Pillole di SpiritualiTà
Dio ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla. (Sant'Efrem)
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di Michele Cabassa
Vocazione
I prossimi 23 e 24 giugno, si terrà a Roma, in occasione dell’Anno giubilare, il “Giubileo dei seminaristi”; a tal proposito, vorrei parlare della vocazione e raccontare brevemente la mia storia. La parola vocazione proviene dal latino “vocatio –onis” che significa “chiamata, invito”. Mi piace molto considerare la vocazione come un invito; un invito che il Signore fa a ciascuno di noi per poterci realizzare pienamente nella nostra vita e, così facendo, accettare il progetto che Lui ha da sempre pensato per noi, per potere vivere una vita piena e compiuta.
Al giorno d’oggi, questo termine suscita nei giovani, spesso e volentieri, un sentimento di timore e imbarazzo, in quanto si è inclini a pensare che sia una parola usata solo per chi è chiamato a una vita “speciale”, nel campo ecclesiale; invece le vocazioni possono essere diverse: una persona potrebbe essere chiamata al matrimonio, alla Vita consacrata, al sacerdozio oppure a vivere una vita come laico consacrato. Ogni giovane dovrebbe avere il desiderio, nel suo cuore, di capire che cosa Dio lo chiami a diventare, e quindi di iniziare a indagare e a cercare di capire qual è la volontà di Dio per lui. Per fare ciò, però, bisogna mettersi in ascolto; e, in questi tempi, in un mondo ormai così secolarizzato, spesso risulta molto difficile. La Chiesa, però, continua a metterci a disposizione tanti strumenti per cercare di intuire il progetto che Dio ha pensato per noi. Essi sono: la preghiera personale; l’adorazione eucaristica; la direzione spirituale; la frequentazione di “gruppi giovani”, nelle diverse realtà ecclesiali incontrate; la partecipazione a qualche pellegrinaggio oppure anche l’ascolto delle molteplici testimonianze – ormai molte disponibili sul web – di persone che si sentono davvero realizzate, perché hanno trovato e aderito al disegno che Dio ha pensato per loro.
Giovinezza
Ora vorrei raccontarvi un po’ di me: provengo da una famiglia che, sin da piccolo, mi ha sempre insegnato i valori della fede e l’importanza della preghiera. Sono sempre andato alla Santa Messa domenicale, fino a una certa età accompagnato dai genitori e poi, una volta cresciuto, ci andavo più per abitudine che per vero desiderio e consapevolezza; inoltre, continuavo a pregare il Rosario quotidianamente, ma solo perché in famiglia lo si diceva ed era diventata una consuetudine. Nel mentre, però, per cercare delle belle e sane amicizie, mi consigliarono di iniziare a frequentare qualche gruppo di giovani credenti, presenti nella città dove abitavo. In seguito, iniziai a sentire più forte la necessità di condividere un percorso di fede serio e in compagnia di altri giovani, perché la fede è anche condivisione ed è ancora più bella se vissuta assieme ad altre persone, in particolare se coetanei. Il tempo trascorse veloce: mi laureai, prima in una laurea triennale, e poi, dopo due anni, conseguii anche la laurea magistrale. Per me, dunque, era arrivato il momento di affacciarmi al mondo del lavoro.
Chiamata
Un giorno però, durante una bella camminata in montagna, sentii qualcosa di indescrivibile: mi sentivo come inebriato dall’amore di Dio, unicamente amato e voluto da Lui. Questa speciale sensazione mi durò per qualche tempo, dapprima causandomi una profonda gioia; ma, in seguito, iniziai a capire che era qualcosa di veramente unico e più grande di me, e iniziai a domandare al Signore: “Con tutti quei milioni di ragazzi che vi sono al mondo perché proprio me?... che sono la persona meno adeguata”.
In cammino
Grazie a Dio, qualche mese prima avevo iniziato a farmi seguire da un Sacerdote diocesano, che è stato il mio primo e unico Padre spirituale, e che tutt’ora, con molta carità, mi ascolta e mi consiglia. In me, quindi, era nato il desiderio di confrontarmi con qualcuno e cercare di dare un senso alla mia vita, che purtroppo, durante il periodo universitario, avevo messo in stand by. Iniziai un bel percorso personale, seguito appunto da questo sacerdote, il quale ha un grande carisma nel seguire i giovani e aiutarli a vivere santamente la loro giovinezza. In quei mesi, in una Parrocchia vicina alla mia, feci la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, quella secondo San Luigi Maria Grignion De Montfort e, contemporaneamente, mi impegnai per cercare di migliorare tanti miei difetti, crescere nelle virtù e custodire la purezza del corpo e del cuore, tanto richiesta dalla nostra Mamma Celeste.
In seguito a quell’indimenticabile giorno, dove mi sembrava di essere stato chiamato da Dio per seguirlo più da vicino, volli approfondire meglio la cosa, attraverso colloqui con il mio Padre spirituale e diversi momenti di preghiera, personale e comunitaria. Così, dopo alcuni anni di crescita spirituale e umana, grazie all’importante lavoro che feci insieme al mio Direttore spirituale, decisi di concretizzare la cosa: nacque, così, in me il desiderio di trovare una comunità, dove poter provare a fare un’esperienza di vita religiosa. Durante questi anni, trovai un lavoro in un ente pubblico e continuai a frequentare alcuni gruppi giovani di preghiera, impegnandomi anche nell’organizzazione di alcune attività che si svolgevano durante l’anno.
In ricerca
Non sapevo bene, però, dove poter sperimentare un’esperienza di questo tipo; così chiesi al Signore che, se era sua volontà, mi facesse conoscere una realtà “giusta” per me. Così, da lì a poco, conobbi un Padre della FCIM, che veniva a fare apostolato nella mia regione e, subito, mi interessai al loro carisma. Dopo aver partecipato a diversi incontri di catechesi, volli conoscere la FCIM più da vicino; così mi iscrissi al viaggio di luglio che, come ogni anno, viene organizzato a Fatima per tutti i giovani che desiderano vivere un’intensa settimana di spiritualità mariana. Durante quella bella settimana, iniziai a vivere e a conoscere meglio la realtà e il carisma della FCIM. Dopo qualche giorno, un Padre mi chiese se volevo partecipare al “campo vocazionale”, sempre da loro organizzato, che si sarebbe tenuto il mese successivo in Toscana. Accolsi allora la proposta e, con entusiasmo, partii per vivere un’altra straordinaria settimana, durante la quale il Signore, in tanti modi diversi, si è fatto sentire e mi ha dimostrato il Suo amore. Anche quella settimana giunse presto al termine e arrivò il momento di decidere se entrare in seminario; così, dopo qualche titubanza iniziale a causa del “nuovo” che mi aspettava, decisi di dire il mio “sì”. Una volta tornato a casa e aver sistemato alcune cose, partii per questa nuova avventura, pensando tra me e me: “Gesù mi fido, pensaci Tu!”.
Una nuova vita
La vita in seminario, durante il primo periodo, devo ammettere che non è stata facile: ho sentito molto il distacco nel lasciare tutti gli affetti, le abitudini e le realtà della vita precedente a cui ero legato, e poi mi sono dovuto abituare a vivere con altre persone, in una città così grande e caotica come Roma. Inoltre, iniziavo un nuovo corso di studi filosofici, con materie che non avevo mai studiato prima di allora. Con il tempo, però, e soprattutto con l’aiuto di Dio ma anche con il confronto con i Padri formatori, con i confratelli, grazie alla preghiera personale e sostenuto dalla intercessione di tante persone, ho iniziato a vivere più serenamente questa mia nuova vita, che da tempo desideravo. Vivere in seminario è una bella palestra di vita, perché mi sta facendo crescere nella mia relazione con Dio e, inoltre, mi sta aiutando a migliorare la mia relazione con gli altri, sia con chi vive accanto a me ogni giorno e paradossalmente, anche con i miei famigliari, dai quali mi sono distaccato. Gli anni della Formazione, vissuti in seminario, sono anni preziosi per la vita di ogni ragazzo che sceglie di intraprendere questa vita, perché è un periodo nel quale si cerca di capire meglio a cosa Dio ci chiami; si approfondisce il rapporto con Gesù; ci si forma con lo studio e con l’ascolto delle catechesi; si impara, inoltre, a conoscere meglio se stessi e gli altri, per diventare un giorno, se Dio lo vorrà, dei bravi e santi Religiosi e Sacerdoti.
Infine, volevo rivolgermi a tutti quei giovani che si sentono chiamati dal Signore a donare la propria vita, per Lui e per il prossimo, esortandoli a non rimandare o a essere indifferenti di fronte alla preziosa chiamata che Gesù ha fatto a ciascuno di loro, ma di rispondere con gioia e senza paura, fiduciosi del suo aiuto e del premio eterno che ci ha promesso. Volevo concludere con le belle parole di incoraggiamento che Papa Leone XIV ha detto, durante l’Udienza generale di mercoledì 4 giugno: “Vorrei dire, specialmente ai giovani, di non aspettare, ma di rispondere con entusiasmo al Signore che ci chiama a lavorare nella sua vigna. Non rimandare, rimboccati le maniche, perché il Signore è generoso e non sarai deluso! Lavorando nella sua vigna, troverai una risposta a quella domanda profonda che porti dentro di te: che senso ha la mia vita?”.
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La Rivista ufficiale della
Famiglia del Cuore Immacolato di Maria
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