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L’ Assunzione di Maria Vergine

“Questa ti schiaccerà la testa” (Gn 3, 15)

di Mariastella Vanella

L’Assunzione di Maria è uno dei quattro dogmi mariani. Due di questi: Maria sempre vergine e Maria Madre di Dio sono più antichi, mentre più vicini ai nostri tempi sono l’Immacolata Concezione (1854) e la Gloriosa Assunzione (1950).

Gli ultimi due sono strettamente legati tra di loro: infatti, agganciato al dogma dell’Immacolata, è il dogma dell’Assunzione perché, se la morte è conseguenza del peccato originale e la Madre di Dio è esente dal peccato, Maria non poteva subire la morte. Festeggiata al culmine dell’estate, questa ricorrenza ci viene presentata, dalla Chiesa d’occidente e da quella d’oriente, in maniera diversa: nella prima, come Assunzione, Transito; nella seconda come Dormizione. Entrambe le ricorrenze liturgiche vengono celebrate il 15 agosto.

Qual è la differenza tra queste due celebrazioni? Nell’Assunzione, troviamo Maria già in cielo, tra gli Angeli e i Santi: gli Apostoli guardano verso l’alto, dove la Vergine è assunta tra le nuvole del cielo; nella Dormizione, invece, si esplicita la morte di Maria e gli Apostoli guardano la Madre di Dio dormiente sul letto di morte ed è Cristo stesso che viene ad accogliere la Madre, dandole la vita eterna. Entrambe le celebrazioni condividono un’unica verità: Maria non subisce la corruzione del corpo. Nella liturgia del 15 agosto campeggia il canto del Magnificat, che offre, alla nostra considerazione, una realtà che conosciamo bene: i poveri, gli umili e, dall’altra parte, i ricchi e gli arroganti. Tutto ciò rimanda a una realtà che sperimentiamo tutti i giorni, quella che con grande sofferenza vive gran parte dell’umanità.

La giovane Miriam di Nazareth ci insegna ad avere un atteggiamento che non indugia al lamento, alla tristezza, ma si apre al ringraziamento, alla lode. Saper dire “grazie” non è un atteggiamento scontato né tantomeno formale. Maria, davanti all’annuncio dell’Angelo, non pronuncia parole di paura o preoccupazione, né di sgomento o di desolazione. Lei non dice nemmeno: «Io magnifico il Signore», ma: «L’anima mia magnifica il Signore», come se volesse dire che non è nemmeno in grado di dire «io»!  Così che, quando Elisabetta le dice: «Benedetta tu Maria tra le donne…», lei non attira lo sguardo su di sé, ma lo dirotta sulla grandezza di Dio, perché a Lui va tutta la nostra riconoscenza.

La festa di Santa Maria Assunta in cielo, ci fa pensare seriamente a ciò che ci accadrà quando, dopo la morte, ci troveremo davanti a Dio; a Lui dovremo rendere conto di come abbiamo vissuto sulla terra e lì vedremo Maria con il suo corpo glorificato che sarà accanto all’OnnipotenteQuel giorno, Maria sarà presente e, come mamma, intercederà per noi: Maria sarà avvocata nostra. L’Assunzione al cielo di Maria, con il suo corpo, fa parte di un mistero di Grazia che noi non riusciamo comprendere bene. La Beata Vergine ci esorta a essere vigilanti, perché il maligno fa di tutto per ostacolare il nostro cammino verso la santità, il percorso della vita spirituale. Dobbiamo impegnarci a trovare sempre il tempo per attingere la forza per combattere la buona battaglia. Dobbiamo dedicare del tempo per meditare la Parola di Dio; una Parola che ci è stata data in grande abbondanza. Abbeveriamoci alla fonte della Grazia, abbiamo il prezioso dono di Gesù, che, con mirabile Amore e generosità, ha voluto restare sulla terra con il la Santa Eucaristia.  Il consiglio della nostra Mamma celeste è di non perdere la preziosa occasione di sostare alla Presenza di Gesù, vivo e vero in quell’Ostia. L’Adorazione Eucaristica, fatta bene, è un dono per l’umanità, è riparazione, come ci insegnano i piccoli Pastorelli di Fatima, per le tante offese che Gesù ancora riceve nel mondo ed è efficace aiuto per chi è nella sofferenza.

Maria ha compreso che essere figli di Dio è una condizione eterna. Il popolo cristiano, da sempre, è stato molto devoto alla festa dell’Assunta, tant’è vero che, mentre molte persone sembrano non fare molta difficoltà a privarsi della Messa domenicale, è invece difficile che qualcuno si privi della Messa, oltre che a Natale e Pasqua, nelle due occasioni in cui si venera Maria in modo speciale: per l’Immacolata e per l’Assunta.

Un po’ perché a questo ci siamo forse abituati fin da piccoli, ma anche perché il popolo cristiano sembra percepire che in Maria c’è qualcosa di più. Forse perché ci portiamo dentro la certezza che la mamma è sempre la mamma. E allora, proprio come figli, oggi alziamo lo sguardo verso Maria. Ella, come Madre, si china su di noi. Guardiamo a lei come i figli che sanno di averla combinata grossa, ma sanno anche che la mamma proprio non riesce a non amarci: non si smette mai di essere figli!  La nostra preghiera, in questa giornata dedicata all’Assunta, deve essere un atto di affidamento, deve consegnare nelle mani di Maria tutto ciò che abbiamo nel cuore. È come se, allo stesso modo in cui Maria ha visitato Elisabetta, oggi venga a visitare tutti noi, ci chieda come stiamo e noi rimettiamo tutto ciò che abbiamo nel Cuore e nelle mani della Mamma, avendo tanto da darle in custodia, conservando consapevolezza che, come tutte le mamme, si pone sempre in atteggiamento di ascolto, alimentando la speranza.

La liturgia dell’Assunzione mette in cammino il popolo di Dio, non da singoli, non senza gli altri, né nonostante gli altri, ma grazie agli altri. La speranza ha bisogno anche della carità fraterna, della comunione, della “cordata” dei fragili in cammino verso la meta comune. La vera devozione mariana è un esercizio di sinodalità, di un cammino vissuto insieme, condiviso nelle gioie e nelle prove, in salita e quindi faticoso, ma sempre consolato dalla speranza nel Dio di Gesù Cristo, risorto, e nell’Assunzione di Maria al Cielo. La speranza cristiana si radica nella certezza che l’esito finale dello scontro tra i due regni – quello di Cristo e quello dell’anti-Cristo – vedrà la vittoria della Donna sul drago.

La festa dell’Assunta è un annuncio di speranza sull’esito finale della storia, che non è condannata al trionfo del negativo. Le potenze degli inferi non prevarranno! Il nostro tempo ha bisogno di coltivare la speranza che è la ferma fiducia che le promesse di Dio si compiranno.

 

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