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L' AMORE CHE CI HA REDENTI

di Marcello Cerelli

S. Agostino, rivolto al Crocifisso, cosi dolcemente pregava: «Scrivi, o mio amantissimo Salvatore, sopra il mio cuore le tue piaghe, affinché in quelle io legga il tuo dolore e il tuo amore. Avendo avanti agli occhi miei il gran dolore che voi, mio Dio, soffriste per me, io soffrirò con pace tutte le pene che patirò; e vedendo il vostro amore, che mi avete dichiarato sulla Croce, io non amerò, né potrò amare altri che voi».

Gesù, da pochi amato: perché pochi sono quelli che considerano le pene che ha patito per noi. Ma chi le considera spesso, non può vivere senza Gesù.

Nell’Orto degli Ulivi, Gesù volle da se stesso dar principio alla sua amara Passione: cominciò a sentire un gran timore delle pene e della morte che doveva soffrire. Quali angosce dovette recare al suo Cuore il pensare agli orribili tormenti che lo attendevano, ai dolori che dove soffrire, agli scherni che i soldati gli avrebbero inflitto, alle sentenze ingiuste dei giudici… ma soprattutto alla sua morte, immersa in un mare di dolore, di disprezzo e di ingratitudine, dopo tanta sofferenza subita per i peccati.

Giuda con un bacio lo tradì: un bacio fu il segno che diede ai soldati, perché lo legassero come un malfattore.

Non furono le funi che ti strinsero, ma fu l’amore che ti tenne legato e ti costrinse a patire e a morire per noi. Gesù, perdonaci! Fa’ che amiamo quel tribunale di misericordia – la confessione – dove tu ti lasci incontrare ogni volta, senza rinfacciarci le colpe, ma con il solo desiderio di perdonaci e di ridarci fiducia e speranza piena.

Dalle Sacre Scritture ben si argomenta quanto fu spietata la flagellazione. Come ingiusto e crudele fu il supplizio inferto al Salvatore del mondo nel pretorio di Pilato! Scorreva dappertutto quel Sangue divino, tutto il suo corpo era diventato una piaga. Voi, mio Signore, siete degno di un amore infinito: come potete perdonarci, come potete amarci, noi che meriteremmo di essere condannati e gettati nell’ inferno!

E dopo che misero sul capo di Gesù quella tormentosa Corona, cominciarono a deriderlo come “Re di

scherno”: lo salutavano, inginocchiati, e poi, alzandosi, gli sputavano in faccia e lo schiaffeggiavano, con risate di disprezzo. Se qualcuno fosse passato di lì, non l’avrebbe stimato come l’uomo più vile e miserabile dal mondo? Se non vogliamo amare Gesù perché è buono e perché è Dio, amiamolo almeno per le tante pene che ha sofferto per noi.

Gesù da trentatré anni desiderava abbracciare la Croce, poiché su quell’ altare voleva sacrificare la vita per le sue pecorelle. I condannati uscirono dal Pretorio per recarsi al Calvario ed essere giustiziati: tra essi vi era il Re del cielo, un Dio giustiziato per gli uomini! Dissanguato e stremato dai tormenti, riusciva appena a reggersi in piedi per la debolezza. La Croce fu il nobile strumento con cui Gesù acquistò tante anime, poiché con la sua morte pagò la pena dei nostri peccati e così ci riscattò dall’inferno.

Tutta la vita di Gesù fu un continuo esempio di scuola di perfezione, in modo particolare sulla cattedra della Croce. Egli ci insegnò le più belle virtù. Mentre egli stava morendo, volse il suo sguardo verso la sua Madre Santissima, che stava ai piedi della Croce, al fine di darle qualche sollievo, se avesse potuto. Dice San Bernardo che le pene di Maria tormentavano il cuore di Gesù, tanto che Egli, guardando Maria cosi addolorata, si sentì trafiggere l’anima più per i dolori della Madre che per i propri. Quali affanni dovettero provare i Cuori di Gesù e di Maria! La lasciò dicendole: “Donna, ecco tuo figlio, figlio ecco tua Madre”.

Ricordatevi, o Madre, che Gesù vi ha lasciato me peccatore per figlio. Non vi chiedo dei beni terreni, ma piuttosto il dono di una grande devozione e il ricordo continuo della Passione del vostro Gesù.

 

 

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