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Ite ad Joseph

giusto per andare sul sicuro…

di p. Davide Gilioli, icms

(estratto dal MARIA DI FATIMA - n°2, Marzo 2021)

Andate da Giuseppe”. Scopriamo perché, dando uno sguardo a colui che, ogni mattina, invochiamo come il primo fra i Santi Protettori del nostro Movimento.

 

È come una sorta di cliché.

Sai che c’è, te l’aspetti, prima o poi da qualche parte sbucherà fuori.

Una presenza talmente ovvia che forse capita di farci poco caso. Eppure c’è, sempre.

In ogni “spazio” della FCIM (Opera o Sede o santuario o comunità che sia), s. Giuseppe non manca mai. Mai! Una statua che troneggia nell’ingresso, un quadro dalle proporzioni di tutto rispetto, una cappella a lui dedicata, un giardino in suo onore (all’opera di Aracaju -Brasile- amano fare le cose in grande), una targa in marmo, una edicola, una vetrata… e chi più ne ha più ne metta. Quella di s. Giuseppe all’interno della FCIM è, anzitutto, una presenza.

Si potrebbe obiettare che è abbastanza silenziosa, però, come presenza, appartata, quasi da comparsa… diciamo piuttosto che segue il suo solito stile (cfr. Vangeli): non si fa sentire, ma guai se non ci fosse lui!

Una presenza che si ravviva, appunto, in tante manifestazioni esteriori (e comunque mai banali), nella solennissima novena che ci unisce prima del 19 marzo e in quella devozione grande che ci accomuna per colui che -ogni mattina- invochiamo come il primo dei nostri Santi Protettori.

 

AL CUORE

All’origine del legame che il nostro Movimento ha con s. Giuseppe vi sta sicuramente un affetto sincero. Un moto del cuore diretto e semplice che ha caratterizzato in primis il nostro fondatore e che, poi, a macchia d’olio si è diffuso in tutta la Famiglia. Ci si sente in sintonia con l’amabile falegname di Nazareth, c’è un genuino sguardo d’intesa che accompagna il nostro rivolgersi a lui, un concentrato di gratitudine e speranza originate dal suo vivere per Gesù e Maria Santissima. È riuscito a mettere al centro del suo cuore ciò che vogliamo porre anche noi, ha vissuto per quella speranza che anima il nostro cammino verso il Cielo. Gli vogliamo quel bene singolare che riserviamo alle persone care a noi per il loro buon cuore e autenticità di vita.

 

NELLA MISSIONE

Alzati, prendi con te il bambino e sua madre” (Mt 2,13), neanche il tempo di capire cosa farci con l’oro, l’incenso e la mirra lasciati lì dai Magi, che arriva un angelo nel cuore della notte a svegliare il nostro s. Giuseppe. C’è da fuggire in Egitto, e di corsa pure, che Erode è una furia.

Quindi, appunto, “alzati, prendi con te il bambino e sua madre”, e questa frase ci colpisce dentro.

Alzati- su, in piedi, andiamo, vivi! Tocca a te.

Prendi con te il Bambino e Sua Madre – tienili con te, fra le cose più care. Custodisci il Celeste Bambino e la Vergine Maria, difendi il loro spazio nella tua vita, nella nostra Famiglia, nella nostra nazione; proteggili dagli attacchi e dalle insidie che la compagnia di Erode continua instancabilmente a tendere alla loro vita.

Ecco perché quelle parole ci colpiscono. Semplicemente, suonano familiari. O meglio, lo sono, perché rivolte anche a noi. Esse fanno parte della vocazione del Movimento e della nostra chiamata nella Famiglia. Entriamo facilmente in sintonia con s. Giuseppe per questo motivo: ci sentiamo parte della stessa missione, e la sua opera e il suo sostegno sono la nostra più fervida speranza di portarla a compimento.

 

Alzati, prendi con te il Bambino e Sua Madre

 

UN VERO PROFESSIONISTA

Giusto un accenno, perché nello Speciale di questo numero del MdF se ne dedica ampio spazio, ma questo è un aspetto che non si può tacere. S. Giuseppe è, inoltre, un vero professionista; soprattutto quando le cose sembrano non andare per il meglio (o stanno decisamente per precipitare), lui è l’uomo giusto al momento giusto nel posto giusto.

Sono innumerevoli gli interventi concreti che in ogni Opera FCIM ha realizzato. C’è palesemente la sua mano da esperto artigiano che emerge praticamente in tutte le nostre realtà.

La storia di ogni nostra Opera testimonia come, quando le difficoltà che accompagnano ogni progetto di Dio sembrano insormontabili, rivolgendosi con fiducia a san Giuseppe egli non ha mai lesinato il suo soccorso. Anzi, come d’abitudine, è intervenuto, lavorando alacremente per sostenere l’opera di Dio, anche nel piccolo mondo della FCIM. Lavorando tanto e, da vero professionista, proprio bene.

 

SPOT

E, per finire… PLIN-PLON: AVVISO PUBBLICITARIO.

Su pressante consiglio di un caro amico (“Possibile che non lo hai ancora mai recitato? No no, padre, devi rimediare subito, è incredibile”), ho iniziato (e appena terminato) il Sacro Manto a san Giuseppe. Cosa è che è? È un particolare omaggio reso al Santo, costituito da un insieme di orazioni che si recitano per trenta giorni consecutivi, in memoria dei trent'anni vissuti da san Giuseppe insieme a Gesù.

E perché si fa? Per onorare il santo e per affidarsi al suo patrocinio (in soldoni: per chiedere una grazia).

Ma è impegnativo da fare? Senz’altro richiede costanza (ovvero: sì, è impegnativo).

Comunque, avevo una grazia grande da chiedere, che da un po’ mi girava nel cuore e nell’animo, e allora ho pensato di ascoltare il consiglio datomi e di iniziare a recitare il Sacro Manto.

 

Ora che l’ho terminato, posso dire due cose:

  1. il mio amico è affidabile.
  2. s. Giuseppe non sbaglia un colpo.

 

***

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