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Il Miracolo Eucaristico di ALATRI

L’Eucarestia: presenza viva di Cristo, l’amore di Dio sulla terra!

di Sr. M. Rita Colombo icms

 

Contesto storico

Il Miracolo, avvenuto ad Alatri (Frosinone) nell’anno 1228, si inserisce in un contesto storico caratterizzato da un sostanziale clima di raffreddamento nei confronti dell’Eucaristia.

La forza demolitrice delle eresie del XII secolo, infatti, aveva intaccato la verità della presenza reale del Signore, tanto da giungere, all’inizio del XIII secolo, a sottovalutare e ad emarginare la pietà eucaristica.

Contro questa tendenza la Chiesa reagì con il Concilio Lateranense IV (1215), nel quale si riaffermò la perenne dottrina cattolica: “Una la Chiesa universale dei fedeli, nella quale il medesimo Gesù Cristo è sacerdote e vittima, il suo Corpo e Sangue sono veramente contenuti nel sacramento dell’altare, sotto le specie del pane e del vino, transustanziandosi il pane nel corpo e il vino nel sangue di Cristo“. Per la prima volta, quindi, veniva introdotto il termine specifico di transustanziazione, volendo intendere il modo della conversione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue del Signore.

Questo pronunciamento suonava contro: l’eresia di Berengario (filosofo e teologo di Tours, Francia) il quale negava la transustanziazione; le insidie dei sofisti (raggiratori) delle dottrine sacre; e la pusillanimità di certi cattolici, che si dedicavano alla magia, compresa quella nera.

La storia del Miracolo – uno dei quattro Miracoli Eucaristici principali (insieme a quelli di Bolsena, Lanciano e Siena) – appare strettamente legata a quanto definito nel Concilio e può essere interpretata come segno contro le diffuse eresie. Ricorda, inoltre, la gravità del peccato di consultare maghi, oroscopi, cartomanti e simili.

 

La storia

“Una ragazza, poco più che adolescente, addolorata per un amore non più corrisposto, si rivolse ad una fattucchiera, per riavere l'amato del suo cuore (scrive Padre Nasuti, nel suo libro dedicato alla narrazione dei 17 miracoli Eucaristici avvenuti in Italia). La maliarda, come soluzione, suggerì di procurarle un'ostia consacrata, con cui poter preparare un efficace filtro amoroso” e le assicurò, in questo modo, il ritorno del ragazzo.

Sentito un flebile richiamo della coscienza, la ragazza tentennò: ma, di fronte alle istruzioni sicure e convincenti della donna, il giorno dopo si recò alla Messa (nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano) e, fatta la comunione, “riuscì senza farsi vedere a portare a casa l'ostia consacrata avvolta in un fazzoletto. In attesa di portare il piccolo-grave peso alla maga, lo nascose dentro la madia del pane. Passò una notte terribile, combattuta dal dubbio se portare a termine il sacrilego intento o restituire il santissimo carico al sacerdote.

Passarono così tre giorni in una tremenda altalena: quando si decise di portare l'ostia consacrata alla fattucchiera, aprendo la madia restò esterrefatta: invece dell'ostia bianca trovò un'ostia di carne viva”. Spaventata, corse dal sacerdote e confessò il terribile peccato.

“Il ministro di Dio andò a prelevare l'involto e lo portò al Vescovo, che era Giovanni V. Il Vescovo si affrettò a comunicare la notizia al Sommo Pontefice Gregorio IX, per iscritto, chiedendo consigli sul da farsi”.

 

La bolla pontificia

Il papa Gregorio IX rispose con la bolla “Fraternitatis tuae” (13 marzo 1228), che rimane la testimonianza più autorevole dell’evento.

“Gregorio Vescovo, Servo dei Servi di Dio, al venerato fratello di Alatri, salute e apostolica benedizione.

 Abbiamo ricevuto la tua lettera, fratello carissimo, che ci informava come una certa giovane, suggestionata dal cattivo consiglio di una malefica donna, dopo aver ricevuto dalle mani del Sacerdote il Corpo santissimo di Cristo, lo trattenne nella bocca fino al momento in cui, colta l'occasione favorevole, lo poté nascondere in un panno, dove, dopo tre giorni, ritrovò lo stesso corpo – che aveva ricevuto in forma di pane – trasformato in carne, come tuttora ognuno può constatare con i propri occhi.

Poiché l'una e l'altra donna ti hanno tutto ciò umilmente rivelato, desideri un nostro parere circa la punizione da infliggere alle colpevoli.

In primo luogo dobbiamo rendere grazie, con tutte le nostre forze, a Colui che, pur operando in ogni cosa in modo meraviglioso, tuttavia in qualche occasione ripete i miracoli e suscita nuovi prodigi, affinché, irrobustendo la fede della verità delle Chiesa Cattolica, sostenendo la speranza, riaccendendo la carità, richiami i peccatori, converta i perfidi e confonda la malvagità degli eretici.

Pertanto, fratello carissimo, a mezzo di questa lettera apostolica, disponiamo che tu infligga una punizione più mite alla giovane, che riteniamo abbia compiuta l'azione delittuosa più per debolezza che per cattiveria, specialmente perché è da credersi che si sia sufficientemente pentita nel confessare il peccato. Alla istigatrice poi, che con la sua perversità la spinse a commettere il sacrilegio, dopo averle applicate quelle misure disciplinari che crediamo opportuno di affidare al tuo criterio, imponi che, visitando i Vescovi più vicini, confessi umilmente il suo reato, implorando con devota sottomissione il perdono”. 

 

Oggi

La Reliquia della particola trasformata in carne – Miracolo dell’ostia incarnata – oggi si trova conservata in una teca-ostensorio, esposta permanentemente presso una cappella della navata destra della Basilica Concattedrale di San Paolo, presso l'Acropoli di Alatri.

L’ostia incarnata è tenuta tra due batuffoli di ovatta e posta in forma di una pallottolina di colore scuro in un tubicino di vetro dell’altezza di cm. 4, a sua volta chiuso nell’ostensorio-reliquiario di metallo dorato. Nel fusto è riportata la scritta “Il Verbo si fece carne e abitò fra noi”.

Nelle pareti laterali della cattedrale, una serie di affreschi raffigura la storia, così come viene tramandata.

In occasione del 750° anniversario è stata coniata una medaglia commemorativa, che rappresenta da una parte la facciata della Cattedrale sormontata dal reliquiario dell’Ostia Incarnata; e, dall’altra, la figura del busto di Papa Gregorio IX con la Bolla pontificia.

Il sacrilegio avvenuto ci rimanda alle parole dell’Angelo a Fatima che, prostrato a terra, pregò: “Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Vi adoro profondamente e Vi offro il Preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze con cui Egli è offeso. E per i meriti infiniti del suo Sacratissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria Vi domando la conversione dei poveri peccatori”; e, comunicando i Pastorelli, disse: “Prendete il Corpo e bevete il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro crimini e consolate il vostro Dio”. 

Riparare e consolare Dio è il messaggio che raccogliamo, di fronte al dolore che provoca al Cuore Divino di Cristo l’indifferenza dell’Uomo.

Nella preghiera, che si recita dinanzi al Miracolo, si dice “... noi vogliamo col tuo aiuto riparare le irriverenze e i sacrilegi che ricevi in questo sacramento del tuo amore e uniti spiritualmente alle anime innamorate di te, che notte e giorno vegliano in adorazione davanti ai tuoi tabernacoli, ti preghiamo per quanti non hanno la fortuna di conoscerti e di amarti, perché siano conquistati dalla tua onnipotente bontà e si uniscano a noi nella lode perenne”.

 

 

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