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Il servizio della CARITÀ

di Marilena Pilati - II° parte

Tifoso per convenienza, per avere più amici…

Ho conosciuto anche dei meravigliosi ragazzi down. In particolare Lorenzo, adottato subito dopo la nascita perché non era stato riconosciuto dai suoi genitori naturali e cresciuto in una famiglia che lo ama tantissimo e che lo stimola costantemente, facendogli fare molte esperienze.

È simpaticissimo, sempre contento, amico di tutti e benvoluto da tutti. Grande tifoso di calcio, cambia squadra del cuore a seconda delle persone con cui parla, per cercare di risultare più simpatico agli altri. Dai suoi compagni di classe era molto ricercato come compagno di banco e, nei momenti di pausa, ascoltavano insieme la musica con l’mp3, usando un auricolare ciascuno. Era molto autonomo negli spostamenti in città: veniva da solo a scuola con l’autobus di linea e aveva imparato i nomi delle vie principali. Durante le uscite, mi stupiva sempre la gran quantità di persone che lo salutavano: lui, che abita in una frazione della città, conosce un sacco di gente, molta più di quella che conosco io…

 

Le bugie nascoste dietro le diagnosi prenatali

Proprio lavorandoci e conoscendo le storie dei ragazzi ho capito che è una pura illusione quella di eliminare la disabilità con gli aborti, perché con le diagnosi prenatali vengono diagnosticate solo alcune patologie.

Infatti molti disabili che ho conosciuto hanno elettroencefalogrammi nella norma, non hanno danni genetici, ma presentano gravi ritardi mentali dei quali non si conosce la causa. Altri, invece, sanissimi nel grembo materno, a causa di sofferenza durante il parto riportano danni cerebrali e presentano gravi deficit.

E poi ci sono i problemi psichiatrici, l’autismo, i danni dovuti a malattie come la meningite, le patologie rare che non sono studiate dalla medicina e delle quali non si sa quasi niente.

E ho conosciuto anche una bambina disabile gravissima, diventata tale in seguito ad un incidente stradale.

Dalla mia esperienza, direi che la maggior parte dei problemi non si possono diagnosticare prima della nascita. Questo significa che bisogna far capire ai genitori che non è eliminando un bambino down che si eliminano i problemi: ma, quando si concepisce un bimbo, bisogna essere disposti ad amarlo e ad accettarlo così com’è, anche diverso da come ce lo saremmo aspettato. Certo, ogni genitore desidera un figlio sano, intelligente e bello, ma un figlio è un figlio e bisogna amarlo ed accoglierlo comunque, sia prima che dopo la nascita.

Purtroppo non sempre le cose vanno bene come speriamo e non si può prevedere quello che la vita ci riserva, ma con l’aiuto del Signore ci si può far fronte.

Che si deve fare se dopo un gravissimo incidente stradale, come è accaduto ai genitori di Gloria, ci si ritrova con una bambina in coma, cerebrolesa e tetraplegica? La buttiamo via? O se, a un anno di età, come è capitato ai genitori di Christian, ci si accorge che il bambino è affetto da una forma di autismo? Lo rimandiamo al mittente?

Grazie a Dio, quando succedono questi eventi a bambini che sono già nati, i genitori solitamente, se pur con grande sofferenza, li accettano, li amano e li accudiscono con amore, facendo fronte alle difficoltà che incontrano. E, dal canto loro, i bambini, seppur con tempi ed in modi diversi dai “normali”, danno grandi soddisfazioni ai genitori e alle persone che si occupano di loro, essendo di esempio a chi si lamenta per niente. Inoltre, con il loro attaccamento alla vita, il loro candore, la spontaneità, la sincerità, l’impegno per imparare, hanno molto da insegnare anche a quei loro coetanei annoiati e vuoti che spesso sprecano il tempo, senza combinare nulla di buono.

 

Nel più debole c’è Gesù

Ora che sono in pensione, ripensando ai tanti anni di lavoro e ai molti momenti difficili da gestire, con alunni particolarmente impegnativi, ricordo che, quando ero maggiormente in difficoltà -magari con ragazzi aggressivi e mi veniva la voglia di mollare tutto- pensavo che in quella creatura c’era Gesù: questo mi ha sempre aiutata a sopportare le umiliazioni e le frustrazioni del momento. Nonostante le difficoltà che ho incontrato, spesso ho ringraziato il Signore per avermi dato la possibilità di svolgere questo servizio: un bel lavoro che mi ha permesso di crescere e di imparare moltissimo dai ragazzi e dai genitori che ho conosciuto. Un lavoro che mi ha permesso di prendermi cura di persone speciali, che mi hanno ricompensata in mille modi: con un sorriso, con un disegno, correndomi incontro la mattina, dicendomi che sono “bella e giovane” (anche se nessuna delle due affermazioni era vera!), ascoltandomi a bocca aperta mentre raccontavo una storia, eseguendo diligentemente il compito assegnato, rispondendo bene a una domanda del professore, facendo silenzio quando era necessario farlo… la lista sarebbe lunghissima!

Credo che un ringraziamento di vero cuore debba essere rivolto a tutti i genitori che, con coraggio, amore, sacrificio, dedizione hanno fatto nascere e crescere questi bambini e li hanno affidati con fiducia agli educatori, collaborando con loro e con gli insegnanti affinché i loro figli potessero sviluppare al meglio le loro potenzialità, diventando adulti sereni e felici.

 

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