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Il volto del dolore e della gloria

Editoriale del MARIA DI FATIMA - n°3, Aprile-Maggio 2020.

MARIA DI FATIMA - n°3, Aprile-Maggio 2020

EDITORIALE

di p. Mario Piatti, icms


Il volto del dolore e della gloria

Nel Vangelo non se ne parla esplicitamente, gli studiosi insinuano perfino forti dubbi sulla sua esistenza e sulla storicità dell’episodio che l’ha resa nota dovunque: eppure la Veronica è ormai penetrata, da secoli, nella devozione popolare, guadagnandosi addirittura un “posto d’onore” nella pia pratica della Via Crucis, accanto al Cireneo, alle donne di Gerusalemme e alla Madre stessa del Signore.

Tanta “fortuna” si spiega, senza dubbio, per il profondo significato del gesto attribuitole, compiuto lungo il doloroso cammino di Gesù, verso il Calvario: un gesto di delicata attenzione, divenuto segno universale di coraggio, di gratuità, di consolazione, in mezzo allo scatenarsi dell’odio e della cieca violenza dei carnefici.
La tradizione ci ha consegnato questa figura femminile dolcissima, associata per sempre alla immagine del Salvatore, al suo volto, venerato fin dai primi secoli della Cristianità, in Oriente e poi in tutta la Chiesa.

Il volto di Cristo è il volto dell’amore, il volto della misericordia, il volto della compassione. Volto ritratto infinite volte, immaginato da artisti e da poeti; volto contemplato, ricercato e amato da tutte le generazioni cristiane: volto di dolore e di gloria, che riempie l’anima del desiderio più puro di Cielo. Volto del Figlio amato, rivolto da sempre e per sempre al Volto del Padre, nella comunione dello Spirito Santo.

Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica Novo Millennio Ineunte, parlò del volto glorioso e dolente di Cristo: «… non è forse compito della Chiesa riflettere la luce di Cristo in ogni epoca della storia, farne risplendere il volto, anche davanti alle generazioni del nuovo millennio?». E proseguiva: «… per riportare all’uomo il Volto del Padre, Gesù ha dovuto non soltanto assumere il volto dell’uomo, ma caricarsi persino del “volto” del peccato… Mentre si identifica col nostro peccato, “abbandonato” dal Padre, egli si “abbandona” nelle mani del Padre».

Questi giorni “surreali”, di pandemia, sono una occasione inedita per contemplare, ancora una volta, il volto di Cristo, che rinnova il suo patire nella sofferenza di tanta gente e per attivare nuove vie e nuove strategie di carità, di vera “compassione”, di riparazione. Raccogliamo il grido di un mondo, scopertosi improvvisamente malato, povero e disarmato, che chiede un segnale di speranza: una luce, nelle tenebre calate sulle nazioni e nelle coscienze.

Cristo soffre e muore nei tanti fratelli, colpiti da questo strano contagio. Egli continua a operare nella solidale presenza di molti cuori, che si prodigano accanto ai pazienti, rischiando spesso la vita stessa. Gesù interpella ciascuno di noi, perché anche questa tragedia sia fonte di un autentico rinnovamento interiore, perché le nostre mani si elevino al Cielo, per chiedere aiuto, conforto e autentica conversione per tutti.
Solo nel nome di Cristo ci è data la salvezza, solo nel mistero della sua Croce e della sua Risurrezione ritrovano senso le angosce e le pene che oggi attraversiamo.

Il coronavirus ci costringe a ripensare al senso della vita, al nostro destino, alle vie percorse da un mondo sempre più lontano dalla Verità e dall’Amore. La pandemia ci interpella, perché noi cristiani ritorniamo a essere strumenti di Grazia e di sostegno spirituale, nel desolante scenario di questa umanità lacerata e provata.
Impariamo, alla inesauribile scuola di Fatima, la lezione trasmessaci da tre semplici fanciulli, che in breve tempo hanno fatto una profonda esperienza del dolore e della gloria, della fatica quotidiana e della grazia di donarsi al Cielo, per consolare il Cuore di Dio e per riparare il peccato del mondo. Quello -il peccato- è il vero morbo, nascosto, insidioso, letale, che sta alla radice di ogni altro male.

Riportare Cristo nei cuori è il compito che Dio ci affida, in questa epoca di indifferenza e di presunta -e illusoria- onnipotenza dell’uomo. Risanare le ferite con la medicina dell’amore e richiamare il mondo “alle cose del Cielo” è la missione che dalla Cova da Iria giunge fino a noi.
Allora anche il coronavirus non sarà passato invano, con il suo triste seguito di sofferenza e di morte.

 

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A TUTTI I LETTORI – Carissimi amici, le persistenti difficoltà che stiamo vivendo, a causa del coronavirus, ci obbligano ad accorpare i numeri di Aprile e Maggio, ma non “abbandoneremo” certo i nostri lettori: pubblicheremo online, sul sito FCIM.IT, alcune anticipazioni del prossimo numero. Stay tuned! La Redazione MdF

 

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