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IL BEATO ANTONIO ROSMINI

ADORARE, TACERE, GODERE

di Marilena Pilati

Non è semplice per me presentare il mio illustre concittadino Antonio Rosmini. È un filosofo e pensatore enciclopedico, con più di cento opere, colto e intelligentissimo: di lui Alessandro Manzoni dirà essere una delle sei o sette grandi intelligenze dell’umanità; nello stesso tempo egli incanala tutte le sue potenzialità nell’amore di Dio e del prossimo e ha intuizioni affascinanti: un essere umano vive nella misura in cui ama; l’amore è Dio e amando io sono Dio; l’altro per me è Dio.

Medita la Bibbia a lungo e fa dell’Eucarestia il centro della sua vita: “Non ricordo di aver visto un prete dire la messa con tanta devozione e pietà come il Rosmini” dirà S. Giovanni Bosco. Rifulge per santità di vita e per l’amore grande e fedele alla Santa Chiesa, lavorando instancabilmente per la salvezza delle anime.

Antonio Rosmini nasce nel 1797 a Rovereto (Trento) - a quel tempo appartenente all’Impero austro-ungarico - in una famiglia nobile e benestante. Già da adolescente matura la decisione di rispondere alla chiamata di Dio e diviene sacerdote nel 1821. Dopo qualche anno di permanenza nella città natale - dove apre la sua casa per istruire i sacerdoti e soccorrere tante persone - si reca a Milano: nel capoluogo lombardo incontra il Manzoni, con il quale instaurerà un rapporto di profonda amicizia e di stima, tanto è vero che gli sarà concesso il privilegio di leggere le bozze de “I promessi sposi”.

Fermamente deciso a voler scoprire cosa voglia Dio da lui, si ritira sul Sacro Monte Calvario, sopra Domodossola e lì, nel silenzio, prende forma l’idea della congregazione religiosa chiamata “Istituto della Carità”. Essa avrà come fine la ricerca della perfezione nell’amare Dio e il prossimo con la promozione di opere di carità, in tutte le sue direzioni: carità corporale (sostegno ai poveri); carità intellettuale (servizio all’intelligenza degli uomini) e carità spirituale (aiuto al cammino di santità). Dopo qualche anno fonda la Congregazione delle Suore della Provvidenza e decreta che ogni cristiano che lo desideri può fare parte dell’Istituto: i consacrati, cioè i Padri e le Suore, ma anche gli Ascritti, cioè laici o sacerdoti diocesani che aspirano alla “carità universale”.

Nel 1829 il papa Pio VIII, approvando il progetto dell’Istituto, dice a Rosmini che la volontà del Signore su di lui è quella di “scrivere libri… per prendere gli uomini con la ragione e per mezzo di questa portarli alla religione”. In seguito, la sua vita si svolgerà in questa duplice direzione: il governo dell’Istituto della Carità da lui fondato e l’opera di pensatore e scrittore. Ci sarà però una breve parentesi, che lo porterà a risiedere per un anno nella sua amata città natale.

Nel 1834, infatti, il Vescovo di Trento lo nomina parroco della Chiesa Arcipretale di S. Marco in Rovereto. Durante quel periodo egli istituisce una scuola serale per gli operai, dà sostegno alle famiglie povere, organizza la catechesi domenicale. Le autorità austriache, però, gli sono ostili perché questo loro “suddito” guarda con interesse le sorgenti democrazie liberali ed è animato da un sentimento patriottico italiano. Le continue pressioni inducono Rosmini (dopo solo un anno) a rinunciare alla parrocchia ed a trasferirsi in Piemonte, la sua “seconda Patria”.

Si ritira a Stresa, sul lago Maggiore, da dove continua a guidare le sue Congregazioni, che cominciano a diffondersi in tutto il mondo. Nel 1849 un gruppo di suoi avversari insinua che le sue dottrine sono eretiche e due suoi scritti vengono messi all’indice; tuttavia, anche in questi avvenimenti egli vede il disegno della Provvidenza. Scrive ad un amico sacerdote: “Io, meditando la Provvidenza, l’ammiro; ammirandola l’amo; amandola, la celebro; celebrandola, la ringrazio; ringraziandola, m’empio di letizia. E come farei altrimenti se so per ragione e per fede, e lo sento coll’intimo spirito che tutto ciò che si fa, o voluto o permesso da Dio, è fatto da un eterno, da un infinito, da un essenziale Amore?”

Nel 1855 le sue condizioni di salute si aggravano e, dopo lunghi mesi di infermità, spira il 1° luglio di quello stesso anno, lasciando all’amico Alessandro Manzoni, il testamento spirituale: ADORARE, TACERE, GODERE.

Il suo corpo riposa a Stresa, nella chiesa adiacente il Collegio, già sede del Noviziato.

Dopo la sua morte il Sant’Uffizio condanna quaranta proposizioni estratte dalle sue opere: esse vengono attentamente studiate e riesaminate. Finalmente, nel 2001 vengono sciolte definitivamente tutte le riserve e questo grande pensatore profetico è definitivamente riabilitato.

Antonio Rosmini, prete roveretano (come amava firmarsi), è beatificato a Novara il 18 novembre 2007.

 

 

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