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Il Santo dell' ESSENZIALE

di Sr.Patrizia Innocente icms

 

Di S. Giuseppe non parlano i suoi grandi discorsi, ma i fatti, per cui la Chiesa lo ha da sempre riconosciuto un uomo di alto valore, attribuendogli molti titoli, espressi nelle litanie a lui dedicate e a cui Papa Francesco ha voluto aggiungere questa invocazione: “Ministro della Salvezza”.

“Ministro” è colui che esercita un ufficio a nome o per conto di un’autorità superiore, e questo ci fa pensare subito al fatto che il nostro santo è stato un padre per Gesù, anche se non era suo figlio, esercitando questa sua paternità a Nome di Dio, facendo le Sue veci. Un compito veramente grande, irripetibile nella Storia, e che, al tempo stesso, ne è la chiave di volta. Perché? Ha custodito il Salvatore, proteggendo la famiglia in cui la Trinità voleva che crescesse, in vista del Suo supremo Sacrificio sulla Croce. Quindi possiamo davvero dire che il “solerte difensore di Cristo” è stato ed è, ancora oggi, strumento di salvezza per noi tutti.

Una lente d’ingrandimento

Questo strumento di salvezza è come una lente di ingrandimento che ci aiuta ad entrare nella vita nascosta del Salvatore, per vedere meglio quell’amore “che traspariva nei gesti di Gesù, nella sua famiglia di Nazaret” (Papa Francesco, Fratelli tutti, Preghiera Ecumenica conclusiva, p. 217).

Meditando sugli episodi che riguardano l’umile falegname si svela a noi in una luce più chiara il Vangelo dell’Infanzia, che non è altro che quella S. Scrittura che “dona sostegno e vigore alla vita della Chiesa” ed è “saldezza della fede, cibo e sorgente di vita spirituale” (Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica n.24) per ognuno di noi. Leggendola attraverso S. Giuseppe, saremo facilitati nell’accoglierla, comprenderla e metterla in pratica nella nostra vita, prendendo a modello un uomo come noi, ferito dalle conseguenze del peccato di Adamo.

Una cosa sola

Ferito, sì, ma non solitario e isolato. Ci piace pensare che tra lui, Gesù e la Madonna ci dovesse essere un’intensa conoscenza reciproca, che li rendeva “un cuore solo e un’anima sola” (At 4, 32): piccola Chiesa domestica che si incarnava in ogni situazione della loro vicenda terrena.

È bello in particolare riflettere su quanto saranno stati uniti i due santi sposi, nell’ascoltare e guardare il divino Bambino, in una piena sintonia tra loro. E se è vero, come scriveva S. Agostino, parlando della cooperazione tra le membra del Corpo mistico di Cristo, che “l’orecchio ode attraverso l’occhio, e l’occhio ode attraverso l’orecchio”, possiamo pensare che realmente Maria e Giuseppe fossero una cosa sola, negli affetti, nei desideri e nei sentimenti, aiutandosi a vicenda nell’essere fedeli alla chiamata particolare che avevano ricevuto. Ne abbiamo la prova nella frase che la Madonna ha pronunciato riferendosi al suo sposo e parlando per lui: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo” (Lc 2, 48), che dimostra la tensione che avevano entrambi: quella di un amore che non voleva perdere mai di vista Dio, per realizzare ciò che Lui voleva da loro.

Una maturità piena

È in questo sguardo fisso sul Signore, accettando prontamente il modo in cui gli si presentava ogni giorno, che S. Giuseppe è maturato sempre più integralmente, in una costante e perfetta sintesi tra ordine, fede, giustizia e misericordia, rendendo possibile per le persone a lui affidate una vita prospera e un’esistenza pacifica, sebbene fossero stati poveri, esuli e afflitti da dure prove. Esempio da imitare!

 

 

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