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IL VALORE REDENTIVO DELLA VITA E DELLA MORTE DI GESÙ

“in atto di riparazione”

di Sr. M. Giacinta Magnanimi icms

La Passione e la Morte di Gesù sono certamente il culmine della sua donazione totale per la nostra Redenzione: ma tutta l’esistenza di Gesù è stata una continua ricerca dei peccatori e un’offerta generosa e costante di perdono. La sua vita terrena, donata per riparare le nostre colpe, contiene già in sé tutte le potenzialità per una piena restaurazione dell’ordine, stravolto dal peccato. E questo per due motivi: innanzitutto per la dignità della Sua Persona divina, che conferiva a ogni sua azione un valore meritorio infinito; inoltre perché, offrendosi in una donazione amorosa e obbediente, ha reso al Padre un omaggio di valore infinito, molto più grande di quanto lo esigesse la espiazione delle offese arrecate a Dio da tutto il genere umano.

Guardando alla vita di Gesù, così come ci viene narrata dai Vangeli, troviamo numerosi esempi che confermano la intenzione riparatrice del Signore. Gesù è stato amico dei peccatori – anche se questo suscitava lo scandalo dei farisei – certamente non per condividere il loro peccato, ma per riportarli a Dio: “Allora gli scribi e i farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e i peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori»” (Mc 2,16-17).

Gesù ha rimesso i peccati, dimostrando l’azione di Dio che agiva in Lui, perché solo a Dio compete questa prerogativa. Si pensi, a esempio, all’episodio della guarigione del paralitico, calato dal tetto nella casa in cui Gesù stava predicando alla folla (Mc 2,1-12). In quella circostanza, il Signore, prima ancora di guarirlo, disse all’uomo: “Figlio ti sono perdonati i tuoi peccati”. Conoscendo lo sconcerto suscitato negli scribi e nei farisei circa il perdono dei peccati – prerogativa assolutamente divina – Gesù esclamò: “Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico -: alzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua”.

Molto simile è l’episodio della peccatrice che, nella casa del fariseo, bagnò i piedi di Gesù con le sue lacrime, li asciugò con i capelli e li cosparse di olio profumato (Lc 7,36-50). Anche in quella occasione Gesù disse: “I tuoi peccati ti sono perdonati”, lasciando molto perplessi i presenti.

Questo imprevisto e sconcertante agire di Gesù viene spiegato con le parabole della Misericordia divina (Lc 15): quando Lui accoglie i peccatori, è il Padre stesso che li accoglie, Egli agisce in sintonia e in comunione perfetta con il Padre. Tuttavia, i farisei non vogliono intendere e mormorano – proprio come il figlio maggiore della parabola – non accettando il perdono di Gesù, perché si ritengono giusti e non riconoscono in Cristo la presenza di Dio.

Gesù è venuto non per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (cfr. Mc 10,45). Il riscatto viene offerto per tutti e non solo per Israele: questa è una inattesa e assoluta novità! Egli si offre in sacrificio per la moltitudine: non si tratta di una offerta di denaro o di animali, ma di se stesso, quale riscatto definitivo di salvezza.

L’atteggiamento di Gesù viene confermato nell’Ultima Cena, espressione sublime della sua vita come dono di se stesso e come servizio d’amore. Durante la Cena Egli offre ai suoi discepoli il Calice della salvezza, quale comunione di vita con lui. La morte non ha il potere di distruggere il dono della vita e della comunione, ma diventa il passaggio “obbligato” attraverso cui i discepoli stessi vengono finalmente introdotti, dal sacrificio del loro Maestro, nella logica della Redenzione. Gesù è fedele esecutore della volontà del Padre e servo degli uomini, sino alla fine.

Con le parole “questo è il mio corpo che è dato per voi” (Lc 22,19), Gesù indica la sua Morte quale sacrificio per la salvezza dell’umanità: il suo Corpo diventa cibo di vita (Gv 6,51), come l’agnello pasquale mangiato dai giudei. Allo stesso modo è per il Sangue di Gesù, “il sangue dell’alleanza versato per molti” (Mc 14,24). Il suo Sangue è strumento e sigillo dell’Alleanza: la Nuova Alleanza è Cristo stesso che effonde il suo sangue.

Come si è visto, attraverso la testimonianza dei Vangeli, tutta l’esistenza di Gesù è per la Redenzione, la Morte in Croce rappresenta il momento conclusivo della sua vita. Il mistero della Croce raccoglie in sé tutto il valore redentivo dell’intera vita di Cristo. Il dono della sua vita, nella morte in Croce, è lo scopo della sua esistenza terrena, è il termine che giustifica e valorizza tutta la sua opera, è il motivo fondamentale della sua incarnazione e della sua glorificazione.

La Croce, infatti, è il centro del Cristianesimo, perché è il trionfo dell’amore che salva.

 

 

 

 

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