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Il Miracolo Eucaristico di CASCIA

L’Eucarestia: presenza viva di Cristo, l’amore di Dio sulla terra!

di Sr. M. Rita Colombo icms

Il miracolo eucaristico conservato a Cascia nella Basilica inferiore del santuario di Santa Rita (costruito al posto dell’antica chiesa di sant’Agostino), dove si trovano anche i corpi della Beata Maria Teresa Fasce e del Beato Simone Fidati, è in realtà avvenuto a Siena.

Nel 1330 a un sacerdote, nei pressi di Siena, fu richiesto di portare la comunione a un contadino infermo. Egli, invece di prendere con sé la teca per riporre la particola, per irriverenza o leggerezza, con noncuranza la depose tra le pagine del suo breviario, lo mise sotto braccio e si avviò dal contadino. Arrivato a casa del malato, dopo averlo confessato, aprì il libro per prendere l’ostia e somministrare il Sacramento, ma, grandemente turbato, constatò che la particola rosseggiava di sangue vivo, tanto da impregnare ambedue le pagine tra le quali era stata posta. Confuso e pentito, il sacerdote si recò immediatamente al convento agostiniano di Siena, dove in quei giorni si trovava a predicare, probabilmente un quaresimale, il padre Simone Fidati [*], agostiniano del convento di Cascia, insigne predicatore e guida spirituale, uomo dottissimo e sopraffino scrittore sia in latino che in volgare, conosciuto da tutti come uomo santo. Il padre ascoltò il sacerdote pentito della sua superficialità e poca fede, lo assolse e, visto il segno prodigioso, chiese di tenere con sé le pagine macchiate di sangue. Il padre Fidati in seguito portò le pagine: una, quella bagnata dal sangue dell’ostia, al convento agostiniano di Perugia, e l’altra, quella a cui aderiva l’ostia consacrata, a Cascia, nella chiesa di S. Agostino. L’insigne Reliquia, custodita in un reliquiario d’argento, attraverso i secoli è stata sempre onorata dai fedeli con gran venerazione, e numerosi sommi pontefici ne hanno promosso il culto concedendo indulgenze.

Nel 1389 il Papa Bonifacio IX confermò l’autenticità del miracolo e, il 10 gennaio 1401, riconobbe l'evento con una bolla, con la quale concedeva la stessa indulgenza della Porziuncola a quanti, “contriti e confessati”, avessero visitato la chiesa di Sant’Agostino il giorno del Corpus Domini.

Nel 1687, nell’atto di ricognizione della reliquia (da un esame scientifico sulle due pagine del libro, le macchie di sangue risultarono perfettamente sovrapponibili), viene riportato il testo di un antichissimo Codice del Convento di sant’Agostino, in cui sono descritte numerose notizie riguardanti il prodigio. L’episodio è anche ricordato negli Statuti Comunali di Cascia del 1387, dove si ordinava che “ogni anno nella festa del Corpus Domini, il Podestà, i Consoli e tutto il popolo casciano, fossero tenuti ad adunarsi nella chiesa di Sant’Agostino ed a seguire il clero che doveva portare quella venerabile Reliquia del sacratissimo Corpo di Cristo processionalmente per la città”. Ancora oggi Il prodigioso avvenimento viene particolarmente ricordato ogni anno per la festa del Corpus Domini, quando la Reliquia viene portata solennemente in processione.

Nel 1930, in occasione del sesto centenario dell’evento, fu celebrato a Cascia un Congresso Eucaristico per l’intera diocesi di Norcia; fu allora inaugurato un prezioso ed artistico Ostensorio e venne pubblicata tutta la documentazione storica reperibile al riguardo. Il miracolo eucaristico (un frammento di carta pergamenaceo che misura mm. 52 x 44) è oggi custodito dentro il tabernacolo di pietra e cristallo, con ai lati due pannelli in marmo che raffigurano le due parti di un libro aperto. Secondo alcune testimonianze, nella macchia di sangue impressa sulla pagina è possibile distinguere un volto umano sofferente, e ciò viene rilevato anche dall’impressione fotografica; mentre dalla reliquia emanerebbe a volte lo stesso profumo emanato spesso dal corpo di Santa Rita. Non è rimasta traccia invece, in seguito all’occupazione francese, della reliquia conservata a Perugia, la cui devozione è però ricordata in alcune testimonianze dell'epoca.

Il miracolo richiama ognuno alla cura e alla delicatezza verso il sacramento dell’Eucaristia. La trascuratezza, la noncuranza, la superficialità del sacerdote sono state all’origine del prodigio, che rende visibile e concretizza il dolore del Signore per l’indifferenza dell’uomo verso il Suo amore. Il Signore desidera e chiede attenzione, consolazione e riparazione, a beneficio delle nostre anime e per la salvezza dell’uomo.

 

[*] Simone Fidati, nato a Cascia verso la fine del XIII secolo, probabilmente nel 1285, fu un grande apostolo, predicatore infaticabile e ricercato maestro di spirito. Ottimo teologo, è uno dei più importanti scrittori spirituali del Trecento.

Entrato nel Convento agostiniano di Cascia, Simone si sente attratto dall’esperienza eremitico-contemplativa. Viene poi convinto dai suoi confratelli e superiori, tra cui il Beato Simone da Todi (+ 1322), a ricevere il sacerdozio per il bene delle anime. Il Beato Simone accetta, rifiutandosi però per umiltà di prendere qualsiasi titolo accademico e conservando sempre una grande nostalgia del silenzio e della pace degli eremi.

Difende, – con la predicazione, gli scritti e l’esempio – il primato dell’obbedienza, “chiave che apre lo paradiso”, “porta e apice di tutte le virtù”.

Proprio per obbedienza all’Ordine, il Beato si dedica ininterrottamente per 27 anni alla predicazione, percorrendo tutto il Centro Italia, particolarmente la Toscana, e raccogliendo ovunque copiosi frutti spirituali.

Dato che Simone predica sempre la verità con grande coraggio e forza, senza paura di nessuno, le autorità fiorentine gli impongono di ritrattare le accuse di corruzione lanciate dal pulpito contro la città e le sue istituzioni. Il Beato non cede di un millimetro e, tra l’altro, risponde: “Non temo le vostre minacce, né cerco l’approvazione o l’applauso di alcuno”. Davvero numerose, sono le comunità religiose e le singole persone, consacrate e non, che lo hanno avuto come guida spirituale.

Simone muore di peste, probabilmente a Roma, il 2 febbraio 1348.

 

 

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