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IL MATRIMONIO nel progetto di Dio

Breve commento alla lettera alle famiglie di San Giovanni Paolo II

di Sr. M. Lucia Cucci icms

Il Papa San Giovanni Paolo II, nella lettera alle famiglie Gratissimam Sane, mette in luce, attraverso l’immagine biblica dello sposo, come “Gesù mostra quanta paternità e quanto amore si riflettano nell’amore di un uomo e di una donna che si uniscono nel matrimonio”.

Il matrimonio, infatti, è una realtà umana che, vissuta nel progetto di Dio, diviene manifestazione e riflesso dell’amore e della tenerezza divina. L’amore, infatti, è ciò che definisce e identifica Dio e, come conseguenza, è il principio antropologico che definisce l’essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio. Nel creare l’uomo, il Signore, lo rende partecipe dell’amore Trinitario e lo rende capace di relazioni personali. L’uomo, dunque, è chiamato all’amore prima di tutto verso Dio e poi verso il prossimo esprimendosi in molteplici manifestazioni, tra cui quella sponsale, che riflette il mistero stesso di Dio.  Se la coppia umana è creata ad immagine di Dio Trinità, per San Paolo, essa è anche un segno dell’amore tra Cristo  e la Chiesa: “Questo aspetto trinitario della coppia ha una nuova  rappresentazione  nella  teologia  paolina quando  l’apostolo  la  mette  in  relazione  con  il mistero dell’unione tra Cristo e la Chiesa” (cfr Ef5,21-33) (Amoris Laetitia n. 11).

Il matrimonio è una vocazione, in quanto è una risposta alla specifica chiamata a vivere l’amore coniugale come segno imperfetto dell’amore tra Cristo e la Chiesa” (Amoris Laetitia n.72). L'amore gratuito, disinteressato, eroico di Dio, in Cristo, verso l'umanità è un amore che cerca il bene dell'altro anche quando è impegnativo, difficile, fonte di esigenze profonde e radicali. Trasposto nell'ambito coniugale, si applica a tutte le manifestazioni della vita in comune e deve essere costante nel tempo, così come è fedele e irrevocabile l'amore con cui Cristo ha amato la sua Chiesa, fino a dare la Sua vita per Essa. Nel legame che si stabilisce fra un uomo e una donna attraverso il Sacramento del matrimonio c’è, dunque, una misteriosa e reale partecipazione al grande mistero dell’amore di Cristo, in forza della quale gli sposi diventano reciproco dono che li realizza pienamente come uomo e come donna.

Il matrimonio è iscritto nella natura stessa dell’uomo e della donna, in quanto sono fra loro reciproci  e  complementari.  Essi sono fatti l’uno per l’altra e, soltanto insieme, rappresentano l’essere umano nella sua completezza e integralità. Pertanto l’amore richiede la reciprocità e la ricerca costante della comunione.

L’amore  umano,  come  donazione  di  sé  nel  tempo,  qualifica  la  relazione  tra  gli  sposi  ed  è il movente e, insieme, il traguardo della realizzazione in pienezza, che realizza la comunione e la comunità d’amore reciproco che fonda la famiglia.

L’espressione di questa comunione, propria dell’amore sponsale, è la prospettiva del dono della sessualità integrale e completa, per questo si afferma che l’amore coniugale si differenzia da ogni altro tipo di amore per il suo specifico carattere sessuale.

Nell’amore sponsale l’uomo e la donna si scoprono creati per la donazione reciproca e la sessualità diviene un mezzo per realizzare, conservare, riparare e incrementare l’amore.

Il corpo, quindi, nella teologia di Giovanni Paolo II è strumento e mezzo che realizza questa donazione integrale che gli sposi si fanno vicendevolmente. Essi donandosi si ricevono anche attraverso la loro corporeità. La sessualità, in tutti i suoi aspetti, manifesta la capacità del dono. Il carattere sessuale è l’aspetto specifico dell’amore sponsale il quale ha come fine la conferma nell’essere di tutta la persona dell’amato, nella sua sessualità completa.

Il desiderio di pienezza per l’altro, inoltre, si realizza nel volere che la totalità dell’essere dell’altro, anima e corpo, giunga alla perfezione attraverso il cammino comune, che prevede anche la maturazione della vita sessuale comune e la paternità e maternità come sviluppo pieno dell’altro.

Il Papa a tal riguardo esorta a ricordare lo stupore originario di Adamo di fronte ad Eva nel mattino della Creazione, per riscoprire la profonda comprensione della mascolinità, della femminilità e della loro complementarietà. L’uomo e la donna sono creati l’uno per l’altro e per essere una “carne sola” attraverso il legame matrimoniale. Il corpo umano, quindi, diviene testimone dell’Amore nel senso in cui esprime la mascolinità per la femminilità e viceversa.

La Rivelazione divina sulla mascolinità e femminilità porta a “scoprire nella sessualità umana una ricchezza della persona, che trova la sua vera valorizzazione nelle famiglia ed esprime la sua vocazione profonda anche nella verginità e nel celibato per il Regno di Dio”.

San Giovanni Paolo II, in diversi punti della lettera alle famiglie, mette in risalto come l’amore sponsale, l’essere divenuti una sola carne “sia fonte di esigenze profonde e radicali” che non escludono  la  fatica  e  le  difficoltà.  L’indissolubilità  e  l’esclusività,  tratti  specifici  dell’amore coniugale, si manifestano nella fedeltà, che è la prima conseguenza diretta dell’amore elettivo degli sposi, della quale Dio si fa garante con la Sua Grazia.

L’amore, dunque, può durare per sempre, perché nasce da un atto libero della volontà, ma è sempre sostenuto dalla grazia di Dio e da un costante cammino di crescita umana di entrambi gli sposi che, uniti nel sacramento, sono chiamati a maturare continuamente nella loro comunione, attraverso la fedeltà quotidiana alla promessa matrimoniale costituita dal dono reciproco e totale di se stessi, sia nella gioia sia nella difficoltà.

 

 

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