Membra pannis involuta virgo mater alligat et Dei manus pedesque crura stricta cingit fascia: la Vergine Madre protegge le tenere membra, le avvolge in poveri panni; con una fascia tiepida e stretta la vergine madre lega le mani e i piedi di Dio!” (Lodi della Mattina).
Ora sì che la Luce che è Dio, esplosa in quella notte, risplende pienamente! Ora sì che la tenebra è vinta per sempre, è scomparsa grazie alla obbedienza umile di quella madre! Ora sì: è senza veli il Mistero di Dio da sempre nascosto nei secoli. Egli ci ama tanto che si è fatto carne cominciando a vagire come tutti noi, tra noi, con noi!
Quel Bimbo, vestito solo della povertà umana, si è ritrovato staccato dal paradiso dell’utero materno, accolto e riscaldato dalle braccia e nutrito dal latte verginale della Madre. Soltanto Lei lo sazia! Lui “vive” grazie a Lei. Pelle a pelle, riceve sicurezza; carne a carne, ne ha preso il corpo; occhi a occhi, si scambiano la vita! Che meraviglia! Per Dio, nato bambino, prendere sonno con la bocca e le manine aggrappate a quel petto fa dissolvere tutta l’angoscia del cuore, il terrore umano dell’abbandono. La Madre lo sa e sorride. Lei è, per Lui, totale esperienza di amore assoluto, è immersione nel mistero della Vita di cui Lei possiede la pienezza, come l’Angelo l’aveva salutata: “Piena di grazia, il Creatore è in te!”. Dio – in realtà “uomo” – smetterà di vagire e di gridare le proprie paure non appena la Madre lo coccolerà e lo confermerà nella certezza di esistere avvolto dalla tenerezza. Dio, sì Dio creatore fatto uomo, brama di essere nutrito, riscaldato, custodito da sua Madre, perché altrimenti morirà. Solo così da Lei sarà aiutato a crescere oltre la maturità umana, ben al di là della vita terrena! Grazie a Lei raggiungerà la pienezza della perfezione umana-divina che realizza la volontà del Padre.
“LEI HA FATTO INNAMORARE DIO!”
Per molto tempo, le armonie celesti continuarono a ripetere il ritornello di quella notte di luce, con parole che contagiavano di gioia straripante: “Venter puellae baiulat! Venter puellae bajulat!”. “Il ventre della fanciulla porta a spasso il suo Creatore!”.
I pastori si univano sottovoce ai cori degli angeli e tutti insieme esplodevano con un Alleluiah interminabile, forse con un pizzico di invidia angelica nei confronti della Madre! Come tutte le madri, la fanciulla (o meglio, la Regina) aveva faticato non poco
nel portare dentro il suo grembo, per tutti gli uomini, quel bambino adorato dalle schiere degli spiriti purissimi! Quel bambino che non riusciva a distogliere lo sguardo dal viso, dalle mani, soprattutto dagli occhi dolcissimi di sua Madre. “Crescendo in età e in grazia” (Lc 2,52) ben presto si sarebbe convinto: “Nessun angelo del Paradiso, nessuna creatura nell’universo potrà mai eguagliare la bellezza e la tenerezza di mia Madre. Lei ha fatto innamorare mio Padre, Dio!”.
AMIAMO IL BAMBINO E SUA MADRE
San Francesco amava ripetere ai suoi fratelli, per indicare la strada sicura della pace interiore e del bene: “Amemus puerum de Bethlem”: Amiamo il bambino di Betlemme! E concludeva le sue esortazioni con questa affermazione: “Expertus potest sapere quid sit Matrem diligere!”: Soltanto colui che ne fa esperienza può capire, “sapere”, “assaporare” “gustare”, cosa significa pienamente amare questa Madre, Maria.
Alla parola “Maria” restava in silenzio. A lungo. Abitualmente in ginocchio.
(tratto dalla rivista "Maria di Fatima"- dicembre 2025)
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