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L'AMICIZIA IN CRISTO

"...al diletto figlio Timoteo..."

di P. Andrea Mistrorigo icms

La memoria liturgica dei Santi Timoteo e Tito è occasione per focalizzare l’attenzione sul tema dell’amicizia cristiana, prendendo spunto dal rapporto, forte e marcato, tra l’apostolo Paolo e il discepolo Timoteo che emerge in questo breve passaggio, scritto da Paolo all’indirizzo del caro figlio e amico:

Paolo, […] al diletto figlio Timòteo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro. Ringrazio Dio, […] ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere, notte e giorno; mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunìce e ora, ne sono certo, anche in te (2 Timoteo 1, 1-5).

Paolo scrive a Timoteo per testimoniargli il suo più sincero affetto paterno: …al diletto figlio Timòteo. Paolo chiama figlio diletto colui che ama nella fede e chiede per questo figlio non una eredità terrena, come dispongono i padri di questo mondo, bensì i beni della grazia e l’eredità celeste: grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù. Qui vediamo che l’amicizia in Cristo ha come base le relazioni umane, ma per fine mira ai beni soprannaturali.

Mi ricordo sempre di te nelle mie preghiere, notte e giorno… L’affetto di Paolo si esprime nell’abbraccio della preghiera: la preghiera è come un abbraccio spirituale (e per questo non meno reale di quello fisico) con cui Paolo trascina con sé verso Dio il diletto figlio. È un’ascesi diuturna, senza soste, quella di Paolo, è un’amicizia che lo impegna davanti a Dio. Scrive ancora San Paolo: mi tornano alla mente le tue lacrime. Le lacrime sono il segno di una confidenza grande, che spinge la fiducia fino all’abbandono nell’altro. A chi infatti consegniamo senza paure e senza vergogna pene, sofferenze e lacrime se non all’amico sicuro e fidato che ci ama come siamo e non ci giudica, che ci comprende e ci sostiene, che prende il dolore e lo colloca nel mistero di una sapienza superiore? L’amicizia in Cristo ha ancora questo di particolare, di non essere esclusiva, ma al contrario di allargarsi e di stimare preziose tutte quelle relazioni volute e benedette da Dio: Mi ricordo infatti della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunìce. Non viene da Cristo l’amicizia morbosa, possessiva, che tende ad isolare, specie dai famigliari; dichiara in altro luogo San Paolo a Timoteo: Se uno non provvede ai suoi, e in primo luogo a quelli di casa sua, ha rinnegato la fede ed è peggiore di un incredulo (1Timoteo 5,8).

L’amicizia in Cristo tra Paolo e Timoteo getta luce su un rapporto di amicizia tutto particolare, quale è la direzione spirituale tra sacerdote e penitente. È relazione che nasce per vie provvidenziali e non si impone; è rapporto che ha per base una fiducia umana sincera e schietta, ma che si eleva, per mezzo della fede, in una sfera tutta soprannaturale. In questa sfera non trovano spazio le famigliarità e le consolazioni tipiche dell’amicizia umana: il sacerdote indirizza l’anima a Cristo e alla Volontà di Dio, il penitente custodisce un devoto rispetto verso la missione sacra del sacerdote. L’abbraccio in Cristo c’è, forte e sincero, ma nell’ardore della preghiera: Mi ricordo sempre di te nelle mie preghiere… dice San Paolo.

Riversare pene e lacrime nel cuore di un padre è più che legittimo, ma per essere incoraggiati ad appressare con amore le labbra al calice di Gesù, anche quando amaro.

Il vero sacerdote è padre e amico in Cristo, non lega a sé, ma a Dio, mostrando all’anima le vie per le quali l’amorevole provvidenza di Dio l’ha raggiunta: la fede e l’amore dei genitori e dei nonni, le grazie immeritate, i doni ricevuti per vie impensate… Anche quando la Provvidenza impone il distacco (sento la nostalgia dice Paolo), l’amicizia in Cristo ha questo di bello: la distanza divide, ma l’offerta del distacco unisce maggiormente i cuori nel calice eucaristico.

Questo modo di procedere permette all’anima di essere raggiunta da una pluralità di amicizie sante, che, come tante pedine disposte da Dio, la guidano ad intessere un disegno ammirabile per sapienza e santità.

 

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