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Il ritorno alla “normalità”

EDITORIALE DEL MARIA DI FATIMA - N°4, GIUGNO 2020.

MARIA DI FATIMA - n°4, Giugno 2020

EDITORIALE

di p. Mario Piatti, icms

 

Il ritorno alla “normalità”

Sembra che finalmente i tanti disagi, causati dalla emergenza covid, stiano piano piano attenuandosi. Forse stavamo abituandoci un po’ troppo a vivere da “reclusi”, nelle nostre case, affacciandoci alla finestra -magari urlando a squarciagola: ce la faremo!- per non perdere il contatto con il mondo esterno… Ora che questo minaccioso influsso pare stia scemando, procediamo, cautamente e lentamente, verso una ritrovata “normalità”.

Già: la normalità… il comprensibile e insopprimibile desiderio di ripartire, di ripristinare, quanto prima, le attività sociali ed economiche, di riprendere i propri spazi: insomma, il bisogno di “ritornare a vivere” rischia di farci dimenticare in fretta la profonda lezione che proviene da questo surreale tempo di pandemia.

Io credo che Dio abbia parlato al cuore di ciascuno, in questi mesi. Con un linguaggio che è sembrato spesso severo, se non addirittura aspro, ha voluto metterci in guardia nei confronti di quel mortale nemico, che sta sempre in agguato: noi stessi, con la nostra spavalda arroganza di affrontare e di risolvere i problemi, dimenticando facilmente l’essenziale, la nostra nativa dipendenza da un Altro.

Dio ha parlato, al cuore di ciascuno: ma parla come un Padre, che infinitamente ci ama e che talora scuote la nostra indifferenza e la nostra presunzione, perché Lui solo conosce il nostro destino. Lui solo sa ciò che ci fa crescere davvero, ciò che ci rende più “umani” e ciò che al contrario ci degrada, mortifica la nostra identità e ci rende schiavi delle nostre passioni e dei nostri vizi.

Lui solo sa penetrare il mistero delle cose, ci sa insegnare il senso profondo dei giorni e degli anni e sa guidare i nostri passi lungo i sentieri del tempo, verso la meta. Lui solo sa restituire sapore e fragranza alla nostra esistenza, colmando di significato anche gli angoli più oscuri del nostro cammino e le pieghe più dolorose della vita.

Nel mondo -e nel nostro cuore- scopriamo una strana opposizione all’affermarsi della Vita, come se non volessimo mai “uscire dal tunnel”. Il Vangelo, al contrario, è un messaggio totalmente e radicalmente politically incorrect. Contraddice i tanti luoghi comuni, che imperversano oggi, dovunque. Parla ancora di amore fedele, santo, indissolubile; indica l’eternità, a chi vive soffocato nel presente; afferma che “i puri di cuore vedranno Dio” a una società che predica la distruzione della vita -con l’eutanasia e l’aborto- e promuove la profanazione della vita coniugale, equiparata ormai a qualunque tipo di unione, allontanando sempre più la coscienza dell’uomo dalla bellezza e dalla Verità.

Il Nuovo Testamento propone la via del perdono e della carità come risposta alle offese ricevute, dove il mondo predica la vendetta; ha la pretesa di ridare significato “a tutto”, quando tutto sembra ormai senza senso. Il Vangelo non si perde in cavilli e in contorti labirinti psicologici: ci incalza, invece, perché non perdiamo tempo, ma amiamo Dio, da subito, da ora, con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima.
Per chi ama, non esistono giorni inutili o disperati: anche l’amarezza della vita, con tutte le sue incognite e traversie, piccole o grandi, diventa sempre luce di Grazia e di consolazione.

Credo anch'io -come ho letto da qualche parte- che, passata la pandemia, nulla tornerà come prima. Sarebbe ben triste se questa prova non ci aiutasse ad amare di più il Signore, a essere grati per la vita e per i tanti doni che continuamente la Provvidenza ci elargisce e se non sentissimo l’urgenza di un autentico rinnovamento interiore e di un rinnovato slancio missionario. Il mondo più che mai ha bisogno della luce e della Verità del Vangelo di Gesù Cristo e noi siamo chiamati -per Grazia- a farlo conoscere agli uomini del nostro tempo, come la Vergine Maria ha chiesto a Fatima, interpellando il cuore semplice e umile di tre fanciulli.

Ella ci ha confermato, una volta di più, che l’unico giudice della nostra vita è il Signore, non i vari improvvisati ed effimeri palcoscenici del mondo.

 

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