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La Chiesa prega per l’UNITÁ DEI CRISTIANI

Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola

 

di padre Cesare Cuomo icms

 

La Chiesa, attribuendo una fondamentale importanza alla questione dell’unità dei cristiani, dedica a questa intenzione ogni anno una settimana di preghiera, dal 18 al 25 gennaio, seguendo in questo modo l’esempio del suo Signore.

Il capitolo 17 del Vangelo di San Giovanni ci mostra, infatti, la preghiera supplicante di Gesù al Padre, affinché coloro che il Padre stesso gli ha affidati siano “una cosa sola” tra di loro e siano così inseriti nella comunione eterna d’amore che unisce il Padre al Figlio, nello Spirito Santo: “perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola” (Gv 17, 21).

Si tratta di un’unità esistenziale, che si fonda sul rapporto con Dio, che in Gesù Cristo si è rivelato come mistero trinitario di amore e di comunione. Come sottintende la preghiera di Gesù, Dio, proprio perché è comunione d’amore, ha creato l’uomo con la finalità di assimilarlo a sé, per farlo partecipe della sua gioia e della sua gloria infinita.

Dio ama l’uomo offrendogli tutto se stesso, pur adeguandosi alle nostre limitate capacità, in quanto creature. L’amore, che l’uomo riceve da Dio, ci spinge a ricambiarlo e a trasmetterlo anche al nostro prossimo, in modo che tutti ne facciano l’esperienza e sentano, a loro volta, l’esigenza di restituirlo a Dio e di comunicarselo tra di loro.

Il mistero di Dio come amore trinitario è quindi il fondamento di tutta la realtà creata, il principio dal quale siamo stati creati e a cui dobbiamo tendere, per tornarvi al termine del nostro pellegrinaggio terreno.

Il peccato dell’uomo ha rotto questa sublime armonia con Dio. Egli, però, nella sua misericordia, è venuto al mondo per ricomporre questa unità con Lui e tra gli uomini. In che modo?  Gesù dice che è giunta l’ora di glorificare il Padre compiendo l’opera che gli ha dato da fare (Gv 17,1;4). Qual è quest’opera? L’obbedienza suprema di offrire la propria vita sulla Croce per la salvezza degli uomini: “umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome” (Fil 2, 8-9). Quindi, grazie alla sua obbedienza fino alla morte in Croce, il Padre lo ha glorificato con la Risurrezione: “perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil 2, 10-11), affinché, in spirito di adorazione, tutti gli uomini siano uniti nel riconoscimento della sua divinità: “Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché, quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3, 26-28).

Gesù, dunque, ci ha redenti, ma sa anche che questa unità è sempre minacciata: per questo prega il Padre perché: “li custodisca dal maligno” (Gv 17,15) e siano: “consacrati nella verità” (Gv 17,19).

Gesù sa che il demonio continua a fare ciò che ha fatto fin dall’inizio, con Adamo ed Eva: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?” (Gen 3,1). Insinua, cioè, il dubbio che Dio non dica il vero, spingendoci ad agire contro la sua volontà. Continua a fare così con ognuno di noi, per spingerci a violare i comandamenti, ad agire contro ciò che comanda l’amore di Dio, in modo da rompere il vincolo di comunione con Lui. Proprio questo accadde ad Adamo ed Eva che, dopo il peccato, si nascosero da Dio, ne ebbero paura, perdettero la confidenza in Lui e anche tra di loro. Perdendo l’unione di vita con Lui, cioè la conoscenza di Lui per esperienza o amicizia, si indebolisce e si perde anche la conoscenza intellettuale o dottrinale, un po’ come avviene quando, perdendo l’amicizia o il contatto con una persona, col tempo sbiadisce anche il suo ricordo.

Per questo è importante coltivare la vera devozione alla Madonna, che salva sempre la fede in coloro che si affidano a Lei. Portando la Verità nel suo grembo verginale, Ella ci ha insegnato a custodire nel cuore e ad amare la Verità, che è Gesù, vivendo coerentemente da cristiani e fuggendo il peccato che, a seconda della sua gravità, sporca il cuore e annebbia la mente, affievolisce o fa perdere il senso di Dio e di ciò che è bene o male. Il peccato apre la strada ad ogni genere di divisione e di contese e spesso, purtroppo, anche a sanguinosi conflitti tra gli uomini.

Il messaggio di Fatima conferma l’importanza dell’unità dei cristiani per la salvezza temporale ed eterna del mondo. 

Il 3 gennaio 1944 Lucia, inondata dal mistero di luce che è Dio, udì queste parole: “L’odio e l’ambizione provocano la guerra distruttrice! Nei secoli, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, santa, cattolica, apostolica. Nell’eternità, il Cielo!”.

(Un cammino sotto lo sguardo di Maria, p.290-91).

 

 

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